È il giorno che può cambiare il futuro del calcio italiano. Domani, lunedì 22 giugno 2026, l’assemblea elettiva della FIGC sarà chiamata a scegliere il successore di Gabriele Gravina, l’uomo che lascia il timone della Federazione dopo il fallimento più pesante della storia recente azzurra: la terza mancata qualificazione consecutiva ai Mondiali.
Dalle ore 11, a Roma, i 273 delegati aventi diritto si riuniranno per esprimere complessivamente 516 voti, rappresentativi di tutte le componenti del movimento calcistico nazionale.
Un passaggio cruciale per definire la nuova governance federale e, soprattutto, la strategia con cui tentare di riportare il calcio italiano ai vertici internazionali.
Il grande favorito della vigilia è Giovanni Malagò
L’ex presidente del CONI arriva all’appuntamento elettorale forte di un sostegno trasversale e compatto: dalla Lega Serie A alla Serie B, passando per l’Associazione Italiana Allenatori Calcio e l’Associazione Italiana Calciatori.
Un fronte ampio che potrebbe consentirgli di raggiungere la maggioranza assoluta già al primo scrutinio.
A rafforzare ulteriormente la sua corsa è arrivato nei giorni scorsi anche il definitivo via libera dell’ANAC, che ha escluso qualsiasi problema di ineleggibilità legato alla normativa sul cosiddetto “pantouflage”, eliminando così l’ultimo ostacolo alla sua candidatura.
Ma la partita non è ancora chiusa. Giancarlo Abete, già presidente federale dal 2007 al 2014, prova a giocare la carta della base del movimento.
Lo sfidante punta infatti sul peso determinante della Lega Nazionale Dilettanti, che rappresenta circa il 34% dell’intero corpo elettorale, proponendo un programma fondato sulla valorizzazione dei territori e sul rafforzamento del dialogo tra calcio professionistico e dilettantistico.
Un ruolo chiave potrebbe averlo anche la Lega Pro
Il recente provvedimento governativo che ha destinato l’1% della mutualità dei diritti televisivi alla Serie A femminile, sottraendo risorse ai vivai giovanili, ha generato forte malcontento tra i club della terza serie.
Un disagio che potrebbe tradursi in un ulteriore sostegno alla candidatura di Malagò, contribuendo ad ampliare il margine rispetto al rivale.
I programmi dei due candidati delineano visioni differenti ma accomunate dalla necessità di ricostruire credibilità e competitività. Malagò propone una profonda riorganizzazione del sistema calcio, puntando sul rilancio delle Nazionali, sulla sostenibilità economica dei club attraverso un confronto con il Governo per il superamento dell’IRAP e l’introduzione di quote derivanti dal betting, oltre a un piano straordinario per l’impiantistica sportiva e alla piena autonomia dell’Associazione Italiana Arbitri.
Sul fronte tecnico, il nome che circola con maggiore insistenza per guidare la Nazionale è quello di Roberto Mancini, individuato come figura ideale per avviare una nuova rifondazione azzurra.
Abete replica mettendo al centro il calcio di base, proponendo un tavolo permanente tra professionismo e dilettanti e una maggiore redistribuzione delle risorse all’interno del sistema.
Dopo il fallimento mondiale che ha scosso l’intero movimento, la FIGC è chiamata a una scelta che va oltre il semplice cambio di presidente.
In gioco non c’è soltanto una poltrona, ma la credibilità di un calcio che deve ritrovare identità, programmazione e risultati.
Le urne federali diranno se il futuro avrà il volto di Giovanni Malagò o quello di Giancarlo Abete
Da martedì, però, per chiunque vincerà, inizierà il compito più difficile: riportare l’Italia dove la sua storia impone di stare.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – Sportpress24.com