Ci sono atleti che sfidano le leggi della fisica, altri che sfidano quelle del tempo. E poi c’è Lionel Messi, che da questa notte ha deciso di riscrivere entrambi i libri di testo.
Nella cornice infuocata del debutto nel gruppo J di questo Mondiale 2026, il numero 10 ha regalato al pianeta una pagina di calcio che verrà tramandata di padre in figlio. L’Argentina liquida l’Algeria con un netto 3-0, ma il punteggio è solo un dettaglio. La notizia, quella che scuote le fondamenta di questo sport, è la tripletta del capitano. A 39 anni, il movimento calcistico è ancora una sua proprietà privata.
Si diceva che il fisico avrebbe presentato il conto, che la fatica avrebbe offuscato il genio. Messi ha risposto con i fatti, trasformando il prato verde nel suo atelier personale. Non è stata una partita vinta dall’Argentina, è stata una partita vinta da un uomo solo contro undici. Un’esibizione di onnipotenza tecnica dove il tempo sembrava essersi fermato.
Tre tocchi, tre visioni, tre perle. Messi non ha giocato a calcio. Ha impartito una lezione di stile, muovendosi tra le linee avversarie con la stessa grazia di vent’anni fa, ma con la consapevolezza mistica di chi ha già visto tutto. Si è inventato la partita dal nulla, accendendo la luce quando la manovra ristagnava e punendo l’Algeria con una ferocia agonistica che non ha età.
L’OLIMPO È RAGGIUNTO: AGGUANTATO KLOSE
Ma il dato che gela il sangue e consacra il mito è quello statistico. Grazie a questo triplo sigillo, Lionel Messi raggiunge a quota 16 reti Miroslav Klose, in vetta alla classifica dei migliori marcatori nella storia dei Campionati del Mondo. Guardare oggi il tabellino è come osservare una fotografia sacra. Messi non è più solo il miglior giocatore di sempre per estetica e palmares. Ora è anche, ufficialmente, il re dei cannonieri nella storia della massima competizione mondiale. Un traguardo che chiude il cerchio, un’ascesa completata sul palcoscenico più importante che esista.
Articolo a cura di Alessio Giordano – SportPress24.com