Ancora una volta Gianni Infantino sceglie l’ironia per parlare dell’Italia e delle sue difficoltà a qualificarsi ai Mondiali. E ancora una volta la battuta finisce per riaprire una ferita che nel calcio italiano non si è mai davvero rimarginata.
Intervistato da CazéTV nelle ore precedenti all’inizio della Coppa del Mondo 2026, il presidente della FIFA ha commentato le ipotesi di un ulteriore allargamento del torneo, dopo il passaggio da 32 a 48 squadre.
Un ragionamento che a un certo punto si è trasformato in una frecciata agli azzurri.
“Prima dobbiamo vedere come andrà questa Coppa del Mondo con 48 nazionali. Abbiamo discusso di un Mondiale con 64 squadre. Forse l’Italia si qualifica con 64 nazionali. Chissà, magari se ne mettiamo 208…”, ha detto Infantino tra le risate.
Una frase pronunciata con tono scherzoso, ma che inevitabilmente ha colpito milioni di tifosi italiani.
Del resto, l’Italia è reduce da un decennio da incubo sul fronte mondiale: l’eliminazione contro la Svezia che costò Russia 2018, la clamorosa sconfitta con la Macedonia del Nord che negò l’accesso a Qatar 2022 e, più recentemente, il fallimento nello spareggio contro la Bosnia che ha lasciato gli azzurri fuori anche dall’edizione 2026.
Una ferita ancora aperta
Per una nazionale che vanta quattro titoli mondiali e una tradizione tra le più prestigiose del pianeta, tre esclusioni consecutive rappresentano un’umiliazione sportiva senza precedenti.
Ed è proprio questo che rende particolarmente pungente la battuta del numero uno della FIFA.
Non si tratta nemmeno della prima volta. Già nel 2019, durante una conferenza stampa a Roma, Infantino aveva scherzato sull’assenza dell’Italia dal Mondiale, aprendo all’idea di anticipare l’allargamento della competizione.
“Vogliamo che partecipi anche l’Italia”, disse sorridendo parlando della possibile espansione del torneo a 48 squadre già per Qatar 2022.
All’epoca sembrò una battuta isolata. Oggi, sette anni dopo, assume un significato diverso. Perché nel frattempo la situazione del calcio italiano non è migliorata, anzi.
Gli azzurri hanno continuato ad accumulare delusioni e il tema della competitività del movimento è diventato sempre più centrale.
Tra ironia e realtà
Probabilmente Infantino non aveva alcuna intenzione di offendere l’Italia. La sua era una battuta costruita sul paradosso, utile a strappare una risata durante un’intervista informale.
Eppure il sarcasmo del presidente FIFA fotografa una realtà che fino a pochi anni fa sarebbe sembrata impensabile.
Quando il massimo dirigente del calcio mondiale può permettersi di scherzare sul fatto che l’Italia non riesca a qualificarsi nemmeno con un Mondiale allargato, significa che il prestigio conquistato da generazioni di campioni si è incrinato.
Le risate di Infantino, insomma, fanno sorridere qualcuno. In Italia, però, ricordano soprattutto una verità amara: la Nazionale che per decenni ha fatto tremare il mondo oggi è diventata il simbolo più clamoroso di una crisi che sembra non avere fine.