Un altro dirigente che salta. Un altro progetto che viene archiviato. Un’altra rivoluzione che parte ancora prima di essere completata.
In casa Juventus il nome destinato a finire nella lista degli epurati è quello di Damien Comolli, arrivato appena pochi mesi fa e già accompagnato verso l’uscita da una proprietà che continua a cercare risposte senza mai interrogarsi davvero sulle domande.
La decisione sarebbe ormai presa: John Elkann non sarebbe soddisfatto del lavoro svolto dall’ex dirigente del Tolosa, soprattutto sul fronte del mercato, mentre i rapporti non idilliaci con Luciano Spalletti avrebbero ulteriormente complicato il quadro.
E così, ancora una volta, si cambia.
Ma la domanda è inevitabile: davvero il problema della Juventus è sempre il dirigente di turno?
Negli ultimi anni la Juventus ha cambiato presidenti, amministratori delegati, direttori sportivi, allenatori, responsabili dell’area tecnica e perfino l’intera struttura societaria.
Sono passati Andrea Agnelli, Maurizio Arrivabene, Federico Cherubini, Cristiano Giuntoli, Thiago Motta e ora potrebbe toccare anche a Comolli.
Eppure il risultato è sempre lo stesso: una Juventus che non riesce più a dominare il calcio italiano e che, soprattutto, sembra aver smarrito la propria identità.
Da quando John Elkann ha assunto il controllo totale delle operazioni, la sensazione è che ogni stagione rappresenti un nuovo punto di partenza. Non esiste continuità, non esiste una visione chiara a lungo termine.
Ogni volta che qualcosa non funziona, si individua un responsabile e si riparte da zero. Come se il problema fosse sempre l’ultimo arrivato.
Eppure i numeri raccontano altro
Dal 2020 in avanti la Juventus non ha più vinto uno scudetto, ha accumulato errori sul mercato, ha cambiato più volte strategia tecnica e ha visto il proprio peso internazionale ridimensionarsi sensibilmente.
Nel frattempo rivali come Inter, Napoli e persino l’Atalanta hanno costruito progetti più solidi e riconoscibili.
Scaricare le colpe su Comolli rischia quindi di apparire come l’ennesimo tentativo di trovare un capro espiatorio. Possibile che tutti i dirigenti scelti dalla proprietà si siano rivelati inadatti? Possibile che ogni allenatore abbia sbagliato? Possibile che ogni progetto sia stato fallimentare per responsabilità esclusiva di chi lo guidava?
Forse la verità è più scomoda. Forse il problema non è chi viene scelto, ma chi sceglie.
La Juventus del ciclo dei nove scudetti consecutivi era una società che trasmetteva stabilità, forza e programmazione.
Oggi appare invece come un club che vive nell’emergenza permanente, costretto a rincorrere decisioni prese pochi mesi prima. Una società dove nessuno sembra avere il tempo necessario per costruire qualcosa di duraturo.
Se davvero Comolli verrà allontanato, arriverà probabilmente Giovanni Carnevali, dirigente esperto e stimato
Ma la domanda resterà la stessa. Per quanto tempo? Un anno? Due? Fino alla prossima crisi?
Perché se ogni stagione porta a una nuova rivoluzione, il rischio è che il vero cambiamento non arrivi mai.
E a quel punto la responsabilità non può più essere attribuita ai dirigenti che passano, agli allenatori che sono esonerati o ai giocatori che deludono.
Dopo anni di risultati al di sotto delle aspettative, è inevitabile che una parte del popolo bianconero inizi a guardare più in alto. Molto più in alto.
Verso chi prende le decisioni.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – Sportpress24.com