Trump al Madison Square Garden tra contestazioni e fischi: la notte delle Finals si trasforma in un caso politico

Doveva essere la grande festa di New York. La prima gara delle NBA Finals al Madison Square Garden dopo quasi tre decenni.

Invece, oltre alla vittoria dei San Antonio Spurs che hanno riaperto la serie contro i Knicks, a prendersi una fetta importante della scena è stato il presidente degli USA, Donald Trump.

La presenza del tycoon alla sfida tra New York e San Antonio ha trasformato un evento sportivo in un caso politico e mediatico.

Fin dalle ore precedenti alla palla a due, infatti, l’area attorno al Madison Square Garden è teatro di proteste organizzate da gruppi contrari alla politica estera dell’amministrazione americana.

Tra i cartelli esposti dai manifestanti spiccavano slogan come “Stop War in Iran”, “Airball Trump” e altri messaggi di aperta contestazione nei confronti del presidente.

Ma la tensione non si è fermata all’esterno dell’impianto

Quando Trump è apparso sul maxi-schermo durante l’esecuzione dell’inno nazionale, una parte consistente del pubblico ha reagito con una sonora bordata di fischi.

Le immagini hanno fatto rapidamente il giro del mondo, mostrando il presidente mentre salutava la folla dal suo palco VIP.

Accanto a lui c’erano la nipote Kai Trump, il proprietario dei Knicks James Dolan e diversi esponenti dell’amministrazione statunitense.

Per Trump si è trattato di un’apparizione storica: mai prima d’ora un presidente in carica aveva assistito a una gara delle NBA Finals.

Un primato che però è accompagnato da un’accoglienza decisamente contrastata.

Alcuni tifosi hanno applaudito la sua presenza, ma i fischi e le contestazioni hanno dominato il racconto della serata.

L’arrivo del presidente ha avuto conseguenze significative anche dal punto di vista organizzativo

Il Secret Service e la polizia di New York hanno blindato l’intera zona del Garden con controlli in stile aeroportuale, strade chiuse e accessi limitati.

Migliaia di tifosi sono stati costretti a lunghe attese prima di entrare nell’arena e la tradizionale festa esterna organizzata per seguire la partita è stata cancellata per ragioni di sicurezza.

Le misure eccezionali non sono piaciute nemmeno ai protagonisti in campo

La stella degli Spurs De’Aaron Fox ha definito l’intera situazione “un inconveniente per tutti”, lamentando gli orari modificati e i controlli straordinari imposti alle squadre e agli addetti ai lavori.

Così, in una serata che avrebbe dovuto celebrare il ritorno dei Knicks alle Finals davanti al proprio pubblico, il dibattito politico ha finito per intrecciarsi con quello sportivo.

Sul parquet San Antonio ha vinto 115-111 rimandando i sogni di titolo di New York, ma fuori e dentro il Madison Square Garden il tema più discusso è stato senza dubbio Donald Trump.

Una notte di basket, proteste e polemiche che conferma ancora una volta come, negli Stati Uniti, sport e politica continuino a viaggiare spesso sullo stesso binario.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – Sportpress24.com

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