Mondiale USA, scoppia il caso controlli: perquisizioni, visti negati e polemiche prima ancora del calcio

Il conto alla rovescia verso il Mondiale è ormai agli sgoccioli, ma negli USA il torneo è già finito al centro delle polemiche.

Tra rigidi controlli di sicurezza, problemi con i visti e accuse di discriminazione, l’atmosfera che accompagna l’evento rischia di essere segnata da tensioni politiche e diplomatiche ancora prima del fischio d’inizio.

Complice il clima politico legato all’amministrazione di Donald Trump, ogni episodio è osservato con estrema attenzione e amplificato sui social network.

Le immagini provenienti dagli aeroporti e dagli stadi americani hanno già fatto il giro del mondo, alimentando un acceso dibattito sull’accoglienza riservata alle delegazioni straniere.

A sollevare il primo caso è stato l’Iran, che ha denunciato la revoca dei biglietti destinati ai propri tifosi

Secondo quanto riferito dalla federazione iraniana, agli appassionati sarebbe impedito di usufruire della quota di tagliandi normalmente assegnata a ogni nazionale partecipante, una decisione che ha immediatamente assunto contorni politici.

Ma a fare ancora più rumore sono state le immagini dei controlli di sicurezza riservati ad alcune selezioni nazionali.

I calciatori del Senegal, appena sbarcati dall’aereo, sono stati sottoposti a verifiche approfondite direttamente sulla pista dell’aeroporto, con agenti che hanno utilizzato metal detector lungo tutto il corpo degli atleti.

Una procedura considerata da molti eccessiva per una delegazione ufficiale impegnata in una competizione internazionale.

Non è andata meglio al Belgio

Una fotografia diventata virale mostra il centrocampista Kevin De Bruyne, da poco approdato al Napoli, mentre è controllato con un metal detector anche sotto le scarpe.

Lo scatto ha acceso migliaia di commenti online, dividendo l’opinione pubblica tra chi difende le misure di sicurezza americane e chi le considera umilianti nei confronti dei giocatori.

Ancora più singolare l’episodio che ha coinvolto l’Uzbekistan

La nazionale asiatica, guidata dal tecnico Fabio Cannavaro, sarebbe stata accolta da unità cinofile antidroga al proprio arrivo a New York in occasione dell’amichevole contro l’Paesi Bassi, persa per 2-1.

Anche in questo caso le immagini hanno generato forti reazioni sui social.

La vicenda più controversa riguarda però l’arbitro somalo Omar Artan

Il direttore di gara, eletto miglior arbitro africano del 2025 e designato dalla FIFA per il torneo mondiale, non ha ottenuto il visto d’ingresso negli USA.

Dopo undici ore di interrogatorio da parte delle autorità americane, Artan ha espresso tutta la propria amarezza.

“Sono molto deluso. Sono solo un arbitro che voleva vivere il più grande sogno della sua vita: andare a un Mondiale”.

Un caso che ha inevitabilmente acceso nuove critiche nei confronti dell’organizzazione del torneo e delle politiche migratorie statunitensi.

Situazione simile, ma con un esito differente, per l’attaccante iracheno Aymen Hussein

Fermato e interrogato per circa sette ore dalla polizia di Chicago, il bomber ha poi ricevuto il via libera per entrare nel Paese. Le sue parole, tuttavia, hanno trovato ampia eco sul web:

“Perché ospitare il Mondiale se si è così ostile con i giocatori stranieri?”

Mentre la FIFA prova a mantenere il focus sul campo, il rischio è che il Mondiale è accompagnato da una lunga scia di polemiche.

Tra sicurezza, diplomazia e tensioni internazionali, il torneo più atteso del pianeta sembra destinato a far discutere non soltanto per ciò che accadrà sul rettangolo verde.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – Sportpress24.com

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