Assalto al Tesoro d’Italia: su MPS scoppia la guerra da 30 miliardi che può riscrivere la finanza europea

Banco Bpm propone una fusione tra pari, Intesa Sanpaolo risponde con un’Opas da 30,6 miliardi insieme a Bper e Unipol. Sullo sfondo Generali, Mediobanca e le mosse di Unicredit. È iniziata la più grande battaglia bancaria degli ultimi decenni.

Quello che fino a pochi anni fa era considerato il simbolo della crisi bancaria italiana è diventato oggi il premio più ambito della finanza nazionale.

Attorno a Banca Monte dei Paschi di Siena si sta combattendo una partita destinata a ridisegnare gli equilibri del credito italiano ed europeo.

Da una parte c’è Banco BPM, che ha messo sul tavolo una proposta di fusione “tra pari”. Dall’altra c’è la poderosa offensiva di Intesa Sanpaolo, che insieme a BPER Banca e Unipol ha lanciato un’Opas da oltre 30 miliardi di euro.

E mentre il consiglio di amministrazione di Mps avvia le sue valutazioni preliminari, tutti gli occhi sono puntati anche su UniCredit, che potrebbe presto entrare in gioco.

Da banca salvata dallo Stato a regina del risiko

La trasformazione di Monte dei Paschi ha pochi precedenti nella storia economica italiana

Dopo essere stata salvata dal fallimento grazie all’intervento pubblico, la banca senese è riuscita a completare una profonda ristrutturazione tornando a generare utili miliardari.

La svolta è arrivata con la conquista di Mediobanca, operazione che ha consentito a Mps di mettere le mani sul 13% di Assicurazioni Generali, diventando il principale azionista del colosso assicurativo triestino.

Una mossa che ha completamente ribaltato gli equilibri del sistema finanziario italiano e trasformato Mps da preda a protagonista.

La proposta di Banco Bpm: creare il terzo polo bancario

Il primo a muoversi è stato Banco Bpm. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna ha proposto una fusione definita “tra pari”, senza un vero acquirente e senza una vera società acquisita.

L’obiettivo è dar vita a un nuovo gigante del credito con una capitalizzazione superiore ai 50 miliardi di euro e utili netti stimati attorno ai 6 miliardi.

Secondo i calcoli del gruppo, le sinergie derivanti dall’operazione potrebbero generare benefici per circa 1,1 miliardi di euro tra riduzione dei costi e incremento dei ricavi.

Se l’operazione andasse in porto, nascerebbe il terzo gruppo bancario italiano alle spalle di Intesa Sanpaolo e UniCredit.

La risposta di Intesa: un’offerta da 30,6 miliardi

La controffensiva non si è fatta attendere

Intesa Sanpaolo, guidata dall’amministratore delegato Carlo Messina, ha risposto con una mossa destinata a cambiare il corso della partita: un’Opas da 30,6 miliardi di euro su Monte dei Paschi.

L’offerta valuta ogni azione Mps 10,09 euro, con un premio del 12,5% rispetto all’ultima chiusura di Borsa. Agli azionisti verrebbero offerte 16 azioni Intesa più 10 euro in contanti ogni 10 azioni Mps possedute.

Con il lancio dell’Opas è inoltre entrata in vigore la cosiddetta “passivity rule”, che limita la possibilità per il management di Monte dei Paschi di adottare contromisure senza il via libera degli azionisti.

L’alleanza con Bper e Unipol

Dietro l’offerta di Intesa si nasconde una strategia molto più complessa.

Per evitare possibili ostacoli da parte delle autorità Antitrust, Intesa ha costruito una vera e propria cordata con Bper e Unipol. Il piano prevede una divisione degli asset una volta completata l’acquisizione.

A Bper andrebbe la rete bancaria tradizionale di Monte dei Paschi, composta da oltre 600 filiali e gran parte delle attività commerciali. Intesa, invece, manterrebbe il controllo degli asset più strategici, a partire da Mediobanca e dalla preziosa partecipazione in Generali.

Il risultato sarebbe un gruppo da circa 126 miliardi di euro di capitalizzazione, destinato a diventare il secondo colosso bancario dell’Eurozona.

La vera partita si chiama Generali

Dietro la battaglia per Monte dei Paschi si nasconde però un obiettivo ancora più importante

Il vero gioiello è infatti Generali.

La partecipazione detenuta attraverso Mediobanca rappresenta un asset strategico enorme per tutti i protagonisti del risiko finanziario.

Non a caso Intesa ha già annunciato l’acquisto di un ulteriore 3,01% del capitale del Leone di Trieste, rafforzando ulteriormente la propria posizione.

Chi controllerà Mps controllerà indirettamente una quota fondamentale della più grande compagnia assicurativa italiana.

UniCredit osserva e prepara la mossa

In questo scenario manca ancora un protagonista

UniCredit, guidata da Andrea Orcel, sta osservando gli sviluppi da una posizione apparentemente defilata.

Dopo aver concentrato le proprie attenzioni sulla tedesca Commerzbank e aver rafforzato la presenza in Generali, il gruppo starebbe valutando nuove opzioni insieme a Delfin, primo azionista di Mps.

L’eventuale ingresso di UniCredit trasformerebbe il confronto in una vera guerra totale tra i grandi protagonisti della finanza continentale.

Il verdetto passa da Siena

Ora la parola passa al consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi

Sul tavolo ci sono due offerte molto diverse tra loro: la fusione paritaria proposta da Banco Bpm e l’acquisizione miliardaria guidata da Intesa Sanpaolo.

In gioco non c’è soltanto il destino della banca più antica del mondo, ma l’intero assetto del sistema finanziario italiano.

Il risiko bancario è appena entrato nella sua fase più spettacolare. E la battaglia per il controllo del “Tesoro di Siena” potrebbe cambiare per sempre gli equilibri del credito europeo.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – Sportpress24.com

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