Le parole pronunciate dall’Onorevole Simonetta Matone, magistrata italiana e deputata alla camera durante il Premio Sette Colli hanno acceso una forte polemica nel mondo biancoceleste.
Un episodio che, al di là della fede calcistica, solleva interrogativi sull’opportunità che un rappresentante delle istituzioni utilizzi un palco pubblico per lasciarsi andare a considerazioni che finiscono per coinvolgere un’intera tifoseria.
La vicenda rappresenta una caduta di stile significativa
Ciò che ha colpito maggiormente non è stato soltanto il contenuto delle dichiarazioni, ma anche il riferimento fatto alla campagna elettorale, quando Matone avrebbe affermato che determinate cose non potevano essere dette in quel periodo, aggiungendo che ora invece poteva esprimersi liberamente.
Una frase che lascia emergere una componente di tifo personale che avrebbe dovuto rimanere separata dal ruolo istituzionale ricoperto.
La politica dovrebbe essere il luogo dell’equilibrio e della rappresentanza di tutti i cittadini, indipendentemente dalle passioni sportive. Quando un esponente pubblico utilizza la propria posizione per alimentare rivalità calcistiche, il rischio è quello di dividere anziché unire.
Particolarmente contestata è stata l’espressione secondo cui “i laziali mi fanno impressione”
Una dichiarazione che molti sostenitori biancocelesti hanno vissuto come offensiva e discriminatoria nei confronti di un’intera comunità di tifosi.
Migliaia di persone, famiglie, professionisti e appassionati che seguono la Lazio da generazioni si sono sentiti accomunati da un giudizio generalizzato considerato ingiusto e fuori luogo.
Le successive scuse, con un video sui social, difficilmente bastano.
Chi si è sentito colpito da quelle parole ritiene che le scuse e/o chiarimenti debbano avvenire nello stesso contesto pubblico in cui sono state pronunciate.
Perché quando si sceglie un palco per lanciare un messaggio, è su quel palco che si dovrebbe trovare anche il coraggio di correggerlo.
La vicenda lascia una riflessione più ampia
Il calcio vive già quotidianamente di rivalità, sfottò e contrapposizioni. Le istituzioni, invece, dovrebbero rappresentare un punto di equilibrio.
Per questo motivo molti tifosi della Lazio chiedono oggi rispetto, non privilegi. Chiedono semplicemente che chi ricopre incarichi pubblici ricordi che il proprio ruolo impone una responsabilità maggiore rispetto a quella del semplice tifoso seduto sugli spalti.
Perché una fede calcistica può dividere novanta minuti. Le istituzioni, invece, hanno il dovere di unire ogni giorno.