Roland Garros, Zverev vince la prima semifinale: alle 19 il derby azzurro

Zverev ha battuto in semifinale Mensik, e ora aspetta il vincente tra Cobolli e Arnaldi. Non ha mai vinto uno Slam, nonostante le tre finali raggiunte

Che sia Arnaldi o sia Cobolli, tra la vittoria di un italiano al Roland Garros (50 anni esatti dopo Panatta) e la storia c’è rimasto un solo “intruso”: Sasha Zverev. Come da pronostici il numero 3 del mondo ha battuto nell’altra semifinale il ceco Jakub Mensik 7-5 6-2 3-6 6-3, in tre ore.

Nel vuoto pneumatico lasciato da Sinner e Alcaraz tutta la pressione è ora sul tedesco, mai vincitore di uno Slam finora nonostante le tre finali raggiunte (US Open 2020: sconfitto da Dominic Thiem; Roland Garros 2024: sconfitto da Alcaraz al quinto set; Australian Open 2025 battuto da Sinner). Sono dieci giorni che tutto il mondo del tennis gli ripete come un mantra che questa è la sua grande occasione. Lui ha provato a nascondersi per quanto possibile, in conferenza stampa. Ora non può più. E di fronte avrà un italiano.

Il match

Una prova convincente, anche oggi, quella di Zverev. Soprattutto quando chiamato a dover gestire le prime palle break della sua partita – tre, di cui due consecutive, nell’ottavo game del primo set – il tedesco si è prima attaccato al suo servizio e poi è stato anche capace di spingere un po’ più del solito quel dritto; da sempre quest’ultimo termometro dello status mentale ancorché tennistico di Zverev. Opportunità non sfruttate che Mensik ha pagato a caro prezzo poco dopo, quando con due doppi falli e una sciagurata palla corta consegnava a Zverev non solo il primo set ma anche le chiavi per giocare una partita più rilassato.

Modalità che ha consentito a Zverev di prendersi un vantaggio anche a inizio secondo set; ma soprattutto – appunto – di non tremare quando nell’unico passaggio a vuoto della sua partita – nel terzo parziale – il tedesco sembrava potesse finire in quel territorio in cui spesso era finito in passato.
Territorio che non si è configurato come tale anche per demeriti di Mensik, che anziché stare aggrappato a una partita riaperta con il 6-3 in suo favore nel terzo set, ha subito perso il servizio a inizio quarto parziale, quando il break in apertura consentiva a Zverev di poter torare a fare gara di testa. Da lì, di fatto, fino al traguardo finale, tagliato dal buon Sascha questa volta senza ulteriori patemi.

Insomma, Zverev si è preso la quarta finale Slam della sua carriera – la seconda qui al Roland Garros dopo quella del 2024 – senza cadere in tranelli e insidie, gestendo con umiltà il ruolo di favorito e la pressione che ne è fin qui conseguita. E conquistandosi dunque quel pass per la finale di domenica contro Cobolli o Arnaldi in cui il tedesco, a differenza dei precedenti con Alcaraz qui o con Sinner in Australia, arriverà questa volta come l’uomo con tutte le carte in regola per vincere, per sbloccare un’attesa durata anche troppo.
Sarà sufficiente per tagliare il traguardo? Questo lo capiremo solo domenica. Fondamentale, infatti, per Zverev, sarà evitare quanto successo nella prima finale Slam della sua carriera: quello US Open di ormai 6 anni fa contro Thiem quando si piantò letteralmente all’ultimo chilometro e con lo striscione del traguardo in bella vista. Perché in questo torneo, francamente, è sembrato uno Zverev diverso. Ma con gli abissi in cui a volte può trascinare la mente umana, l’ultima parola non è davvero mai detta.

Articolo a cura di Michela Catena – Sportpress24.com

Translate »