Che impresa! Difficile usare altre parole per descrivere la partita vinta da Matteo Arnaldi su Frances Tiafoe 7-6 6-7 3-6 7-6 6-4 in 5 ore e 26 minuti al Roland Garros 2026. Una partita praticamente persa, poi clamorosamente riacciuffata da parte del ligure. Che contribuisce a scrivere una pagina di storia: per la prima volta ci saranno tre italiani ai quarti di finale dello stesso Slam, si aggiunge a Matteo Berrettini e Flavio Cobolli. E mercoledì, nel turno degli ultimi otto, sfiderà proprio l’altro Matteo, garantendo almeno un semifinalista tricolore (secondo derby italiano in un quarto Slam dopo Sinner-Musetti allo scorso Us Open). E lo farà dopo una delle imprese più belle della carriera, dopo esser stato ad un passo dall’1-5 nel quarto, a due punti dalla sconfitta. Il cuore di Arnaldi, che esce in campo dopo le 1 di notte, va ben oltre l’ostacolo in questo ottavo parigino. Con tanti punti spettacolari, recuperi improbabili, come sempre. Ma, soprattutto, con la rara capacità di esaltarsi nella lotta e di giocare al massimo delle proprie possibilità i punti importanti. Capacità da grande: con questa vittoria, d’altronde, torna virtualmente molto vicino alla top 50, al n.53.
Il match
Arnaldi parte subito a tavoletta, dopo aver giocato più di 12 ore per arrivare agli ottavi spera di poter farcela diminuendo i tempi. Il piano in effetti funziona, l’azzurro nello scambio riesce a far male, soprattutto con il rovescio che è il suo colpo migliore. Tiafoe atleticamente sta molto bene, ribatte colpo su colpo e i due infiammano il pubblico del Lenglen con una carrellata di grandi punti. Però, quando conta di più, è Matteo ad alzare il livello, giocando a tutta, rischiando, ma raccogliendo comunque grossi frutti. Il primo set è suo, e in realtà anche nel secondo, pur dovendo inseguire l’americano, gioca ad altissimi ritmi. Bei vincenti di dritto, annulla anche cinque set point per arrivare al tie-break, mettendocela tutta per andare avanti di due set. C’è però qualche errore di troppo (26 nel secondo parziale) che apre la strada a Tiafoe per andare a chiudere con il servizio e riportare l’equilibrio nel computo dei set. Una zampata che, almeno, nel terzo vinto comodamente 6-3, appare decisiva. Ma l’apparenza, si sa, inganna.
Impresa
Il quarto set è un romanzo. Tiafoe si porta sul 4-1, doppio break e accarezzando il 5-1. Regala però un break all’azzurro, arrivando in ogni caso a servire per il match, fermandosi a due punti dall’urlo della vittoria. Perché Arnaldi, di puro cuore e istinto, tira vincenti, arriva su ogni palla, e impatta il parziale sul 5-5, forzando poi il tie-break. I punti spettacolari fanno posto alla grinta, la stanchezza inizia a farla da padrona. I dritti di Tiafoe si perdono, la qualità inizia a scarseggiare, e invece Matteo rimane lì, su ogni punto. E alla fine un doppio fallo dell’americano porta la partita al quinto su un Lenglen con atmosfera quasi da stadio.
A suon di “Matteo, Matteo” e “Non mollare mai”. Un insegnamento che Arnaldi, al solito, ha ben chiaro in testa. È uno che ci crede fino alla fine, che dà il meglio nelle battaglie. C’è uno scambio di break, nel quinto e nell’ottavo gioco, con l’azzurro che è il primo ad andare in vantaggio per poi subire gli ultimi grandi punti di Tiafoe. Nel nono game però, con l’avversario che finisce anche a terra in uno scambio, arriva il break decisivo. L’americano arriva con la spia della benzina accesa al rush finale, Arnaldi resiste ancora.
La forza della rimonta fa tanto, annulla una palla break nell’ultimo gioco, contiene la preghiera finale dell’americano e chiude con un clamoroso cambio vinto in difesa e una prima vincente. Mettendosi le mani in faccia, per poi abbracciare clamorosamente l’avversario a rete. E la posa al centro del campo, per celebrarsi, è da gladiatore che raccoglie gli applausi di un’arena entusiasta. Sulle note di “Love Me Again”.
Articolo a cura di Michela Catena – Sportpress24.com