La vittoria della Champions League da parte del Paris Saint-Germain avrebbe dovuto rappresentare una notte storica per il calcio francese.
Una celebrazione collettiva, un momento di orgoglio nazionale, la consacrazione sportiva di un club che inseguiva questo traguardo da decenni. Invece, ancora una volta, la festa si è trasformata in un incubo.
Le immagini arrivate da Parigi hanno fatto il giro del mondo: auto incendiate, vetrine distrutte, negozi saccheggiati, scontri nelle strade, mobili urbani devastati e interi quartieri ostaggio della violenza.
Scene che nulla hanno a che vedere con il calcio e che rappresentano l’ennesima ferita all’immagine della capitale francese.
La domanda che oggi molti cittadini si pongono è semplice: possibile che nessuno avesse previsto tutto questo?
Perché ciò che è accaduto non può essere liquidato come un episodio imprevedibile. La Francia ha una lunga storia di tensioni sociali, rivolte urbane e manifestazioni sfociate in disordini.
Allo stesso modo, ogni grande evento sportivo capace di mobilitare centinaia di migliaia di persone comporta rischi che le autorità conoscono perfettamente.
Eppure, ancora una volta, le istituzioni sembrano essere arrivate impreparate.
La responsabilità dei vandalismi appartiene esclusivamente a chi ha scelto di distruggere, incendiare e saccheggiare. Su questo non possono esserci dubbi.
Ma la politica, gli apparati di sicurezza e le autorità amministrative hanno il dovere di prevenire scenari simili. Governare significa anche prevedere ciò che potrebbe accadere e predisporre misure adeguate per evitarlo.
Molte volte vediamo e sentiamo critiche e prese di posizioni da parte del Presidente della Repubblica Emmanuel Macron anche in relazione ad altre vicende di altri paesi, ma quando si parla di Francia, non ci sembra che le cose siano migliori. Anzi, il più delle volte sono un esempio molto negativo sulla gestione.
Se migliaia di persone riescono a trasformare una festa sportiva in una notte di devastazione, è inevitabile interrogarsi sull’efficacia del dispositivo di sicurezza predisposto.
Se una città viene messa in ginocchio da gruppi di facinorosi, la domanda sulle responsabilità organizzative diventa legittima.
Da anni la Francia mostra difficoltà nel controllare esplosioni di violenza urbana che si ripetono con inquietante regolarità
Cambiano i motivi, cambiano i contesti, ma il risultato sembra sempre lo stesso: danni enormi, cittadini esasperati e istituzioni costrette a rincorrere gli eventi anziché anticiparli.
La vittoria del PSG avrebbe dovuto essere ricordata per le parate decisive, i gol e l’impresa sportiva. Invece rischia di passare alla storia soprattutto per le immagini di una città devastata.
Ed è forse questo l’aspetto più grave: l’impressione che il caos non sia stato un incidente imprevedibile, ma un rischio noto che avrebbe richiesto una preparazione eccezionale.
Quando gli episodi si ripetono ciclicamente, non si può più parlare soltanto di emergenza. Si deve parlare di pianificazione, di prevenzione e di responsabilità politica.
Perché una grande capitale europea non può accettare come inevitabile che una notte di festa si trasformi, ogni volta, in una notte di distruzione.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com