L’Italia resta a casa, gli italiani no: Ancelotti e Montella ambasciatori del calcio mondiale

Ci sarà un po’ d’Italia al prossimo Mondiale. Ma non sarà quella della Nazionale azzurra.

Mentre il calcio italiano continua a interrogarsi sul proprio futuro e a fare i conti con il rischio concreto di una terza esclusione consecutiva dalla Coppa del Mondo, due allenatori italiani saranno protagonisti sulla più importante ribalta del calcio internazionale.

Da una parte Carlo Ancelotti, scelto dal Brasile per riportare la Seleção sul tetto del mondo. Dall’altra Vincenzo Montella, artefice della rinascita della Turchia e ormai punto di riferimento del progetto tecnico della federazione turca.

Il paradosso è tanto evidente quanto doloroso: due tra i migliori tecnici espressi dal nostro movimento saranno al Mondiale, ma non sulla panchina dell’Italia.

Ancelotti, il Brasile si affida al Re d’Europa

Quando la Confederazione Brasiliana ha deciso di rompere una tradizione secolare affidando la panchina a uno straniero, la scelta è ricaduta su Carlo Ancelotti.

Non un allenatore qualsiasi, ma il tecnico più vincente nella storia della Champions League, un professionista capace di imporsi in Italia, Inghilterra, Francia, Germania e Spagna.

Un curriculum che non ha bisogno di presentazioni e che ha convinto il Brasile a consegnargli le chiavi della Nazionale più prestigiosa del pianeta.

La fiducia accordata ad Ancelotti è totale. La federazione brasiliana non gli ha chiesto soltanto di vincere, ma di guidare un processo di ricostruzione tecnica e culturale dopo anni di delusioni internazionali.

È la dimostrazione di quanto il calcio italiano continui a produrre competenze di altissimo livello, apprezzate e ricercate ovunque nel mondo.

Montella, dalla sfida turca a modello di crescita

Se il nome di Ancelotti era una certezza assoluta, quello di Vincenzo Montella rappresenta invece una delle storie tecniche più interessanti degli ultimi anni.

Quando ha accettato la panchina della Turchia, molti osservatori avevano accolto la scelta con scetticismo. Oggi, invece, Montella è diventato uno degli allenatori più apprezzati del panorama internazionale.

L’ex attaccante di Roma e Sampdoria ha restituito identità, organizzazione e competitività a una nazionale ricca di talento ma spesso incapace di esprimere il proprio potenziale.

I risultati ottenuti agli Europei e nelle qualificazioni mondiali hanno consolidato il rapporto di fiducia con la federazione turca, che ha deciso di proseguire senza esitazioni il percorso iniziato con il tecnico italiano.

La sua Turchia gioca un calcio moderno, aggressivo e riconoscibile. Un lavoro costruito con pazienza, competenza e programmazione, esattamente ciò che troppo spesso è mancato negli ultimi anni all’interno del sistema italiano.

Il fallimento della federazione

La presenza di Ancelotti e Montella al Mondiale dovrebbe essere motivo di orgoglio per il calcio italiano. E in parte lo è.

Ma rappresenta anche una pesante accusa nei confronti di chi governa il nostro movimento.

Mentre Brasile e Turchia investono su tecnici italiani, garantendo loro tempo, fiducia e stabilità progettuale, l’Italia continua a vivere nell’emergenza permanente.

Si cambia direzione a ogni difficoltà, si rincorrono risultati immediati e si rinvia costantemente una riforma strutturale del sistema.

Il problema non è la mancanza di allenatori. Anzi.

L’Italia continua a esportare conoscenza calcistica ai massimi livelli. Da Ancelotti a Montella, passando per tanti altri tecnici che lavorano all’estero, la scuola italiana resta una delle più rispettate del mondo.

Il vero problema è che queste eccellenze vengono valorizzate più facilmente fuori dai confini nazionali che all’interno del nostro sistema.

Un Mondiale senza Italia, ma con il marchio del calcio italiano

Se Ancelotti guiderà il Brasile verso l’assalto al sesto titolo mondiale e Montella proverà a portare la Turchia sempre più in alto, entrambi rappresenteranno indirettamente anche il valore della formazione tecnica italiana.

Sarà un Mondiale che rischia di disputarsi ancora una volta senza l’Italia protagonista. Eppure, paradossalmente, il contributo italiano sarà presente eccome.

Sarà seduto in panchina.

Ed è forse questa l’immagine più impietosa per la FIGC: vedere due allenatori italiani applauditi e sostenuti dalle rispettive federazioni, mentre il calcio azzurro continua a cercare risposte che il resto del mondo, evidentemente, ha già trovato.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com 

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