La finale di Champions League al Puskas Arena non ha assegnato soltanto il trofeo più prestigioso del calcio europeo. Ha lanciato anche un messaggio che potrebbe cambiare il futuro del pallone.
Per la prima volta nella storia moderna della competizione, la UEFA ha scelto di far disputare la finale alle 18:00 anziché nel tradizionale orario serale.
Una decisione accolta inizialmente con curiosità e qualche scetticismo, ma che al termine della partita appare come una scelta di buon senso.
L’obiettivo dichiarato dall’UEFA era quello di mettere i tifosi al centro: rendere l’evento più accessibile alle famiglie, facilitare gli spostamenti, consentire ai sostenitori di vivere la giornata senza l’incubo di rientri notturni e favorire la presenza di bambini sugli spalti.
Il presidente Aleksander Ceferin ha spiegato che un fischio d’inizio anticipato permette ai tifosi di godersi l’intera serata anche in caso di supplementari o rigori.
Una filosofia condivisa anche dalle associazioni dei sostenitori europei, che hanno definito la novità un importante passo avanti.
E guardando quanto accaduto a Budapest, viene spontaneo chiedersi: perché fermarsi alla finale?
Da anni il calcio sembra aver dimenticato una parte fondamentale del proprio pubblico. Le partite che iniziano alle 20:45 o alle 21:00 costringono milioni di persone a fare i conti con sveglie all’alba, impegni lavorativi e giornate di scuola.
Un bambino che vuole vedere la partita della sua squadra del cuore spesso deve scegliere tra la passione e il sonno. Un genitore deve decidere se portarlo allo stadio sapendo che il ritorno a casa avverrà a notte fonda.
Il calcio, però, nasce come spettacolo popolare. E uno spettacolo popolare deve essere accessibile.
Immaginare più partite di campionato alle 18:00 o alle 18:30 non significa rinunciare agli ascolti televisivi. Al contrario.
Significa riportare allo stadio famiglie, bambini e appassionati che oggi rinunciano perché gli orari sono diventati proibitivi. Significa trasformare la partita in un evento che occupa l’intera giornata e non soltanto una parentesi notturna.
La stessa UEFA ha motivato il cambiamento sostenendo che un orario più anticipato migliora l’esperienza complessiva dei tifosi, favorisce l’utilizzo dei trasporti pubblici, rende l’evento più sicuro e permette alle città ospitanti di beneficiare economicamente delle celebrazioni post-partita.
Sui social, nelle ore precedenti alla finale, molti tifosi hanno accolto positivamente la novità proprio per questi motivi: meno stress, più facilità negli spostamenti e maggiore coinvolgimento delle famiglie.
Un sentimento che si è diffuso tra le community calcistiche e tra i gruppi organizzati dei sostenitori.
Forse il vero successo della finale di Budapest non sarà ricordato soltanto per il risultato sul campo
Forse sarà ricordato perché ha dimostrato che il calcio può ancora adattarsi alle esigenze delle persone. Che mettere i tifosi al centro non è uno slogan, ma una scelta concreta.
E che una partita giocata quando il sole è ancora alto può essere spettacolare quanto una disputata sotto i riflettori.
Se la serata di Budapest diventerà l’inizio di una nuova tendenza, a vincere non sarà soltanto una squadra.
Vinceranno le famiglie. Vinceranno i bambini. E vincerà il calcio.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com