Sedici anni dopo la morte di Gary Coleman, il caso che ha segnato la tragica fine della storica star de “Il mio amico Arnold” torna improvvisamente sotto i riflettori.
L’attore americano, amatissimo simbolo della tv anni ’80, morì nel maggio 2010 a soli 42 anni dopo una sospetta caduta nella sua abitazione di Santaquin, nello Utah.
Le autorità archiviarono il caso come morte accidentale, ma attorno a quelle ultime ore non hanno mai smesso di circolare dubbi, sospetti e interrogativi.
Coleman era diventato celebre in tutto il mondo grazie al ruolo di Arnold Jackson nella sitcom cult trasmessa tra gli anni Settanta e Ottanta.
Dietro il successo televisivo, però, si nascondeva una vita segnata dalla sofferenza. L’attore conviveva fin dall’infanzia con una grave insufficienza renale che ne aveva compromesso lo sviluppo fisico, costringendolo a continui ricoveri e cure mediche.
Negli anni aveva affrontato anche problemi economici, depressione e durissimi conflitti familiari, arrivando ad accusare i genitori adottivi di aver sperperato gran parte del patrimonio guadagnato da bambino.
Ora una docuserie americana riporta tutto al centro dell’attenzione
Nel programma “Lie Detector: Truth or Deception”, trasmesso da A&E, l’ex moglie Shannon Price ha deciso di sottoporsi volontariamente alla macchina della verità per mettere fine alle accuse che la inseguono da anni.
Ma il risultato del test ha ottenuto l’effetto opposto.
Durante la trasmissione, Price ha risposto a domande molto dirette sul giorno dell’incidente. In particolare è chiesto se avesse colpito Gary Coleman oppure se avesse ritardato volontariamente la chiamata ai soccorsi dopo la caduta.
Ed è proprio su quei punti che il poligrafo avrebbe evidenziato risposte considerate “ingannevoli”.
Un dettaglio che ha immediatamente riacceso il dibattito mediatico negli USA e alimentato nuovi sospetti attorno alla morte dell’attore.
Shannon Price, però, continua a proclamarsi innocente.
Nel corso della docuserie ha ribadito di non essere incriminata né formalmente indagata, dichiarando: “C’è un motivo se non sono in prigione”.
All’epoca dei fatti, Coleman, trasportato d’urgenza in ospedale in condizioni gravissime a causa di un forte trauma cranico riportato nella caduta, resta poche ore in vita.
Due giorni dopo vennero staccate le macchine che lo tenevano in vita, una decisione presa proprio da Shannon Price, che nonostante il divorzio avvenuto nel 2008 conservava ancora l’autorità legale per le decisioni mediche.
Le ombre su quella vicenda non si sono mai dissipate del tutto
amiliari, amici storici e persone vicine all’attore hanno continuato negli anni a contestare la versione ufficiale dei fatti, sollevando dubbi sulla dinamica della caduta e sui soccorsi prestati nei minuti successivi all’incidente domestico.
Secondo alcuni conoscenti di Coleman, ci sarebbero comportamenti poco chiari e ritardi mai completamente spiegati.
Elementi che non hanno mai portato ad alcuna conseguenza giudiziaria, ma che hanno mantenuto vivo un sospetto rimasto sospeso nel tempo.
Oggi, grazie alla docuserie e al clamore generato dal test della verità, il caso torna nuovamente a far discutere l’opinione pubblica americana.
E il nome di Gary Coleman, volto indimenticabile di una generazione cresciuta davanti alla televisione, si ritrova ancora una volta legato a un mistero che forse non è mai stato davvero chiuso.
Articolo a cura di Deborah Formati – Sportpress24.com