La Serie A 2025-2026 va in archivio lasciando dietro di sé verdetti spietati e un profondo senso di precarietà. All’Olimpico, l’ultima giornata di campionato ha visto la Lazio battere il Pisa per 2-1, sancendo il nono posto definitivo dei biancocelesti (fuori dalle coppe europee per il secondo anno consecutivo) e la retrocessione in Serie B dei toscani. Già matematica da qualche tempo a questa parte.
Eppure, al di là dei novanta minuti e dei verdetti del campo, la vera storia di questa notte di maggio si è scritta nelle viscere dello stadio, davanti ai microfoni della stampa. Maurizio Sarri e Oscar Hiljemark rappresentano due mondi calcistici apparentemente distanti: il maestro navigato alla guida di una big ferita e il giovane tecnico svedese catapultato nella lotta per non retrocedere.
Due realtà diverse, Lazio e Pisa, ma oggi più che mai accomunate da una sottile linea rossa. Entrambi gli allenatori si trovano infatti davanti a un bivio identico, sospesi tra un contratto formale e la sensazione tangibile che le rispettive avventure siano giunte al capolinea. Sebbene le parole ufficiali parlino di accordi scritti, il peso dell’isolamento societario per Sarri e il trauma della retrocessione per Hiljemark aprono scenari in cui l’addio sembra l’unica reale costante. Ecco, di seguito, i bilanci integrali e le verità consegnate dai due tecnici nel post-partita.
QUI SARRI
“È stata la stagione più difficile da quando sono in Serie A, per tantissimi motivi di origine diversa. Averci tirato fuori un’annata dignitosa è un buon risultato. Buono per tutto quello che è successo. Sono contento di aver vinto la partita nella festa di Pedro e ha anche segnato, è stata una serata da ricordare. Parlavamo tutte le settimane, era lui a decidere se partire titolare o giocare gli ultimi 20 minuti, il rapporto è questo, è un ragazzo straordinario. Ha l’entusiasmo di un bambino quando vede rotolare il pallone. È un fenomeno, è un innamorato della palla, è un esempio bellissimo, un campione straordinario.
Ho altri 2 anni di contratto qui, mi sembra prematuro fare un affermazione di questo tipo, ci saranno i primi giorni in cui ci sarà da discutere. Non sono contento di tante cose, vediamo nella prossima settimana se c’è la possibilità di andare avanti o se è meglio prendere altre decisioni. Vorrei essere più ascoltato, ho avuto la sensazione di essere stato poco preso in considerazione quest’anno. Sono state fatte cose che non condividevo, non mi sono state date spiegazioni del perché sono state fatte.
È stata un’annata molto formativa, è riuscita a colmarmi dei difetti in me, però preferivo viverla a 40 anni quando c’è ancora molto da imparare. Sui giocatori la penso in maniera diversa dal presidente, ho detto ai ragazzi che sicuramente non erano il gruppo tecnicamente più forte, ma altrettanto sicuramente uno dei gruppi dai valori morali più forti. Abbiamo sbagliato qualche partita, ma non abbiamo mai mollato. La gara con il Pisa è lo specchio della stagione e di quello che è successo quest’anno. Li ho ringraziati privatamente e lo faccio pubblicamente. Credo di esser migliorato molto a livello umano con i giocatori, per me è un bel passo in avanti.
Le parole sul popolo laziale sono frasi che ti vengono quando conosci questo tifo. Dall’esterno è impossibile capirlo, me ne sono reso conto quando sono entrato. Le etichette che ha questo popolo sono solo stupidità, mi sono innamorato. Cerco sempre di integrarmi, in alcuni ambienti ci sono riuscito e in altri no, dove mi è successo in maniera più forte sono sicuramente Napoli e Lazio. Mi sono sentito uno di loro, uno del popolo che poi la domenica aveva la fortuna di andare in panchina e rappresentarli.
Indipendentemente da come finirà questa storia avrò sempre nel cuore il popolo laziale. Non c’è tanto da dire, come finiscono i periodi belli finiscono anche i periodi difficili, spero che possa tornare a gioire. Avevo preso un impegno, sarei arrivato fino in fondo a prescindere da tutto e questo impegno l’ho mantenuto.
È cambiato qualcosa anche all’interno della società, mi era stato detto che il mercato chiuso avrebbe portato a un mercato di gennaio importante dove avrei avuto facoltà di incidere. Così non è accaduto. Alla fine non è una stagione ricchissima di risultati, anche se abbiamo fatto 29 punti nel girone di ritorno che per le difficoltà sono tanti. Poi è chiaro che la natura tecnica della squadra, con tutte le defezioni che abbiamo avuto, non era competitiva per entrare in Europa. Non mi pento di essere tornato. Tu puoi sbattere i pugni quanto vuoi a Formello, tanto non ti ascolta nessuno.
Ho un contratto in essere, ho delle perplessità e ci sta che anche il presidente abbia delle perplessità. Le ultime sue parole mi hanno lasciato indifferente, il mio gruppo come lo conosco io non lo conosce nessuno. Per avere un’immagine molto chiara non ho bisogno di sentire le parole di terze persone. Questo spogliatoio avere carenze tecniche, ma dal punto di vista emotivo non si può dire nulla”.
QUI HILJEMARK
“I ragazzi hanno provato a fare un’annata positiva ma fino alla fine il risultato non ci ha premiati, e questa è stata la nota negativa. Ma la prestazione contro la Lazio si è rivelata la migliore rispetto alle ultime.
Mi porterò tanta esperienza, data la prima volta in Serie A da allenatore. Rispetto a quando giocavo è cambiata un po’. Sono arrivato in una situazione di classifica dove dovevamo sfruttare delle situazioni, e quando non lo fai rischi di pagarlo. Voglio migliorare tanto per la prossima stagione. Ho un altro anno di contratto. Sono positivo e penso di restare qui”.
Articolo a cura di Alessio Giordano – SportPress24.com