Cannes 2026, trionfa “Fjord”: Cristian Mungiu conquista la sua seconda Palma d’Oro

La 79ª edizione del Festival di Cannes incorona ancora una volta Cristian Mungiu. Il cineasta romeno conquista la Palma d’Oro con Fjord, film che ha convinto la giuria presieduta da Park Chan-wook, riportando Mungiu sul tetto del cinema mondiale diciannove anni dopo il trionfo di 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni nel 2007.

In un’edizione considerata da molti meno brillante rispetto agli anni precedenti, Fjord è riuscito a emergere come l’opera più compatta e potente del concorso, raccogliendo consensi quasi unanimi tra critica e addetti ai lavori. Accanto a Park Chan-wook, la giuria comprendeva nomi di assoluto prestigio come Demi Moore, Chloé Zhao, Stellan Skarsgård e Ruth Negga.

“Fjord”, un dramma familiare tra fede, integrazione e paura

Il film vincitore racconta la storia della famiglia Gheorghiu, una coppia romeno-norvegese profondamente cattolica che vive in un piccolo villaggio affacciato sui fiordi scandinavi. Protagonisti sono Sebastian Stan nei panni di Mihai Gheorghiu e Renate Reinsve nel ruolo di Lisbet, genitori di cinque figli apparentemente ben integrati nella comunità locale.

L’equilibrio si spezza quando il giovane Elia si presenta a scuola con alcuni lividi sul corpo. Da quel momento il villaggio inizia a interrogarsi sul metodo educativo della famiglia e sul confine tra tradizione religiosa, libertà familiare e intervento dello Stato sociale nordico. Mungiu costruisce così un racconto teso e ambiguo, che richiama le atmosfere di R.M.N. ma trasferisce il conflitto culturale dalla Transilvania alla Scandinavia contemporanea.

Nel ritirare la Palma d’Oro, Mungiu ha lanciato un messaggio forte contro la radicalizzazione sociale:

“Le società odierne sono frammentate, radicalizzate. Questo film è un impegno contro ogni forma di fondamentalismo. È un messaggio di tolleranza, inclusione ed empatia”.

Zvyagintsev convince la critica: a “Minotaur” il Grand Prix

Il Grand Prix è andato invece a Minotaur del regista russo Andrey Zvyagintsev, uno dei titoli più apprezzati dalla critica internazionale durante il Festival.

Ambientato sullo sfondo della guerra tra Russia e Ucraina e ispirato liberamente a La moglie infedele di Claude Chabrol, il film racconta la storia di un imprenditore russo ossessionato dal sospetto del tradimento della moglie mentre è costretto a reclutare 150 dipendenti per sostenere la macchina bellica di Vladimir Putin. Un thriller psicologico e politico che molti osservatori consideravano tra i favoriti per la Palma.

Premi divisi tra grandi autori europei

Il Premio della Giuria è stato assegnato a The Dreamed Adventure della regista tedesca Valeska Grisebach, storia sospesa tra noir e dramma sociale ambientata al confine tra Turchia e Bulgaria.

Ex aequo per la miglior regia: premiati sia il duo spagnolo Javier Calvo e Javier Ambrossi per La Bola Negra, sia il polacco Paweł Pawlikowski per Fatherland.

Anche i premi per le interpretazioni sono stati assegnati ex aequo. Migliori attrici Virginie Efira e Tao Okamoto per Soudain di Ryûsuke Hamaguchi. Sul palco, a consegnare il premio, un applauditissimo Pierfrancesco Favino, impeccabile in un francese fluentissimo.

Tra gli attori, riconoscimento condiviso per Emmanuel Macchia e Valentin Campagne, protagonisti di Coward del regista belga Lukas Dhont, intenso dramma ambientato durante la Prima guerra mondiale.

Un Festival politico e profondamente europeo

L’impressione finale è quella di un Cannes fortemente segnato da temi politici, identitari e sociali: guerra, integrazione, radicalizzazione religiosa, crisi morale dell’Europa. E proprio Fjord ha saputo sintetizzare meglio di tutti queste inquietudini contemporanee, trasformandole in un’opera capace di dividere, discutere e colpire emotivamente.

Per Mungiu è la definitiva consacrazione tra i grandi maestri del cinema europeo contemporaneo.

Il Palmares completo della 79esima edizione del Festival di Cannes 

Palma d’Oro al film Fjord di Cristian Mungiu

Grand Prix al film Minotaur di Andrey Zvyagintsev

Premio della Giuria al film The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach

Premio per la Migliore Regia ex aequo a Javier Calvo e Javier Ambrossi per il film La Bola Negra e a Paweł Pawlikowski per il film Fatherland

Migliore Attore ex aequo Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per il film Coward di Lukas Dhont

“” Attrice ex aequo a Virginie Efira e Tao Okamoto per il film All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi

“” sceneggiatura a Notre Salut (Un uomo del suo tempo) di Emmanuel Marre

Camera d’Or al film Ben’Imana di Marie Clementine Dusabejamboù

Palma d’oro per il miglior cortometraggio a Para Los Contrincantes (Aux Adversaires) di Federico Luis.

Articolo a cura di Deborah Formati – Sportpress24.com

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