C’è un sentimento di amarezza che cresce attorno alla tragedia avvenuta alle Maldive, dove quattro cittadini italiani risultano ancora dispersi dopo una drammatica immersione nella grotta di Alimathà, nell’atollo di Vaavu.
Mentre le famiglie attendono notizie e sperano almeno di poter riportare a casa i propri cari, a prendere parte alle operazioni di recupero sono stati tre esperti sub-speleologi finlandesi di DAN Europe, arrivati appositamente sul posto per affiancare la Guardia Costiera locale.
La loro presenza è stata accolta con rispetto e riconoscenza
Professionalità, rapidità d’intervento e spirito umanitario hanno dimostrato ancora una volta l’importanza della cooperazione internazionale nelle emergenze.
Ma proprio questo intervento straniero ha riacceso una domanda che oggi molti italiani si pongono con crescente inquietudine: dov’è l’Italia?
Com’è possibile che, davanti alla scomparsa di quattro cittadini italiani all’estero, non sia stata annunciata o resa visibile una missione tecnica italiana specializzata?
L’Italia dispone di reparti altamente qualificati nel soccorso subacqueo: i nuclei sommozzatori della Marina Militare, dei Vigili del Fuoco, della Guardia Costiera e delle forze dell’ordine operano da anni in scenari estremi e missioni internazionali.
Eppure, in questa vicenda, non risultano unità operative italiane inviate direttamente alle Maldive
La Farnesina ha seguito il caso sul piano diplomatico e consolare, ma l’impressione diffusa è che la risposta istituzionale si sia fermata soprattutto alla gestione burocratica dell’emergenza.
Nessun coordinamento operativo annunciato pubblicamente, nessuna task force tecnica resa nota, nessuna presenza italiana visibile nelle delicate operazioni di recupero.
Ed è proprio questo aspetto ad alimentare il malessere dell’opinione pubblica.
Non si tratta soltanto di una questione diplomatica, né di una polemica sterile
Per molti cittadini è una questione di responsabilità istituzionale e di vicinanza concreta alle famiglie coinvolte in una tragedia devastante.
Vedere specialisti stranieri impegnati nelle ricerche dei corpi dei nostri connazionali, mentre l’Italia resta sullo sfondo, è un’immagine che colpisce profondamente il senso di appartenenza nazionale.
Non è una questione di bandiera o di nazionalismo, ma di credibilità dello Stato davanti ai propri cittadini.
Le famiglie delle vittime chiedono risposte, ma anche l’opinione pubblica italiana guarda con crescente attenzione a quanto sta accadendo nelle acque delle Maldive.
Perché uno Stato moderno ed efficiente dovrebbe essere in grado di intervenire direttamente, soprattutto quando sono coinvolti i propri cittadini in un’emergenza così drammatica.
Oggi, alle Maldive, il silenzio delle istituzioni italiane pesa quasi quanto quello del mare che ancora custodisce i corpi dei quattro sub dispersi.
Articolo a cura della Redazione di Sportpress24.com