C’è un momento, nel film Banana Joe, in cui tutto è perfettamente chiaro: le autorità decidono, poi cambiano idea, poi arriva qualcuno più autorità di loro che cambia di nuovo tutto, e alla fine nessuno capisce più niente.
Tranne una cosa: è una repubblica delle banane.
Ecco…
Sostituite le casse di banane con le carte bollate, il molo con gli uffici, e al posto dei doganieri mettete Lega Serie A, Prefettura di Roma e il TAR del Lazio.
Ed è esattamente quello che è successo con il derby Roma-Lazio.
L’orario del derby deciso con la tombola
Prima alle 12:30.
Poi no.
Poi lunedì.
Poi lunedì sera.
Poi, colpo di scena: domenica 17 alle 12:00. Anticipato di mezz’ora. Per sicurezza.
Sembra la scaletta di un cabaret, invece è l’organizzazione del principale evento sportivo della Capitale.
Una partita che in qualsiasi Paese normale viene fissata settimane prima, qui ha seguito un percorso più tortuoso della sceneggiatura di un cinepanettone anni ’80.
Quando tutti decidono, nessuno decide
La Lega Serie A comunica.
La Prefettura di Roma valuta.
Il TAR del Lazio osserva.
Si riconsidera.
Si rivaluta.
Si ripensa.
Si riaggiusta.
Nel frattempo, tifosi, televisioni, squadre, steward, forze dell’ordine e perfino i bar sotto casa cercano di capire quando si gioca questa benedetta partita.
La sensazione è che l’orario non venga deciso: venga estratto.
La sicurezza secondo Banana Joe
La motivazione? Ordine pubblico.
Che tradotto nella logica Banana Joe significa:
“Non sappiamo come gestirla, quindi cambiamo l’orario finché non ci sembra che il problema sparisca da solo.”
Alle 12:30 è pericoloso.
Alle 12:00 invece evidentemente no.
Mezz’ora che, nella fisica romana, trasforma gli ultras in boy scout.
Il derby come metafora perfetta
Questo derby non è stato solo una partita.
È stato un esperimento sociale.
Ha dimostrato che:
- chi organizza non organizza,
- chi decide non decide,
- chi dovrebbe semplificare complica,
- e alla fine si fa una scelta che non era nemmeno tra le opzioni iniziali.
Esattamente come nel villaggio di Banana Joe.
La vera domanda
Non è più: quando si gioca il derby?
Ma: chi comanda davvero?
Perché dalla sequenza degli eventi sembra chiaro che la risposta sia: nessuno.
O peggio: tutti insieme.
Che è la forma più pura e certificata di repubblica delle banane.
Bud Spencer aveva capito tutto
Se oggi Bud Spencer, o meglio i suoi eredi dovessero girare un sequel, non dovrebbero inventarsi nulla.
Basterebbe mettere:
- una riunione in Prefettura,
- una conferenza stampa della Lega,
- un ricorso al TAR,
- e un tabellone con gli orari che cambiano ogni giorno.
Titolo del film:
“Banana Derby”
Genere: documentario.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com