BNL, Sinner è ingiocabile ma Darderi è il gladiatore di Roma

L’Italia che avanza: Sinner vince il derby ma è Darderi a fare da protagonista contro Zverev: out Musetti

L’atmosfera del Foro Italico, ieri, aveva qualcosa di elettrico. Non era solo il sole che filtrava tra le gradinate del Centrale, né il vociare continuo dei corridoi; era la sensazione, quasi fisica, che il tennis italiano stesse vivendo una delle sue giornate da ricordare. Jannik Sinner e Luciano Darderi hanno attraversato il torneo come due correnti diverse della stessa energia: una più controllata, l’altra più selvaggia, ma entrambe dirette verso lo stesso punto, quello in cui un Paese intero si riconosce nei suoi giocatori.

Jannik Sinner meglio di Djokovic

Sinner è entrato in campo con la calma di chi sa di avere un compito preciso e la maturità per portarlo a termine. Il derby con Pellegrino, sulla carta insidioso, si è trasformato presto in una dimostrazione di ordine e lucidità. Jannik ha gestito ogni scambio come se avesse già visto la partita in anticipo: il ritmo imposto, le variazioni misurate, il rovescio che apriva il campo come una porta socchiusa da cui l’avversario non riusciva mai a passare. Il pubblico lo seguiva con un’attenzione quasi religiosa, esplodendo solo quando il ragazzo di Sesto Pusteria decideva di accelerare, come se avesse un interruttore segreto che solo lui può toccare. La vittoria è arrivata senza scosse, ma con quella solidità che, ormai, è diventata la sua firma.

Darderi perde il primo set ma non molla: annulla 4 match point e vince contro Zverev

Molto diverso il pomeriggio di Luciano Darderi, che ha trasformato il Centrale in un’arena. La sua partita contro Zverev è stata un romanzo in tre atti: un inizio soffocato, un secondo set vissuto sul filo del rasoio, un terzo in cui la sua energia ha travolto tutto. Quando ha annullato i match point, il pubblico ha trattenuto il fiato; quando ha vinto il tie-break, lo stadio è esploso; quando ha chiuso con un 6-0, sembrava che l’intero Foro vibrasse sotto i piedi. Darderi non gioca per amministrare: gioca per incendiare. Ogni colpo è un rischio calcolato, ogni esultanza un dialogo diretto con chi lo guarda. È un tennis che non chiede permesso, che entra, spinge, pretende spazio.

Musetti, classe ed infortuni

In mezzo a queste due storie, c’è stata anche l’uscita di scena di Musetti, silenziosa e un po’ amara, come spesso accade quando il corpo non segue l’intenzione. Ma la sua sconfitta non ha spento l’aria di festa che aleggiava nel complesso: ieri, l’Italia tennistica aveva due protagonisti assoluti, e bastavano loro a riempire la giornata.

A fine serata, mentre il Foro si svuotava lentamente, si aveva la sensazione che qualcosa stesse cambiando. Non era solo la somma dei risultati, ma il modo in cui erano arrivati: la sicurezza di Sinner, la furia controllata di Darderi, la partecipazione emotiva di un pubblico che non si limita più a sperare, ma pretende. Roma, ieri, ha visto un’Italia che non si accontenta di esserci. Vuole restare. Vuole contare. E, per una volta, sembra che il tennis le stia dando ragione.

Articolo di Michela Catena – Sportpress24.com

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