Il caro benzina continua a mordere e gli sconti sulle accise, pur prorogati dal governo, non riescono più a produrre un effetto reale sui prezzi alla pompa, mentre si aggiunge un elemento che spiazza molti automobilisti: il diesel costa più della benzina, un paradosso a cui in Italia non si era abituati.
Le quotazioni internazionali del petrolio restano elevate, spinte dalle tensioni geopolitiche e dalla volatilità dei mercati, e questo rende marginale l’impatto della riduzione fiscale.
La benzina torna a sfiorare i due euro al litro, il gasolio li supera in diversi impianti, e il taglio delle accise si traduce in un beneficio quasi impercettibile per famiglie e imprese.
La misura, nata come intervento emergenziale, mostra oggi tutti i suoi limiti: lo sconto sulla benzina è ridotto, quello sul gasolio mantenuto soprattutto per sostenere l’autotrasporto, ma l’effetto complessivo è annullato dall’aumento delle quotazioni e dall’IVA che cresce proporzionalmente al prezzo del carburante.
Il risultato è un mercato instabile, con oscillazioni continue e una percezione diffusa di rincari nonostante le proroghe
Il sorpasso del diesel sulla benzina, fenomeno raro nel mercato italiano, alimenta ulteriore malcontento.
Per anni il gasolio è considerato il carburante “economico”, scelta privilegiata per chi percorre molti chilometri, e vederlo oggi più caro della benzina accentua la sensazione di un sistema fuori controllo.
Dal governo è ribadito che un taglio strutturale delle accise non è sostenibile per i conti pubblici, ma la conseguenza è un meccanismo che interviene a scadenze ravvicinate senza riuscire a incidere davvero sul costo del rifornimento.
Per famiglie e lavoratori il caro carburanti resta dunque un’emergenza quotidiana, aggravata dall’assenza di misure strutturali e da una dipendenza energetica che espone il Paese alle fluttuazioni internazionali.