Al Congresso FIFA di Vancouver, il tema che scuote i corridoi non è solo politico, ma profondamente calcistico. Gianni Infantino tira dritto: l’Iran national football team disputerà regolarmente i prossimi Mondiali e giocherà negli Stati Uniti “come da calendario”.
La linea del presidente FIFA è netta: “Il calcio deve unire”.
Parole che arrivano mentre, paradossalmente, la delegazione iraniana è assente proprio dal Congresso che riunisce 211 federazioni. Assente non per scelta diplomatica, ma perché respinta all’ingresso in Canada.
Il respingimento a Toronto e il nodo Pasdaran
Il caso nasce all’aeroporto di Toronto, dove il presidente della federazione iraniana Mehdi Taj e il segretario generale si vedono negare l’ingresso.
La motivazione, confermata anche dal The New York Times, è legata al passato ruolo di Taj come dirigente delle Guardie della Rivoluzione (i Pasdaran), organizzazione che il Canada considera terroristica.
Dopo un iniziale tentativo di smorzare l’incidente parlando di possibile errore procedurale, le autorità canadesi sono state chiarissime: i funzionari legati ai Pasdaran non sono ammessi nel Paese.
Una posizione politica ferma, che si scontra frontalmente con l’apertura sportiva ribadita dalla FIFA.
Secondo RMC Sport, la FIFA avrebbe persino offerto un jet privato alla delegazione iraniana per facilitarne il rientro in Canada e la partecipazione ai lavori. Tentativo fallito.
Il paradosso: fuori dal Canada, dentro ai Mondiali negli USA
Il cortocircuito è evidente: l’Iran non può entrare in Canada per il Congresso FIFA, ma – secondo il calendario – giocherà tutte le partite del girone dei Mondiali proprio negli Stati Uniti contro New Zealand national football team, Belgium national football team ed Egypt national football team.
Un contrasto che rende ancora più delicato il dossier politico-sportivo attorno alla manifestazione.
Trump si allinea a Infantino
Sulla vicenda è intervenuto anche Donald Trump, che ha mostrato pieno allineamento con il numero uno della FIFA: “Se l’ha detto Gianni, per me va bene. Gianni è fantastico e credo si debba lasciarli giocare”.
Un endorsement che pesa, considerando i rapporti diretti tra Trump e Infantino e il fatto che le gare iraniane si disputeranno proprio su suolo americano.
Diplomazia, politica e calcio
L’assenza dell’Iran a Vancouver fa rumore quanto, se non più, delle parole di Infantino. Perché certifica come il confine tra sport e geopolitica sia sempre più sottile. La FIFA prova a restare ancorata al principio dell’universalità del calcio. I governi, invece, applicano le proprie leggi e le proprie liste nere.
E in mezzo resta un Mondiale che, prima ancora di iniziare, è già diventato un caso diplomatico globale.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com