25 Aprile: La storia della Liberazione è incompleta. Mancano le donne!

La narrazione della Liberazione dell’Italia dal fascismo è ancora oggi incentrata quasi completamente attorno a figure maschili.
Ma dove erano le donne durante la Resistenza e la liberazione del nostro Paese? C’erano?

C’erano. E come.

Anchel’ANPIlo conferma: secondo i dati raccolti, furono circa35.000 le partigiane combattentie oltre70.000 le donne coinvolte neiGruppi di Difesa della Donna.

Le donne che hanno preso parte attiva alla Resistenza sono ricordate come “staffette”: giovani ragazze che trasportavano messaggi, armi o viveri tra una brigata e l’altra.
Ma non erano solo questo.

Erano anche combattenti, organizzatrici, protagoniste di una lotta che le ha esposte alla prigionia, alla tortura e, in molti casi, alla morte.

Le staffette attraversavano posti di blocco, affrontavano interrogatori durissimi e rischiavano ogni giorno la vita per contribuire alla liberazione del Paese dal regime fascista e dall’occupazione nazista.

Nel 1943 nascono iGruppi di Difesa della Donna: una rete fondamentale nella Resistenza.
Le donne si organizzarono e, attraverso scioperi, sabotaggi, reti clandestine e attività di supporto ai partigiani, fecero politica nel senso più pieno del termine.

La partecipazione alla Resistenza ebbe una doppia valenza:
da un lato la liberazione dal regime, dall’altro l’inizio di un percorso di emancipazione dal ruolo marginale e subordinato in cui la donna era stata confinata.

La Resistenza partigiana fu, di fatto, uno dei momenti di incubazione della prima grande stagione del femminismo italiano.

Questa spinta culminò nel 1946 con una conquista storica:il diritto di voto alle donne.

Non solo. L’Assemblea Costituentevide la presenza di21 donne, molte delle quali provenienti dall’esperienza della resistenza, che contribuirono alla costruzione della Repubblica italiana.

Un passaggio simbolico fondamentale avvenne già nel 1945, quandoAngela Maria Guidi Cingolanifu la prima donna a prendere la parola alla Consulta Nazionale:

“Colleghi, nel vostro applauso ravviso un saluto per la donna che per la prima volta parla in quest’aula. Non un applauso dunque per la mia persona, ma per me quale rappresentante delle donne italiane che ora, per la prima volta, partecipano alla vita politica del Paese.”

Le 21 donne della Costituente provenivano da una pluralità di partiti e ideologie, a dimostrazione del fatto che, nei momenti decisivi della storia, è possibile – e necessario – unire le forze.

Riporto integralmente i loro nomi per ricordarle e rendere loro un piccolo omaggio, in segno di profonda gratitudine:

Democrazia Cristiana (9 donne):

Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Angela Gotelli, Anna Maria Guidi Cingolani, Maria Maddalena Rossi, Vittoria Titomanlio, Maria Federici Agamben.

Partito Comunista Italiano (9 donne):

Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini, Maria Maddalena Rossi .

Partito Socialista Italiano (2 donne):

Bianca Bianchi, Angela Maria Guidi Cingolani (anche citata come indipendente nel gruppo).

Uomo Qualunque (1 donna):

Ottavia Penna Buscemi.

Raccontare il ruolo delle donne nella Liberazione non è solo un atto di memoria.
È un atto di verità.

Perché le donne non sono state comparse della storia: ne sono state protagoniste.

 

Valeria Civale perSportPress24

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