Jannik Sinner, il campione che le istituzioni italiane non meritano

Sinner incorona Montecarlo: il trionfo del Numero 1 senza bandiera italiana nel box

Jannik Sinner ha vinto la finale del Rolex Monte-Carlo Masters 2026 battendo Carlos Alcaraz in una battaglia da veri fuoriclasse. Un titolo che mancava nella sua bacheca, il primo sulla terra rossa del Principato, conquistato con la classe e la freddezza che lo hanno reso il dominatore del circuito.

Con questo successo l’altoatesino riconquista la vetta del ranking ATP, tornando Numero 1 del mondo.
Eppure, mentre Alcaraz poteva contare sul sostegno del Re di Spagna Felipe VI nelle edizioni passate, nel box di Sinner non c’era un solo rappresentante delle istituzioni italiane.

Né il presidente della FITP Angelo Binaghi, né delegazioni del CONI, né figure del Governo. Un’assenza che stride con la grandezza del momento e che riaccende un dibattito ormai ricorrente: l’Italia sa celebrare il suo campione più forte di sempre?

Sinner non è più una promessa: è una leggenda vivente. Nel 2024 ha conquistato l’Australian Open e lo US Open, interrompendo l’egemonia dei “Big Three”.

Nel 2025 ha bissato Melbourne e ha trionfato a Wimbledon, diventando il primo italiano a vincere quattro Slam in carriera.

Nel 2026 ha dominato il Sunshine Double – Indian Wells e Miami – senza cedere un set, un’impresa storica.
A Montecarlo ha sfatato l’ultimo tabù dei Masters 1000 sul rosso, completando una striscia impressionante di vittorie consecutive nei tornei di lusso.

Jannik Sinner porta il tricolore sulla vetta del mondo ma le istituzioni lo snobbano, perchè?

Ventisei titoli ATP, oltre 61 milioni di dollari di montepremi, record su record: Sinner ha trasformato il tennis italiano da Cenerentola a superpotenza. Eppure il rapporto con le istituzioni di casa è segnato da tensioni e polemiche che si ripetono.

La più recente e visibile è proprio l’assenza sistematica di rappresentanti ufficiali ai suoi trionfi più prestigiosi.
Già a Wimbledon 2025, dopo la vittoria in finale, il vuoto nel box azzurro aveva fatto scalpore: mentre Alcaraz ringraziava il suo Re, Sinner festeggiava con il solo team.

Il ministro per lo Sport Andrea Abodi aveva dovuto giustificarsi pubblicamente, parlando di “occasione persa”. Oggi, a Montecarlo, la scena si ripete identica.

Non è solo una questione di presenza fisica. Il caso Clostebol del 2024-2025 ha lasciato ferite profonde

Due test positivi a marzo 2024 per una sostanza proibita (tracce minime dovute alla negligenza del suo fisioterapista), ma l’ITIA aveva assolto Sinner con formula “No Fault or Negligence”.

La WADA ha fatto ricorso al TAS, poi ha accettato un accordo stragiudiziale: tre mesi di ineleggibilità (febbraio-maggio 2025) senza squalifica dei risultati. Binaghi ha difeso a spada tratta il suo campione, definendo l’accordo “una vergognosa ingiustizia che certifica l’innocenza di Jannik” e promettendo un’accoglienza trionfale a Roma.

Ma al ritorno di Sinner proprio a Roma, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è andato a vedere solo la finale femminile, snobbando quella maschile persa poi da Jannik contro Alcaraz.
Ma il dibattito pubblico è stato velenoso: critiche anche da campioni italiani come Federica Pellegrini, che ha parlato di “trattamento diverso” rispetto ad altri atleti.

Sinner ha dovuto gestire un’onda di invidie e sospetti che ha pesato psicologicamente. Altre frizioni hanno segnato il rapporto.

Nel 2025 Sinner ha saltato la Davis Cup in un momento delicato: Binaghi ha ammesso che la decisione è stata “sofferta per lui quanto per me”, ma ha generato polemiche a non finire.

Poi il “no” (o il mancato incontro) con il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Un episodio che ha fatto gridare allo “sgarbo istituzionale”, anche se Binaghi ha rivelato retroscena di salute e impegni.
Sinner è stato definito dallo stesso presidente della FITP “un italiano anomalo, l’opposto di Tomba, Rossi e Pantani”: un campione silenzioso, concentrato sul lavoro, che vive tra Montecarlo e gli allenamenti all’estero e che non ha mai cercato i riflettori della politica.

I risultati parlano chiaro: Sinner ha portato il tennis italiano ai vertici mondiali come nessuno prima.
Ha zittito i critici con la racchetta, ma le istituzioni continuano a latitare nei momenti di gloria.

Mentre il campione altoatesino solleva il trofeo di Montecarlo e torna Numero 1, l’Italia intera dovrebbe chiedersi: fino a quando il nostro più grande talento dovrà vincere da solo, senza una bandiera ufficiale a sventolare al suo fianco?

Se le risposte a questa domanda poi sono che “solo il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici
come detto dall’ex presidente FIGC Gabriele Gravina, allora Jannik Sinner non lo meritiamo.

E se pensiamo che, proprio al posto di Gravina si pensa a Malagò, lo stesso Malagò che da presidente del CONI non andò a vedere la Coppa Davis dopo 50 anni dall’ultima volta che l’Italia la vinse, c’è davvero da pensare che le istituzioni meritino di stare a casa a vedere le nazionali di calcio… Altrui!

Articolo pubblicato il 12.04.26 ore 18.52 a cura di Michela Catena – Sportpress24.com

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