Coppa d’Africa, il Senegal non cede: non consegna i premi e attende il TAS: “È una farsa”

La vicenda più controversa della recente Coppa d’Africa è tutt’altro che chiusa.

Dopo la clamorosa decisione della Confederazione Africana di Calcio di assegnare il trofeo al Marocco nazionale di calcio con un 3-0 a tavolino, il Senegal nazionale di calcio alza il muro e prepara la controffensiva legale.

Da Dakar arrivano parole durissime

Dopo l’attacco del governo senegalese, che ha parlato apertamente di “tentativo di espropriazione ingiustificato” e ha sollevato sospetti su possibili episodi di corruzione interna alla CAF, è intervenuto anche il segretario generale della federazione, Aboulaye Sow.

“Non è difficile da accettare, è una farsa”, ha dichiarato a RMC Sport. “Restiamo fermi sulle nostre posizioni e seguiremo tutte le procedure: sarà il Tribunale Arbitrale dello Sport ad accertare la verità”.

Linea dura: trofeo e premio non si toccano

La posizione del Senegal è chiara e non lascia spazio a compromessi:

  • il trofeo non verrà restituito

  • le medaglie resteranno ai giocatori

  • il premio da 10 milioni di dollari non sarà restituito

Secondo quanto riportato, la somma sarebbe già stata versata alla federazione senegalese. Un ulteriore elemento che complica una situazione già esplosiva.

Anche i calciatori hanno fatto sentire la propria voce, esprimendo sui social tutta la loro contrarietà alla decisione della CAF. Per il gruppo, la Coppa è stata vinta sul campo e tale deve restare.

Verso il TAS, mentre il campo chiama

Il prossimo capitolo si giocherà nelle aule del TAS di Losanna, dove il Senegal proverà a ribaltare una sentenza che ha già fatto il giro del mondo.

Una battaglia legale che potrebbe ridefinire i confini della giustizia sportiva africana.

Nel frattempo, però, si torna a giocare. Sabato 28 marzo, allo Stade de France, il Senegal affronterà il Perù in amichevole.

Un’occasione che, nelle intenzioni della federazione, servirà anche a celebrare davanti ai tifosi un trofeo che, almeno per ora, resta saldamente nelle mani di chi lo ha conquistato sul campo.

La sensazione è che questa storia sia ancora lontana dalla parola fine. E che il vero verdetto, stavolta, non arriverà dal campo ma dai tribunali.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com 

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