Clamoroso epilogo nella Coppa d’Africa. A due mesi dalla finale che aveva incoronato il Senegal dopo una battaglia decisa ai rigori, arriva un verdetto destinato a fare storia, e discutere: la Confederazione Africana di Calcio ha assegnato la vittoria al Marocco nazionale di calcio per 3-0 a tavolino.
La decisione è stata presa dal Comitato d’Appello della CAF, che ha ribaltato il precedente giudizio della commissione disciplinare applicando l’articolo 84 del regolamento.
Determinante, secondo quanto emerso, il comportamento della Senegal nazionale di calcio, che durante la finale aveva abbandonato il campo per diversi minuti in segno di protesta contro una decisione arbitrale: un calcio di rigore ritenuto inesistente, poi fallito da Brahim Díaz.
Un episodio che, inizialmente, non aveva cambiato l’esito sportivo della gara, vinta dal Senegal ai rigori, ma che ha avuto conseguenze pesantissime a posteriori
Il ricorso presentato dalla federazione marocchina è infatti accolto in appello, portando a un verdetto senza precedenti nella storia recente della competizione.
Nel comunicato ufficiale, la CAF ha chiarito che la sconfitta a tavolino del Senegal è decisa “in applicazione dell’articolo 84”, assegnando dunque il titolo al Marocco.
Una scelta che ha immediatamente fatto il giro del mondo, sollevando polemiche e interrogativi sull’equilibrio tra giustizia sportiva e risultato maturato sul campo.
Dalla Federazione marocchina è arrivata una presa di posizione istituzionale: “Il nostro intervento non ha mai avuto lo scopo di contestare la prestazione sportiva, ma solo di chiedere l’applicazione del regolamento”, si legge nella nota, che ribadisce l’impegno al rispetto delle regole e alla stabilità delle competizioni.
La vicenda, tuttavia, potrebbe non essere ancora chiusa. Il Senegal starebbe valutando un ricorso agli organi di giustizia sportiva internazionale, in particolare al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, nel tentativo di ribaltare nuovamente una decisione che ha già assunto i contorni della storia.
Una finale rigiocata nei tribunali, più che sul campo: il calcio africano si ritrova così al centro di un caso destinato a lasciare il segno.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com