Serata amara a Torino, ma piena di orgoglio. La Juventus esce dall’Europa contro il Galatasaray dopo una battaglia epica, segnata però da un episodio che pesa come un macigno: l’espulsione di Kelly a inizio ripresa, maturata dopo revisione al Var e convalidata dal direttore di gara João Pinheiro. Una decisione che ha cambiato volto alla partita e acceso la rabbia dello Stadium.
Ridotta in dieci dal 50’, la squadra di Luciano Spalletti non si è arresa. Anzi. Con carattere e determinazione ha ribaltato l’inerzia emotiva della sfida, riuscendo a recuperare tre reti ai turchi in una rimonta che resterà nella memoria dei tifosi.
Una prova di orgoglio, intensità e qualità, degna della tradizione bianconera.
Poi, nei tempi supplementari, l’episodio che ha chiuso i giochi: prima la zampata di Victor Osimhen, quindi il colpo definitivo firmato da Barış Alper Yılmaz.
Due fendenti che hanno spento il sogno qualificazione, lasciando spazio alla delusione.
Eppure, nel momento più duro, è arrivata la risposta più bella. Al secondo gol del Galatasaray, lo Stadium non ha fischiato: ha applaudito. Un applauso lungo, fragoroso, quasi liberatorio.
Un riconoscimento sincero a una squadra che, pur in inferiorità numerica per oltre un tempo, ha lottato fino all’ultimo pallone.
Restano però le polemiche. L’intervento del Var e la gestione complessiva della gara hanno inciso in maniera evidente sull’esito del confronto.
Il gioco spesso spezzettato, l’atteggiamento ostruzionistico degli ospiti e una direzione di gara giudicata insufficiente hanno alimentato il malcontento.
In molti si chiedono se non sia arrivato il momento di introdurre davvero il tempo effettivo, per evitare che certe dinamiche penalizzino lo spettacolo e l’equità.
La verità, come ha ammesso anche Gatti nel post partita, è che la qualificazione si era complicata già all’andata, a Istanbul, dove l’approccio era stato ben diverso rispetto alla prova generosa e intensa del ritorno.
A Torino, invece, l’impostazione tattica è stata lucida e coraggiosa fin dal primo minuto.
L’eliminazione brucia, soprattutto per come è maturata. Ma se c’è un punto da cui ripartire è proprio quell’applauso. La Juventus esce dall’Europa, sì, ma lo fa a testa alta.
E da quella dimostrazione di unità tra squadra e tifosi dovrà trovare la forza per rilanciarsi in campionato.
Perché alcune sconfitte, quando arrivano così, raccontano molto più di una vittoria.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com