Atalanta-Napoli è la goccia finale: “Rocchi non hai più alibi…”

Il clamoroso epilogo di Atalanta–Napoli è la conferma che il Campionato di Serie A ha perso credibilità e riaperto una frattura profonda nel rapporto tra club, arbitri e tecnologia.

L’episodio del gol annullato agli azzurri, giudicato regolare da larga parte dell’opinione pubblica, è diventato il simbolo di un malessere che, secondo molti, non può più essere ignorato.

Nel mirino non c’è soltanto la direzione di gara di Daniele Chiffi, ma l’intero sistema arbitrale.

E il nome che inevitabilmente finisce al centro del dibattito è quello di Gianluca Rocchi, designatore della CAN di Serie A e Serie B, chiamato a garantire uniformità di giudizio e qualità nelle prestazioni dei direttori di gara.

Un episodio che pesa come un macigno

Il Napoli si è visto annullare il possibile 0-2 in un momento chiave della partita. Un contatto giudicato falloso dall’arbitro, ma che al replay appare quantomeno dubbio.

Ciò che ha fatto infuriare il club partenopeo è soprattutto la mancata “on field review”: perché in altri episodi si richiama il direttore di gara al monitor e in questo caso no?

La domanda non è solo tecnica, ma di principio. Il VAR nasce per correggere errori chiari ed evidenti. Se l’errore è percepito come tale da milioni di spettatori, ma non viene rivisto, la credibilità del sistema vacilla.

La richiesta di un cambio radicale

Dopo l’ennesima decisione contestata in stagione, cresce la voce di chi invoca una svolta drastica: dimissioni ai vertici del settore arbitrale e riforma strutturale dell’intero comparto, VAR compreso.

Non si tratta soltanto di punire un singolo arbitro, ma di ridefinire:

  • I criteri di intervento del VAR

  • La trasparenza delle comunicazioni tra sala e campo

  • L’uniformità di giudizio sugli episodi di contatto

  • La responsabilità pubblica dei designatori

In altri campionati europei si è iniziato a rendere pubblici gli audio tra arbitro e VAR o a spiegare le decisioni a fine gara. In Italia, invece, la sensazione diffusa è che le spiegazioni arrivino tardi – o non arrivino affatto.

Non c’è più fiducia

Il punto centrale non è soltanto l’errore. L’errore fa parte del calcio. Il nodo è la percezione di disparità. Quando squadre in lotta per obiettivi cruciali, come la qualificazione alla Champions League, si sentono penalizzate in momenti decisivi, la tensione diventa sistemica.

Le parole durissime del Napoli nel post gara sono lo specchio di una stanchezza accumulata. Non è la prima polemica stagionale, e probabilmente non sarà l’ultima.

Ma la differenza, stavolta, è la portata mediatica e la sensazione che qualcosa si sia incrinato in modo irreversibile.

Serve davvero una rivoluzione?

Le dimissioni di Rocchi sarebbero un segnale forte, ma basterebbero? Oppure occorre un confronto istituzionale tra Lega, AIA e club per ridefinire regole e protocolli?

Il caso Atalanta–Napoli rischia di diventare uno spartiacque. Se non arriveranno risposte convincenti e rapide, la polemica potrebbe trasformarsi in una crisi di fiducia generalizzata.

Il calcio italiano si trova davanti a un bivio: difendere l’attuale impianto arbitrale o cogliere l’occasione per riformarlo radicalmente.

Perché quando il dibattito non è più sul gioco ma sull’arbitro, qualcosa, inevitabilmente, si è rotto.

Le parole di Giovanni Manna

Non usa giri di parole Giovanni Manna, che nel post partita di Bergamo si presenta davanti alle telecamere al posto di Antonio Conte e punta il dito contro la direzione arbitrale di Daniele Chiffi.

Al centro delle polemiche c’è il gol dello 0-2 annullato agli azzurri per un presunto contatto tra Hojlund e Hien. Una decisione che il direttore sportivo partenopeo definisce senza mezzi termini “incommentabile” e “imbarazzante”.

“Uscire senza punti non per demeriti nostri è qualcosa di grave. Su quell’azione non c’era nulla: non c’è contatto, non c’è nessun fallo. Non capisco come faccia a fischiare. Il gol annullato è imbarazzante.”

Manna insiste soprattutto sull’utilizzo del VAR, sottolineando la disparità di trattamento rispetto ad altri episodi della gara:

“Hanno chiamato l’arbitro sul rigore e qui non guardano. Non è la prima volta che veniamo penalizzati. A Torino c’era il rigore, a Verona abbiamo avuto problemi, ma qui è imbarazzante.”

Secondo il dirigente, l’episodio avrebbe potuto cambiare radicalmente l’inerzia del match:

“Siamo 2-0 a Bergamo e ci tolgono questo gol. Questo non è calcio. Noi andiamo avanti 2-0, poi magari perdiamo 3-2… ma almeno ce la giochiamo.”

Parole che raccontano la tensione di una stagione definita “complicata”, con il Napoli pienamente in corsa per un posto in Champions League:

“Ci stiamo giocando la Champions, andiamo 2-0 a Bergamo e ci tolgono un gol del genere. Siamo stanchi.”

Infine, l’affondo sull’interpretazione del contatto:

“Probabilmente Chiffi ha fischiato una cosa che ha visto solo lui. Hien si appende e si lascia andare. Se non c’è niente, non c’è niente. Non è soggettivo.”

Uno sfogo duro, che rischia ora di aprire un ulteriore fronte polemico tra il club partenopeo e l’AIA, in un momento delicato della stagione.

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com 

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