Doveva essere la stagione della rinascita. È diventata quella delle macerie.
Il Napoli di Antonio Conte saluta anche la Coppa Italia dopo l’eliminazione in Champions League, certificando un doppio fallimento che pesa come un macigno sulle ambizioni azzurre.
La narrazione dell’uomo forte in panchina, del condottiero chiamato a riportare mentalità e risultati, si scontra con una realtà ben più dura: fuori dall’Europa e fuori dalla coppa nazionale, con un gioco spesso prevedibile e una squadra che nei momenti chiave non ha saputo alzare il livello.
La promessa tradita
Quando De Laurentiis ha scelto Conte, il messaggio era chiaro: basta esperimenti, serviva concretezza. Il tecnico salentino rappresentava l’usato sicuro, il sergente di ferro capace di trasformare le squadre in macchine da guerra. Ma il campo racconta altro.
In Champions il Napoli è apparso fragile nelle partite decisive, incapace di gestire la pressione e di cambiare spartito quando il piano iniziale si inceppava.
In Coppa Italia è mancata la fame, quella cattiveria agonistica che dovrebbe essere il marchio di fabbrica di un allenatore che ha costruito la propria carriera sull’intensità e sul controllo totale del gruppo.
Identità smarrita
Il problema non è solo l’eliminazione, ma il modo in cui è arrivata. Un Napoli a tratti compassato, poco creativo, dipendente dagli episodi.
L’impressione è che la squadra non abbia ancora trovato una vera identità: né dominante nel possesso, né micidiale nelle ripartenze.
E quando le rotazioni sono diventate necessarie, le alternative non hanno risposto. Un segnale preoccupante per una rosa costruita per competere su più fronti.
Responsabilità condivise, ma Conte non è più intoccabile
Certo, il mercato e le scelte societarie hanno il loro peso. Ma quando si esce da due competizioni nel giro di poche settimane, l’allenatore non può restare fuori dal banco degli imputati.
Conte è stato ingaggiato per vincere, non per spiegare. Per incidere, non per cercare alibi. E la sua storia insegna che, quando il meccanismo non gira, il clima può diventare rapidamente incandescente.
Ma una cosa è certa, i tifosi sono delusi e anche se Conte era considerato intoccabile, adesso la situazione è molto diversa.
Resta solo il campionato
Ora al Napoli resta il campionato. E diventa un obbligo, non più un obiettivo. Senza una reazione immediata, la stagione rischia di trasformarsi in un anno zero mascherato da transizione.
Il tempo delle parole è finito. Per Conte e per il Napoli è arrivato quello delle risposte. Perché due eliminazioni così ravvicinate non sono un incidente di percorso: sono un campanello d’allarme che suona forte.
E a Napoli, quando suona l’allarme, nessuno resta al riparo dalle critiche.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com