I Classici di Sportpress24 – Così parlò Zarathustra

Per I Classici di Sportpess24 presentiamo Così parlò Zarathustradi Friedrich Nietzsche.

Friedrich Nietzscheè statouno dei filosofi che maggiormente hanno influenzato il XX°secolo.

Così parlò Zarathustra. Un libro per tutti e per nessuno (titolo originale: Also sprach Zarathustra. Ein Buch für Alle und Keinen è un’opera del filosofo tedesco.  Il libro è composto da quattro parti. La prima è stata scritta nel 1883, la seconda e la terza nel 1884, la quarta nel 1885.

Caratteristiche dell’opera

Così parlò Zarathustra è l’opera principale della terza fase della filosofia di Friedrich Nietzsche, quella che si apre con le alternative che si manifestano con la morte di Dio: l’avvento dell’ “ultimo uomo” o del superuomoZarathustra è il profeta del “Superuomo”..

Questa è l’opera in cui Friedrich Nietzsche espone i pilastri del suo pensiero attraverso uno stile profetico, ricco di parabole e metafore. Il libro segue il cammino di Zarathustra, che dopo dieci anni di isolamento scende tra gli uomini per annunciare una nuova verità.

Parte Prima: La Discesa, la Morte di Dio e le Metamorfosi

La narrazione si apre con Zarathustra che lascia la sua montagna. Il suo primo impatto con la realtà è il celebre incontro con un eremita che trascorre la vita lodando Dio. Zarathustra, proseguendo il cammino, si pone una domanda che scuote le fondamenta della civiltà occidentale: “Com’è possibile? Questo vecchio santo non ha ancora sentito dire che Dio è morto?”. La morte di Dio non è solo un evento teologico, ma il collasso di tutti i valori assoluti e delle verità metafisiche che hanno guidato l’uomo per millenni.

Arrivato in città, Zarathustra parla alla folla dell’Oltreuomo (Übermensch). Spiega che l’uomo è un cavo teso tra la bestia e l’Oltreuomo, un ponte e non un fine. Tuttavia, la folla lo deride e chiede di vedere l’ “Ultimo Uomo”, colui che ha inventato la felicità a basso costo, che non ha più passioni né grandi sogni, ma cerca solo il benessere materiale e la mediocrità. Zarathustra comprende che il suo messaggio non è per tutti, ma per “compagni di creazione” che vogliano rompere le vecchie tavole dei valori.

In questa fase introduce le Tre Metamorfosi dello spirito: il Cammello, che porta il peso della tradizione e della morale del “tu devi”; il Leone, che rompe le catene e crea lo spazio per la libertà dicendo “io voglio”; e infine il Fanciullo, che rappresenta l’innocenza, il gioco e il “sacro dire di sì” alla vita, capace di creare valori nuovi in modo ludico e non risentito. La prima parte si chiude con l’esortazione a rimanere fedeli alla terra, rifiutando le speranze ultraterrene che avvelenano l’esistenza.

Parte Seconda: La Volontà di Potenza e il Superamento di Sé

Dopo essere tornato in solitudine, Zarathustra vede in sogno che i suoi nemici stanno distorcendo il suo insegnamento. Torna quindi tra gli uomini per difendere la sua parola. Il tema centrale, qui, è la Volontà di Potenza (Wille zur Macht). Zarathustra chiarisce che la vita stessa è volontà di potenza: non è solo un desiderio di dominio sugli altri, ma un impulso fondamentale all’auto-superamento e alla crescita. “Dovunque io abbia trovato un vivente, lì ho trovato volontà di potenza; e anche nel servitore ho trovato la volontà di essere padrone”.

Zarathustra critica duramente i “sapienti famosi” che difendono il popolo solo per conformismo, e i “tarantolati”, ovvero coloro che predicano l’uguaglianza mossi da uno spirito di vendetta contro chi è superiore. In questa sezione emerge anche il dolore della solitudine: nel “Canto della notte”, il profeta soffre perché, essendo lui stesso una fonte che dona, non può conoscere la felicità di chi riceve.

Un momento drammatico è il capitolo “Della vittoria su sè stessi”, dove Zarathustra spiega che la verità è dura e che per essere creatori bisogna prima essere distruttori. Egli attacca le istituzioni che soffocano lo spirito, come lo Stato, definito “il più freddo di tutti i mostri” e la Chiesa. La parte si conclude con Zarathustra che sente l’avvicinarsi di una verità ancora più profonda e terribile, che non riesce ancora a pronunciare, e che lo spinge a un nuovo ritiro silenzioso.

Parte Terza: L’Eterno Ritorno e il Grande Meriggio

Questa è la parte più metafisica e oscura, in cui viene rivelato il pensiero dell’Eterno Ritorno dell’Uguale. Durante un viaggio in nave, Zarathustra affronta lo “Spirito di Gravità” (raffigurato come un nano che gli siede sulle spalle). Davanti a una porta chiamata “Attimo”, dove si incontrano due sentieri infiniti (passato e futuro), Zarathustra propone la sua visione: se il tempo è infinito e le configurazioni della materia sono finite, ogni cosa che accade deve essere già accaduta e dovrà ripetersi eternamente.

L’Eterno Ritorno è il peso più grande, ma anche la prova suprema per l’Oltreuomo. Accettare che ogni dolore, ogni gioia e ogni errore ritornino per sempre significa amare la vita così intensamente da non desiderare nulla di diverso. È il concetto di Amor Fati. La visione del pastore che morde la testa del serpente nero che lo stava soffocando simboleggia proprio questo: il superamento del disgusto per la ripetizione dell’esistenza umana.

Zarathustra celebra la sua liberazione con canti di gioia, come il “Canto dei Sette Sigilli”, un inno all’eternità e al matrimonio tra la sua anima e la vita. Egli ha finalmente vinto lo Spirito di Gravità e ha compreso che il senso del mondo non va cercato in un “aldilà”, ma nella ripetizione sacra dell’ “aldiquà”. Il “Grande Meriggio” rappresenta il momento della massima chiarezza, in cui l’uomo si libera definitivamente dalle ombre del passato.

Parte Quarta: Il Nichilismo e gli Uomini Superiori

L’ultima parte ha un tono più narrativo e quasi teatrale. Zarathustra è invecchiato e vive nella sua caverna con i suoi animali: l’aquila, simbolo di fierezza, e il serpente, simbolo di saggezza. Un giorno sente un grido d’aiuto e incontra diversi “uomini superiori” che hanno smarrito la via: un profeta di sventura, due re, un mendicante volontario, un mago e l’ultimo papa. Questi personaggi rappresentano il fallimento dell’uomo moderno che ha capito che Dio è morto, ma non ha ancora la forza di diventare Oltreuomo.

Essi cadono preda del nichilismo e della nostalgia. Zarathustra li ospita, ma assiste con sdegno alla “Festa dell’Asino”, una parodia del culto religioso in cui questi uomini, incapaci di stare senza un padrone, finiscono per adorare un asino. Zarathustra comprende che questi uomini superiori sono solo “ponti” o “precursori”, ma non sono ancora i suoi veri “figli”.

L’opera si conclude con un segno: un leone che gioca con uno stormo di colombe. Zarathustra interpreta questo come il segnale che il suo tempo è giunto e che i suoi simili stanno arrivando. Lascia la sua caverna radioso, pronto a una nuova fase della sua missione, avendo superato l’ultima tentazione: la compassione per l’uomo superiore. Il libro termina non con una conclusione dogmatica, ma con un inizio perenne.

Le frasi

“Erano gradini per me, li ho saliti; a tal fine ho dovuto oltrepassarli. Ma quelli credevano che volessi riposarmi su di loro.”

L’uomo è una fune tesa fra l’animale e il Superuomo, una corda sopra l’abisso.”

Nell’amore c’è sempre un po’ di follia. Ma nella follia c’è sempre un po’ di saggezza.”

L’autore

Friedrich Wilhelm Nietzsche nacque a Rocken, nei pressi di Lipsia, il 15 ottobre 1844. È stato uno dei filosofi più influenti e controversi della modernità. Nietzsche divenne professore di filologia classica a Basilea a soli 24 anni. Tuttavia, la salute cagionevole e il temperamento inquieto lo costrinsero a lasciare l’insegnamento nel 1879, iniziando un periodo di viaggi errabondi tra Svizzera, Francia e Italia, celebre il suo legame con Torino.

Il suo pensiero, espresso con uno stile aforistico e poetico, mirava alla “trasvalutazione di tutti i valori”. Attraverso concetti come la morte di Dio, l’Oltreuomo e la Volontà di Potenza, Nietzsche distrusse le certezze della morale cristiana e del razionalismo occidentale, esaltando la vita e la creatività.

Nel 1889, a Torino, subì un crollo mentale definitivo. Trascorse gli ultimi undici anni di vita in uno stato di paralisi cognitiva, accudito dalla sorella Elisabeth, che in seguito manipolò i suoi scritti a fini ideologici. Nietzsche lasciò la vita a Weimar il 25 agosto 1900.

Articolo a cura di Massimiliano Vienna – Sportpress24.com – Fota da x e di Massimiliano Vienna

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