Amori e No di Cecilia Lavatore al Teatro Nuovo Piccolo Garbatella

Amori e No di Cecilia Lavatore: spettacolo teatrale tratto dall’omonimo libro.

È domenica pomeriggio.
A Roma iniziano ledomeniche ecologiche del 2026e devo anticipare l’uscita per riuscire a raggiungere in auto ilTeatro Nuovo Piccolo Garbatella, in via Ignazio Persico 80/A.

Alle 17.00 va in scenaAmori e No, di e con Cecilia Lavatore.
Classe 1990, romana, insegnante, poetessa, scrittrice, performer.

Cecilia scrive con uno stile riconoscibile. Suo. Solo suo.
Capace di tenere lettori e lettrici incollati ai suoi racconti d’amore, e non.Amori e No, prodotto daRed Star Press, è una raccolta di storie vere. È la penna di una donna, questa volta, a scrivere dal punto di vista maschile. Già questo è bastato ad attirare la mia attenzione: di solito, nella letteratura, avviene il contrario.

Il teatro è intimo e accogliente. L’atmosfera che si respira è in perfetta armonia con quella del quartiere romano della Garbatella.

Arrivano gli spettatori, tutti accomunati da un’aura che sembra dire chiaramente:sono qui e non c’è altro luogo in cui avrei voluto trovarmi.
Un pubblico gentile ed empatico che consuma un piccolo aperitivo offerto dalla MAC, l’associazione culturale che gestisce il teatro.

È ora di entrare in Sala 1.

Ci sediamo. Le luci si abbassano.
Cecilia entra ed è magnetica: tutta l’energia della sala, improvvisamente, cambia.

In mano ha un gomitolo. Guarda tra le sedute, incrocia il mio sguardo e avanza adagio verso di me. Pronuncia la prima battuta:
“Io non so cucire”.
Nel frattempo mi consegna il capo del filo del gomitolo.
(Eh lo so: che scherzetto).

Le emozioni mi pervadono mentre la ascolto attentamente. Stringo quel filo che mi unisce a lei mentre raggiunge il palcoscenico e mi godo lo spettacolo da privilegiata. Mi sento un po’ come un avatar, connessa a un altro essere che sta dando voce a qualcosa che anche io ho provato. È così che fanno gli artisti.

I racconti si alternano:stratificati, a volte ironici, a volte taglienti.

Il ritmo di Cecilia tiene alta l’attenzione dal primo all’ultimo minuto, capace di regalarci sorrisi che arrivano puntuali, proprio quando servivano.

In scena, oggetti che evocano momenti di vita vera permettono alla poesia di incontrare la concretezza. Piangiamo e ridiamo mentre l’ascoltiamo, tutti, senza la minima distrazione. Applausi di ammirazione intervallano le narrazioni.

Tra i temi ricorrenti:il legame con la famiglia di origine; un amore che sembra essere rimasto un tema ancora aperto; l’amicizia; la maternità, vissuta sia come figlia sia come questione sociale e culturale.
Cenni ad argomenti attuali come le app di dating, i social, la salute mentale come gesto di cura, ci restituiscono uno spettacolo profondamente attuale e reale.

Dopo la performance molti gli spettatori in fila per ricevere l’autografo della scrittrice sulla propria copia del libro.

Saluto Cecilia con stima. Faccio una piacevole chiacchierata con Marzia Verdecchi, del MAC e mi incammino verso la macchina pensando che non vedo l’ora di scrivervi questo articolo per consigliarvi di non perdere leprossime date:6 e 7 febbraio a Testaccio.

Articolo a cura di Valeria Civale — Sportpress24.com

 

 

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