Firenze piange ancora, travolta dall’ennesimo lutto che colpisce la famiglia viola. Oggi, 17 gennaio 2026, è venuto a mancare Rocco Commisso, presidente e simbolo della rinascita recente della Fiorentina.
Una notizia che riapre ferite mai guarite, dalla tragedia di Davide Astori alla scomparsa di Joe Barone, passando per lo spavento legato a Edoardo Bove.
Una città e un popolo di tifosi segnati da eventi tragici che vanno oltre il calcio.
Il presidente del popolo
Commisso non era solo un imprenditore italo-americano: era diventato l’anima passionale della Fiorentina, l’uomo che aveva preso in mano un club in crisi con l’ambizione di riportarlo in alto.
Sempre presente, a volte sopra le righe, ma profondamente legato ai colori viola, alla città, alla gente. Dopo la morte di Barone, suo braccio destro, era apparso stanco, provato.
Oggi, anche lui se ne va, lasciando un vuoto enorme, umano prima ancora che dirigenziale.
Astori, Barone, Bove: le cicatrici di un club ferito
Il dolore di oggi si intreccia con le tragedie del recente passato. Il 4 marzo 2018, la scomparsa improvvisa di Davide Astori aveva sconvolto il calcio italiano. Capitano, uomo simbolo, fratello maggiore nello spogliatoio.
Da allora, il numero 13 è diventato sacro, come il suo ricordo.
Nel marzo 2024, a pochi anni di distanza, un altro colpo: Joe Barone muore improvvisamente a Bergamo. Il suo malore prima di Atalanta-Fiorentina, l’agonia al San Raffaele, poi il dolore.
Commisso era crollato: in lui vedeva un amico, un fratello. Da lì, il suo rapporto con la squadra era cambiato, diventando ancora più viscerale.
A fine 2024, un altro spavento: Edoardo Bove si accascia in campo. Per fortuna, la vita ha prevalso, ma la paura ha riportato tutti a Udine, a quella stanza maledetta.
Oggi Bove gioca all’estero, ma rimane un pezzo di cuore viola.
Una città ferita, ma orgogliosa
Firenze è in lutto, di nuovo. La Fiorentina perde la sua guida, la sua voce, il suo presidente combattente. Commisso ha lasciato un segno profondo, fatto di investimenti, passione e battaglie, anche scomode, per difendere la dignità del club.
Oggi non è solo la fine di una presidenza. È la chiusura di un’epoca segnata da dolori troppo grandi, ma anche da un amore immenso per una maglia e una città. Firenze saprà rialzarsi, come sempre.
Ma lo farà con un’altra cicatrice nel cuore.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com