Cala il sipario sulla 109ª edizione di Pitti Immagine Uomo, che dal 13 al 16 gennaio ha trasformato ancora una volta la Fortezza da Basso nel cuore pulsante della moda maschile internazionale.
Con 750 marchi presenti e un tema, “Motion”, che ha raccontato la moda come dinamismo, racconto e trasformazione, l’edizione ha confermato lo spessore internazionale della manifestazione.
A livello di affluenza, si registra un sostanziale pareggio nel numero di buyer esteri rispetto a gennaio 2024, segnale di una tenuta solida dell’interesse globale per il menswear presentato a Firenze.
In calo, invece, la partecipazione dei buyer italiani, una flessione che riflette le incertezze interne del mercato e un momento complesso per la distribuzione nazionale.
Nonostante questo, l’energia in fiera è stata alta, grazie alla presenza di nomi importanti come Woolrich, Herno, Barbour, Diadora, Lardini e nuove proposte dal mondo asiatico, con i guest designer giapponesi Soshiotsuki e Shinyakozuka in evidenza.
Un’edizione che ha confermato Pitti Uomo come piattaforma di riferimento per la moda maschile, capace di attrarre ancora buyer, stampa e operatori da tutto il mondo.
Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine
“Alle 12.00 di oggi le rilevazioni delle affluenze di buyers esteri in Fortezza da Basso registrano un andamento che conferma pienamente i dati dello scorso gennaio, quando raggiungemmo le 5.000 presenze, in aumento sul 2024.
Se pensiamo alle tante tensioni internazionali e alla cautela con cui il mercato si sta muovendo, è un risultato di grande importanza.
Dall’altra parte i compratori italiani calano leggermente e al termine di questa edizione si attesteranno probabilmente intorno alle 7.600 unità, in linea, non dimentichiamolo, con il problematico quadro che arriva dagli osservatori sulla distribuzione e il dettaglio nazionali.
Abbiamo registrato un calo di compratori italiani, e questo è lo specchio del mercato se consideriamo che nel nostro paese negli ultimi tre anni hanno chiuso 26mila negozi.
Sull’estero abbiamo conferme anche grazie all’importante lavoro che fa l’Ice che con i piani di ospitalità ogni anno invita oltre 350 compratori esteri, e per l’uomo sono circa 170 a stagione.”
La classifica dei principali mercati esteri vede al primo posto la Germania, seguita da Regno Unito, Spagna, Olanda, Turchia, Giappone, Stati Uniti, Francia, Svizzera, Belgio, Grecia e Portogallo
Un mix europeo e internazionale che testimonia l’appeal crescente del made in Italy e delle proposte presentate alla Fortezza da Basso.
Intanto, gli organizzatori guardano già ai prossimi appuntamenti: sono in fase di definizione i piani per l’edizione estiva di Pitti Uomo, mentre l’attenzione si sposta ora sulle imminenti fiere Pitti Filati e Pitti Bimbo, che proseguiranno il racconto del sistema moda a Firenze nelle prossime settimane.
Napoleone prosegue: “Pitti Filati va bene e in quei giorni si svolgerà anche Pitti Bimbo perché da solo è un impegno troppo grosso per 170 marchi presenti, numero che riflette il calo demografico.
Basti pensare che nel 2008 in Italia sono nati 580mila bambini e nel 2024 siamo scesi a 360mila. Anche la distribuzione è cambiata e quasi l’80 per cento in Italia avviene in catene e franchising e grande distribuzione.”
“Tornando in Italia sono sempre convinto che anche per lo sviluppo delle attività fieristiche non da ultimo sia necessario essere ben collegati dal punto di vista dei trasporti in quest’ottica in un momento così complesso sarebbe auspicabile avere un aeroporto adeguato.
I collegamenti sono “unique selling proposition” e chi deve o vuole investire a Firenze non può farne a meno.”
Raffaello Napoleone, invita però alla prudenza:
“Potremo avere certamente più compratori e allo stesso tempo si potrebbe aprire un nuovo mercato in quei paesi (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay, ndr), però prima bisogna vedere e verificare la situazione e le opportunità che si possono o meno realizzare”.
Tra ottimismo e realismo, la moda maschile italiana continua a muoversi tra consolidamento e apertura a nuovi scenari, cercando di interpretare le dinamiche globali in continua trasformazione.
Articolo a cura di Deborah Formati – SportPress24.com