Il presidente della classe arbitrale è stato squalificato per presunte pressioni sui vertici degli organi tecnici di Serie C e Serie D
Sintesi del provvedimento disciplinare
Il tribunale federale della FIGC ha accolto la proposta della procura infliggendo ad Antonio Zappi, attuale presidente dell’AIA, una sanzione di 13 mesi di inibizione nel primo grado di giudizio. Al centro della vicenda processuale vi sono le presunte pressioni che il dirigente avrebbe esercitato su Maurizio Ciampi e Alessandro Pizzi, allora responsabili degli organi tecnici di Serie C e Serie D, per spingerli a rassegnare le dimissioni. Nonostante l’entità della squalifica superi la soglia dell’anno, Zappi resta formalmente in carica: in base alle norme dello Statuto FIGC, infatti, la decadenza automatica dalla presidenza si verifica soltanto quando il provvedimento diventa definitivo, ovvero dopo la sentenza di secondo appello.
Le contestazioni dei legali sulla conduzione del processo
Una drastica rottura ha segnato la strategia difensiva durante l’udienza, quando gli avvocati Sergio Santoro, Daniele Sterrantino e Matteo Sperduti hanno scelto di abbandonare l’aula in segno di protesta. I legali hanno giustificato tale gesto denunciando una compromissione del diritto alla difesa, causata dal rigetto delle loro richieste istruttorie preliminari. In particolare, la difesa ha lamentato l’impossibilità di procedere al controesame di Ciampi e Pizzi, le cui testimonianze rappresentano il cardine dell’accusa. A questo si è aggiunto il disaccordo sulla gestione dei tempi e dei documenti: il tribunale ha infatti concesso solo quarantacinque minuti per analizzare i contratti sportivi appena acquisiti, negando inoltre qualsiasi rinvio dell’udienza, una serie di decisioni che, secondo gli avvocati, ha svuotato di significato la fase istruttoria del dibattimento.
La replica e la linea difensiva di Zappi
Da parte sua, Antonio Zappi ha difeso con fermezza la legittimità delle proprie azioni, inquadrandole come un atto di coerenza rispetto al mandato di rinnovamento ricevuto dagli associati al momento della sua elezione. Il presidente ha sottolineato come le sue decisioni rientrino pienamente nell’autonomia tecnica e organizzativa che le norme riconoscono in via esclusiva all’Associazione Italiana Arbitri. Secondo questa visione, la sanzione non colpirebbe soltanto la sua figura individuale, ma rappresenterebbe un precedente pericoloso capace di minare l’indipendenza futura dell’intera categoria arbitrale. Zappi ha concluso ribadendo che la sua battaglia legale è volta a proteggere l’integrità del sistema e i diritti dell’Associazione contro gli interessi dei singoli, riaffermando il principio di terzietà degli arbitri all’interno del mondo del calcio.
Articolo a cura di Valerio Giuseppe Bellinghieri – Sportpress24.com