I Classici di Sportpress24 – I Malavoglia

Per I Classici di Sportpess24 presentiamo “I Malavoglia”di Giovanni Verga.

“I Malavoglia” è sicuramente il romanzo più conosciuto dello scrittore Siciliano Giovanni Verga. Quest’opera è considerata uncaposaldo della letteratura verista italiana. In particolare,“I Malavoglia”, è una delle letture più diffuse e indicate nei programmi di letteratura scolastica. 

Il titolo

Il romanzo si intitola“I Malavoglia”per un motivo ironico e contrastivo: I reale cognaome della tamiglia è Toscano.Il soprannome “Malavoglia”è dato, in senso dispregiativo dagli abitanti del paese di Aci Trezza.

Il nome “Malavoglia” significa il contrario di ciò che la famiglia rappresenta, che è gente laboriosa e “buona e brava gente di mare”.Malavoglia” era un nomignolo negativo, tipico delle consuetudini popolari siciliane, che Verga ha scelto per immedesimarsi il più possibile nel linguaggio e nel punto di vista della comunità.

Un’altra interpretazione vede il nome “Malavoglia” come una condanna nascosta, un’etichetta che preannuncia il loro destino di sconfitti incapaci di adattarsi ai cambiamenti sociali e alla modernità. 

La genesi del romanzo

Il romanzo è frutto di un lungo lavoro di progettazione e stesura e rappresenta la prima tappa di quello che doveva essere il “Ciclo dei vinti”. In questo primo romanzo, Verga descrive i più deboli della società dell’epoca. Cosa che il lettore trova già nell’introduzione.

Interessante è constatare come spessotemi e tecniche che poi saranno sviluppati nei romanzi siano già presenti nelle novelle.
Dal punto di vista delle tecniche in questo romanzo Verga ricorre all’impersonalità e al narratore popolare, che già aveva usato ad esempio“Rosso Malpelo”.  

Dal punto di vista dei temi ci sono invece due novelle in particolare che fungono da modello per I Malavoglia:Padron ‘Ntoni (1875), una novella non pubblicata, definita da Verga come un «bozzetto marinaresco», in cui inizia a prendere forma la vicenda dei Malavoglia.

Fantasticheria(1879), la prima novella diVita nei campi, in cui Vergaci presenta un mondo siciliano fermo a valori arcaici e ci introduce al mondo di Aci Trezza che tornerà ne“I Malavoglia”, un mondo povero dominato da necessità naturali, fatto di ripetitività e rassegnazione, ma più autentico della vita mondana e cittadina. Al mondo in continua trasformazione si oppongono «quei sentimenti miti, semplici, che si succedono calmi e inalterati di generazione in generazione». Tuttavia, come vedremo, questo mondo va in pezzi ne“I Malavoglia”.

La trama

Il romanzoI Malavoglia, pubblicato nel 1881,racconta la storia della famiglia Toscano, soprannominata “i Malavoglia”, pescatori che vivono nel paese siciliano di Aci Trezza. Al centro della vicenda vi è il lento e doloroso disfacimento di una famiglia umile ma onesta, travolta da una serie di sventure economiche e morali.L’opera rappresenta uno dei capolavori del Verismo italiano e riflette la visione pessimistica di Verga, secondo cui chi tenta di migliorare la propria condizione sociale è inevitabilmente destinato alla rovina.

La famiglia vive nella “Casa del nespolo”, simbolo di stabilità, tradizione e continuità.Il capofamiglia è padron ’Ntoni, un vecchio pescatore che incarna i valori della saggezza popolare: il lavoro, la solidarietà familiare, il rispetto delle regole non scritte della comunità.Con lui vivono il figlio Bastianazzo, la nuora Maruzza detta la Longa e i nipoti ’Ntoni, Luca, Mena, Alessi e Lia. Nonostante la povertà, i Malavoglia godono di una buona reputazione in paese e riescono a vivere dignitosamente grazie al lavoro in mare.

L’equilibrio della famiglia viene spezzatoquando padron ’Ntoni decide di tentare un piccolo affare per migliorare la loro situazione economica: acquistare a credito un carico di lupini da rivendere. Per trasportarli, Bastianazzo parte con la barca di famiglia, la “Provvidenza”, ma una tempesta improvvisa fa naufragare l’imbarcazione e l’uomo muore in mare.Alla tragedia umana si aggiunge quella economica: il carico è perduto e il debito con zio Crocifisso, detto Campana di legno, rimane da saldare.

La rovina economica ed i contrasti umani

Da questo momento inizia la rovina dei Malavoglia.Senza Bastianazzo, la famiglia perde il suo principale sostegno economico. Padron ’Ntoni, ormai anziano, fatica a mantenere tutti, mentre la Longa è profondamente segnata dal dolore. Il paese, che inizialmente mostra una certa pietà, comincia presto a giudicare e a prendere le distanze dalla famiglia caduta in disgrazia.Il debito crescee, non riuscendo a pagarlo,i Malavoglia sono costretti a ipotecare e poi a perdere la casa del nespolo, evento che assume un valore altamente simbolico: con la casa viene meno l’identità stessa della famiglia.

Nel frattempo emergono i contrasti generazionali. ’Ntoni, il nipote maggiore, tornato dal servizio militare, è inquieto e insoddisfatto.Ha conosciuto un mondo diverso e non accetta più la vita dura e monotona dei pescatori. Si scontra spesso con il nonno, che difende i valori tradizionali e invita alla rassegnazione. Mena, invece, accetta il sacrificio e rinuncia al suo amore per Alfio Mosca, poiché la rovina economica rende impossibile il matrimonio. I più piccoli, Alessi e Lia, crescono in un clima di privazioni.

Un altro colpo durissimo arriva con la chiamata alle armi di Luca, che parte per la guerra. Poco tempo dopo giunge la notizia della sua morte, sacrificio inutile e lontano che accresce il dolore della famiglia. La Longa, già provata dalle sofferenze, si ammala di colera e muore. La sua scomparsa segnala dissoluzione del nucleo familiare originario e priva i Malavoglia del loro centro affettivo.

Il tentativo di riscatto 

Dopo la morte della madre, la situazione peggiora ulteriormente. Padron ’Ntoni appare sempre più stanco e indebolito, mentre Mena assume il ruolo di guida morale della famiglia.Lia, invece,diventa vittima delle maldicenze del paese: la povertà e la disonra rendono fragile la sua posizione sociale.’Ntoni si allontana sempre più dal lavoro e dalla famiglia, frequenta cattive compagnie e decide infine di lasciare Aci Trezza in cerca di fortuna, rifiutando definitivamente il mondo tradizionale.

Il suo tentativo di riscatto fallisce. Dopo un periodo di assenza,’Ntoni ritorna al paese, ma è cambiato: è più cinico, disilluso e incapace di reintegrarsi nella comunità. I rapporti con il nonno si fanno sempre più tesi. Coinvolto in una rissa, ’Ntoni accoltella un uomo e viene arrestato. L’episodio rappresenta il punto più basso della rovina morale della famiglia. Padron ’Ntoni vive l’arresto come una vergogna peggiore della miseria stessa, poiché colpisce l’onore, valore fondamentale nella sua visione del mondo.

Dopo l’arresto di ’Ntoni, Lia, travolta dalle chiacchiere e dall’emarginazione, è costretta a lasciare il paese e finisce in una vita di degrado. Mena rinuncia definitivamente a ogni progetto personale e accetta una vita di rinunce. Padron ’Ntoni, ormai malato e senza forze, viene ricoverato all’ospizio, lontano dalla casa del nespolo e dalla sua famiglia. Qui ripensa alla sua vita e ai valori che hanno guidato le sue scelte, simbolo di un mondo arcaico destinato a scomparire.

Epilogo

L’unico a riuscire, in parte, a riscattare la famiglia è Alessi.Rimasto fedele al lavoro e alla tradizione,con grandi sacrifici riesce a riacquistare la casa del nespolo.Questo evento segna una parziale restaurazione dell’ordine originario, anche se le perdite subite sono irreparabili. Prima di morire, padron ’Ntoni rivede Alessi, affidandogli idealmente i valori della famiglia.

Nel finale del romanzo,Alessi e Mena vivono nella casa del nespolo, simbolo di una stabilità ritrovata ma segnata dal dolore. ’Ntoni, uscito di prigione, torna solo per salutare i suoi familiari e se ne va definitivamente, consapevole di non appartenere più a quel mondo. Il romanzo si chiude così con una visione profondamente pessimistica: l’ordine tradizionale può essere ricostruito solo attraverso sacrificio e rassegnazione, mentrechi tenta di ribellarsi al proprio destino sociale è condannato alla sconfitta.

Le frasi

“L’uomo è il fuoco e la donna è la stoppa. Viene il diavolo e soffia.”

“Il matrimonio è come una trappola di topi; quelli che son dentro vorrebbero uscire, e gli altri ci girano intorno per entrarvi.”

“Ognuno all’arte sua, e il lupo alle pecore.”

L’autore

Giovanni Verga nasce a Catania il 2 settembre 1840. Verga è consideratoilmassimo esponente del Verismo,corrente letteraria che ritrae oggettivamente la realtà sociale, soprattutto quella siciliana umile e rurale, attraverso un linguaggio impersonale e “corale”. Trasferitosi prima a Firenze e successivamente a Milano, Verga rimase affascinato dal “Naturalismo francese” seguendo autori come Zola.

Successivamente si dedica al Versmo con uno stile del tutto personale: “L’ideale dell’ostrica”, ossia, il non potersi staccare dal proprio ambiente senza soccombere e la regressione. Ilnarratore che si nasconde tra la folla, con pessimismo di fondo. 

Tra le sue opere principali si possono citare“Nedda”(novella, 1874),“Vita dei campi”(1880),“I Malavoglia” (1881), “Mastro Don Gesualdo”(1889),“Cavalleria rusticana”(novella/opera teatrale, 1884). 

Tornato a Catania negli anni 90 del 1800, Verga viene nominato senatore. Morirà nella città natale il 22 gennaio 1922.

Articolo a cura di Massimiliano Vienna – Sportpress24.com – Fota da X e di Massimiliano Vienna

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