Cosa vogliono queste femministe nel 2026?
Le donne oggi possono votare, studiare e lavorare. Dal 1981 sono state abolite anche le leggi che consentivano il delitto d’onore e il matrimonio riparatore. E allora: che vogliono di più queste scocciatrici?
Molte persone, quando sentono pronunciare la parola“femminismo”, provano un vero e proprio fastidio fisico. Ed è proprio su questa reazione istintiva che vale la pena interrogarsi.
Perché si prova questo impulso a smaterializzarsi davanti a u-n-a f-e-m-m-i-n-i-s-t-a (brrrrr!)?
Forse il femminismo fa paura perché mette in crisi il sistemafamigliacosì come lo abbiamo conosciuto?
Forse temiamo che, a causa del femminismo, andremo incontro all’estinzione, perché osa mettere in discussione le care vecchie abitudini?
I cambiamenti costano fatica al nostro cervello. Numerosi studi dimostrano che l’essere umano tende ad arroccarsi nella sicurezza delle proprie consuetudini, rinunciando persino a significative semplificazioni della vita pur di non affrontare il “nuovo”.
Pensiamo a Galileo Galilei, perseguitato dalla Chiesa e costretto ad abiurare la teoria eliocentrica (per essere chiari: il Sole al centro del sistema solare. Cosa vera e oggi universalmente accettata). Oppure a Giordano Bruno, arso vivo anche per le sue idee cosmologiche e per la teoria degli infiniti mondi.
Il nuovo, insomma, spaventa. Eccome se spaventa
Il femminismo contemporaneo ha quindipiù che senso di esistere, proprio per questo. Non solo perché le donne continuano a subire un trattamento impari, evidente in molteplici ambiti, tra cui:
- le politiche retributive(a parità di inquadramento e anzianità, in Italia le donne guadagnano mediamente circa il15–16% in menodei colleghi uomini);
- il tasso di disoccupazione e inattività, ancora più alto di quello maschile;
- illavoro di cura, ancora in larghissima parte a carico delle donne;
- laviolenza di genere: stupri, femminicidi, maltrattamenti, violenza economica e psicologica;
- vessazioni socialie culturali in ambito familiare e territoriale;
- l’esclusione sistemica dallinguaggio;
- il riconoscimento e l’acquisizione deidiritti per le soggettività storicamente assimilate alla condizione femminile.
Il femminismo, oltre a tutto questo, è anche unalente rivoluzionaria di consapevolezzasul contesto sociale e culturale in cui viviamo.
Spaventa perché mette in crisi l’idea di famiglia così come l’abbiamo conosciuta fino a oggi
Il calo demografico, di cui qualche cavernicolo accusa erroneamente il femminismo, è in realtà il prodotto di un ordine economico mondiale che rende necessari due stipendi per coprire le spese vive, che ci vuole costantemente produttivi, impegnati a dedicare gran parte della nostra esistenza a lavori che arricchiscono pochi e impoveriscono molti.
Il femminismo spaventa perché punta una lente sullaviolenza in ogni sua forma: quella con cui trattiamo il pianeta, dominandolo, sfruttandolo e deturpandolo fino a renderlo potenzialmente inabitabile, come ci avvertono le previsioni scientifiche.
Il femminismo terrorizza perché ci mostra che anche la nostra alimentazione è strutturalmente violenta — e che potrebbe esserlo molto meno.
Il femminismo fa sudare freddo perché ci prende per le spalle e ci costringe a guardare in faccia una verità scomoda: quella quotidianità a cui ci siamo aggrappati è spesso unaprigione tossica, dalla quale possiamo — e dobbiamo — liberarci.
Un giorno alla volta. Un pezzetto alla volta. Con piccoli e continui atti di gentilezza verso noi stessi, verso gli altri, verso il pianeta che abitiamo e verso tutti gli esseri viventi.
Senza eroismi. Senza esasperazioni né degenerazioni.
Si può fare.
E riguarda tutti: uomini, donne e tutte le altre soggettività che abitano questo pianeta.
Articolo a cura di Valeria Civale — Sportpress24.com
One thought on “Il Femminismo non serve più a niente?”
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