Lutto, rabbia e dolore scuotono il calcio ecuadoriano dopo il brutale omicidio di Mario Pineida, ex calciatore del Barcellona Sporting Club, assassinato insieme alla moglie a colpi d’arma da fuoco mentre si trovava per strada, in pieno giorno, nella città di Guayaquil.
Un’esecuzione che ha scioccato l’intero Paese e che ha lasciato un segno profondo anche su chi, come Felipe Caicedo, di Pineida era stato compagno e amico.
Caicedo, attaccante 37enne con un passato importante tra Lazio, Genoa e Inter, ha annunciato tra le lacrime la decisione di abbandonare definitivamente il calcio:
“Molto probabilmente mi ritirerò. Non ho intenzione di continuare. La morte di Mario Pineida mi ha segnato profondamente e non voglio più sapere niente di calcio”, ha dichiarato, visibilmente scosso.
Il giocatore ha poi aggiunto: “Non resterò al Barcellona. Sono un uomo che vive di momenti, e quando ho deciso di tornare qui l’ho fatto più con il cuore che con la testa”.
Le parole di Caicedo testimoniano quanto l’omicidio dell’ex terzino abbia colpito non solo il mondo sportivo, ma anche la sfera personale e affettiva di chi gli era vicino.
L’assassinio di Pineida, avvenuto con modalità da vera esecuzione in un Paese sempre più travolto da violenze e criminalità, ha acceso i riflettori sull’insicurezza dilagante in Ecuador e sulla necessità di tutelare anche gli sportivi, spesso bersagli di regolamenti di conti o vittime collaterali di un sistema in crisi.
Il calcio, in lutto, perde non solo un altro volto amato, ma rischia ora di dire addio anche a una delle sue bandiere, Felipe Caicedo, travolto da un dolore più forte della passione per lo sport che lo ha reso celebre.
Foto Claudio Pasquazi – Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com