Ancora una volta Gianluca Mancini, difensore della Roma, finisce al centro delle polemiche per un episodio che ha lasciato strascichi amari sul piano sportivo e mediatico.
Durante il match contro il Como, valido per la 16ª giornata di Serie A, il numero 23 giallorosso si è reso protagonista di un fallo durissimo su Ramon, centrocampista della squadra lariana.
Un intervento duro, che ha suscitato indignazione tra tifosi e addetti ai lavori.
Il gesto è subito etichettato come “fallaccio cattivo e volontario”, non solo per l’impatto fisico ma per il tempismo e l’apparente volontarietà dell’intervento.
A stupire è però l’assenza di un intervento sanzionatorio deciso da parte dell’arbitro: nessun cartellino rosso, nessuna revisione al VAR, niente di niente e insufficiente alla luce della pericolosità del contatto.
Non è la prima volta che Mancini finisce sotto accusa per comportamenti eccessivamente aggressivi
I dati parlano chiaro: è tra i difensori più fallosi della Serie A, eppure spesso protetto dalla direzione arbitrale, secondo l’opinione di molti osservatori.
Le sue entrate dure, le continue proteste e le provocazioni in campo sono ormai un marchio di fabbrica, ma raramente si traducono in sanzioni adeguate.
Sui social e tra i commentatori sportivi si è riacceso il dibattito: “Cosa deve fare Mancini per essere espulso?”, è uno dei commenti più ricorrenti.
La sensazione, sempre più diffusa, è che goda di una sorta di immunità arbitrale, nonostante comportamenti che in altri casi porterebbero a sospensioni e squalifiche.
Il fallo su Ramon rilancia una riflessione più ampia sulla tutela dei giocatori in campo e sull’uniformità di giudizio da parte degli arbitri, in una Serie A sempre più discussa anche sul piano della gestione disciplinare.
La Roma, dal canto suo, incassa una vittoria importante contro il Como, ma nella capitale si sa che funziona così, c’è chi è da sempre tutelato e chi subisce il rovescio della medaglia.