“Aiutateci a combattere simulatori e accentuatori”. È questo l’appello lanciato da Gianluca Rocchi, designatore arbitrale della Serie A, durante l’incontro con la stampa tenutosi martedì presso la centrale VAR di Lissone.
L’obiettivo è chiaro: stigmatizzare pubblicamente certi comportamenti antisportivi per creare un effetto deterrente.
Un invito rivolto ai media – TV, giornali e web – affinché evidenzino chi, in campo, cerca di ingannare arbitri e avversari.
La battaglia contro i “furbetti” è però già partita a livello internazionale.
L’IFAB, l’organo che gestisce le regole del gioco, e Pierluigi Collina, capo degli arbitri FIFA, stanno sperimentando un nuovo provvedimento in Coppa d’Arabia: due minuti obbligatori fuori dal campo per i giocatori che ricevono cure mediche, per scoraggiare simulazioni e perdite di tempo.
Sul tavolo anche novità che potrebbero essere introdotte già dal prossimo Mondiale: l’estensione del VAR ai calci d’angolo (per evitare che azioni nate da corner inesistenti condizionino i risultati) e il controllo sui secondi cartellini gialli, oggi esclusi dall’intervento tecnologico.
Intanto, il bilancio VAR in Serie A nelle prime 14 giornate è positivo: sventati l’85,4% degli errori arbitrali. Curiosamente, il VAR interviene più frequentemente in Champions League che nel campionato italiano.
C’è però un dato su cui riflettere: la Serie A è il campionato con il tempo effettivo più basso tra i top 5 europei, e quello con la media falli più alta (25,44 a partita, contro i 21,25 della Premier League).
Per Rocchi e l’AIA, la responsabilità non è solo degli arbitri: “Il livello tecnico si è abbassato negli ultimi anni e meno qualità significa più falli”.
La strada per un calcio più pulito e fluido è tracciata, ma passa anche dalla cultura sportiva di giocatori, club e tifosi.
Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com