I Classici di Sportpress24 – I miserabili

Per i Classici di Sportpress24 presentiamo “I miserabili” di Victor Hugo. 

“I Miserabili” è un’opera monumentale che non solo racconta una storia avvincente, ma offre anche una profonda riflessione sulla natura umana, la società e la ricerca di giustizia. La scrittura di Hugo è ricca di dettagli e descrizioni vivide, rendendo il romanzo un classico intramontabile della letteratura mondiale. 

Il titolo 

Il titolo “I miserabili” prende il nome dai personaggi del romanzo. Questi appartengono agli strati più bassi della società francese dell’Ottocento, i cosiddetti “miserabili” – persone precipitate nella miseria, ex forzati, prostitute, monelli di strada, studenti in povertà, la cui condizione non era mutata, né con la Rivoluzione, né con Napoleone, né con Luigi XVII.  

La genesi del libro

I miserabili è composto da cinque tomi, per completare i quali Hugo impiegò moltissimi anni, interrompendo il lavoro dopo una prima ideazione (la prima bozza conosciuta è del 1843) e recuperandolo durante gli anni del suo esilio.

Il romanzo è il risultato di un lunghissimo lavoro. Questo si basa su attente ed acute riflessioni circa la condizione degli ultimi e dei miserabili nella Parigi del tempo. I miserabilli ebbe un successo immediato, La pubblicazione del I Miserabili si deve all’intuizione di Albert Lacroix, ventisettenne ammiratore di Hugo. L’editore che comprò il libro a scatola chiusa e ne curò l’uscita e la promozione.

Caratteristiche del libro

Il romanzo “I Miserabili” affronta numerosi temi, tra cui: redenzione, giustizia sociale, amore e sacrificio, identità e riscatto. La storia si svolge in Francia nel XIX secolo e segue le vite di diversi personaggi, principalmente quella di Jean Valjean, un ex detenuto, e le sue interazioni con altri personaggi chiave.

L’intreccio alterna la narrazione delle storie dei protagonisti a digressioni di carattere storico e morale, vale a dire che il racconto degli eventi viene spesso interrotto per inserire resoconti di vicende storico-politiche, come la battaglia di Waterloo, o riflessioni intime dei protagonisti.

La trama

Il romanzo inizia con la storia di Jean Valjean, un uomo condannato a cinque anni di lavori forzati, pena allungata di altri 14 anni per tentativi di evasione, per aver rubato un pezzo di pane per sfamare i suoi nipoti affamati. Dopo essere stato rilasciato, Valjean scopre che la società lo tratta come un reietto a causa del suo passato. Nonostante le sue buone intenzioni, trova difficile reintegrarsi nella società. Dopo aver subito un trattamento umiliante da parte di un ostello, Valjean viene accolto dal vescovo Myriel, che gli offre cibo e rifugio. Tuttavia, Valjean, spinto dalla disperazione e dalla paura di essere catturato, ruba le posate d’argento del vescovo. Immediatamente arrestato, viene portato di nuovo di fronte al Vescovo, il quale lo difende dai gendarmi sostenendo che quelle posate erano in realtà un dono. Anzi, lo rimprovera di non avere preso anche i candelabri d’argento, fino ad allora gli unici oggetti di lusso tenuti da Myriel. Questo atto di misericordia segna l’inizio della trasformazione di Valjean. 

Dopo l’incontro con il vescovo, Valjean decide di cambiare vita. Assume una nuova identità come Monsieur Madeleine e diventa un rispettato imprenditore, un industriale di bigiotteria e sindaco di” Montreuil-sur-Mer”. Sotto il suo governo, la città prospera e Valjean si dedica ad aiutare i bisognosi. Tuttavia, il suo passato lo perseguita quando l’ispettore Javert, un uomo rigido e inflessibile, inizia a sospettare della sua vera identità.

Fantine

Fantine è una giovane che lavora in una fabbrica, viene licenziata quando i suoi capi scoprono che la ragazza è madre di una figlia avuta fuori dal matrimonio (sedotta da un uomo che poi l’ha abbandonata) e affidata ad una famiglia, i Thénardier, a cui invia regolarmente dei soldi per il mantenimento della piccola. Un caso come questo era considerato a quel tempo assolutamente scandaloso e un licenziamento, soprattutto per una ragazza indifesa come Fantine, era cosa scontata.

Trovatasi in condizioni di terribile miseria, Fantine si riduce a fare la prostituta per poter continuare a mantenere sua figlia, Javer è deciso ad arrestare Fantine per un’aggressione ai danni dell’aristocratico che l’aveva importunata mentre esercitava l’attività di meretricio. Valjean/Madeleine salva la donna dalla prigione, nonostante Fantine sia gravemente malata. Decide di curarla e di trovare e prenderne in affidamento la figlia, Cosette.

Lo scambio di persona

Un caso fortuito può permettere a Valjean di vivere finalmente tranquillo. Il suo cuore, però, è troppo onesto per nascondersi dietro una menzogna: un delinquente viene arrestato e scambiato per Jean Valjean, viene condannato all’ergastolo. Il vero Jean potrebbe approfittare della cosa ma non riesce a mettere a tacere il senso di colpa e si reca in carcere per autodenunciarsi. Fantine, intanto, si ammala e muore ma Valjean riesce ad evadere di prigione, fingersi morto, e trovare finalmente la figlia di Fantine, la già menzionata Cosette, che è trattata come una serva dai Thénardier che teoricamente avrebbero dovuto accudirla e crescerla. Valjean riesce a prenderla con sé e i due, perseguitati ancora dall’ispettore Javert che non crede alla sua morte, si nascondono in un convento di Parigi dove sono aiutati dal giardiniere che gli permette di entrare ed uscire.

In convento trascorrono quasi sei anni, celandosi sotto l’identità di fratello del giardiniere, Ultime Fauchelevent, che resterà da allora in poi il suo nome “ufficiale”. Cosette e Valjean escono dal convento nel 1829 per decisione dello stesso Valjean, Jean Valjean e Cosette prendono alloggio a Parigi. Qui vivono una vita modesta e ritirata, ma dignitosa, Il tutto, grazie ai risparmi che l’uomo era riuscito a mettere in salvo prima della sua cattura

Marius

Cosette ha quattordici anni. Ormai sicuri di non essere più riconosciuti Cosette e Valjean vivono allo scoperto a Parigi. In una delle giornate trascorse ai Giardini di Lussemburgo Cosette conosce e si innamora di un ragazzo, Marius.  Questi è figlio di un ufficiale di Napoleone. Marius la ricambia sinceramente i sentimenti verso la giovane. Fra i due sboccia quindi un tenerissimo amore. Marius ha promesso a suo padre, in punto di morte, di trovare la famiglia Thénardier perché uno dei suoi membri gli salvò la vita durante la battaglia di Waterloo.

Ovviamente Marius non sa che in realtà i Thénardier sono dei criminali. Quando i protagonisti si incontrano tutti nuovamente, Valjean rischia di essere nuovamente smascherato e Marius di finire nei guai per colpa dei Thénardier. Qust’ultimi cercano di incastrarlo nei loro loschi affari. Aiutato dalla figlia dei Thénardier che è innamorata di lui, Marius riesce a cavarsela ma a questo punto Cosette e Valjean, di nuovo in pericolo, fuggono alla volta dell’Inghilterra e Marius, distrutto dal dolore, pensa di suicidarsi gettandosi sulle barricate degli scontri che interessarono Parigi nel giugno del 1832 quando le truppe di Luigi Filippo si scontrano con gli insorti durante il colpo di stato.

La relazione tra Cosette e Marius e la resa dei conti con Javert 

Jean Valjean viene a scoprire, tramite una lettera scritta da Cosette a Marius, il legame fra i due, da lui nemmeno sospettato e rimane sconvolto dalla notizia. Valjean scopre anche l’intenzione del giovane di suicidarsi e si avvia egli stesso alla barricata. Qui, nell’infuriare degli scontri, ritrova Javert, fatto prigioniero dei rivoltosi e da questi condannato a morte. Tramite un sotterfugio, l’ex forzato si incarica dell’esecuzione dell’ispettore ma, nascosto dietro a un muro, simula l’uccisione e in realtà risparmia il poliziotto. Poi, mentre polizia e la Guardi Nazione irrompono nella barricata, porta in salvo Marius, colpito e privo di sensi. Jean si carica Marius sulle spalle e i due fuggono attaverso le fogne di Parigi.

Dopo aver depositato l’esanime Marius a casa del nonno, Javert riconduce Valjean a casa sua e, con suo sommo stupore, lo lascia libero di andarsene. In seguito, l’integerrimo ispettore di polizia, incapace di conciliare la riconoscenza che deve al criminale che gli ha salvato la vita con quella di tutore della legge, sceglie di togliersi la vita gettandosi nella Senna.

Epilogo

Siamo ora nel 1833, ultimo anno in cui si dispiega la narrazione de I MiserabiliMarius e Cosette si sono sposati ma Jean decide di scappare e sparire per sempre per non mettere a repentaglio la sicurezza dei giovani sposi. Solo Marius è al corrente della vecchia vita di Jean, Cosette non ha mai saputo nulla della vera vita dell’uomo che le ha fatto da padre. I tre quindi si separano ma Jean arriva ad ammalarsi gravemente e i due coniugi, saputa la notizia, lo raggiungono al suo capezzale dove, accanto ai vecchi candelabri donati a Jean dal vescovo all’inizio della vicenda, l’uomo muore ormai in pace e circondato da chi lo ama.

Le frasi

“Amare od aver amato, basta: non chiedete nulla, dopo. Non è possibile trovare altre perle nelle oscure pieghe della vitaamare è esser completi.” 

“Non vi è nulla come i sogni per creare il futuro. Utopia oggi, carne ed ossa domani.” 

“Le brutalità del progresso si chiamano rivoluzioni. Quando sono finite, si riconosce questo: che il genere Umano è stato maltrattato, ma ha camminato.” 

L’autore

Nato il 26 febbraio 1802 a Besançon, in Francia, Hugo si distinse sin dalla giovane età per il suo talento letterario. La sua famiglia era di origini modeste. Il padre, un generale dell’esercito napoleonic, influenzò profondamente la sua formazione. Dopo la morte prematura del padre, Hugo si trasferì con la famiglia a Parigi. Qui iniziò a dedicarsi alla scrittura e alla poesia.

Il suo primo successo letterario arrivò con la pubblicazione di “Odes et ballades” nel 1822. Seguito da una serie di raccolte poetiche che gli valsero il riconoscimento come uno dei principali poeti della sua epoca. Tuttavia, Hugo non si limitò alla poesia: si dedicò anche alla narrativa, divenendo celebre per romanzi che affrontavano grandi temi sociali e umani.

Tra le sue opere più conosciute spiccano “Notre-Dame de Paris” (1831) e “Les Misérables” (1862). “Notre-Dame de Paris” è un romanzo storico ambientato nel XV secolo. Mette in luce l’architettura, la società e le ingiustizie del tempo. Ha contribuito a riscoprire e preservare il patrimonio della cattedrale di Notre-Dame. “Les Misérables”, invece, è un’epopea che narra le vicende di Jean Valjean, un ex detenuto.  Affronta temi di giustizia, misericordia, povertà e rivoluzione. Il romanzo mostra la lotta dell’individuo contro le ingiustizie sociali e la corruzione, diventando un simbolo della lotta per i diritti umani.

L’attività politica 

Oltre alla sua attività letteraria, Victor Hugo fu anche un attivo politico. Fu deputato e senatore, e si schierò spesso contro l’autoritarismo e le ingiustizie del suo tempo. La sua posizione lo portò a vivere in esilio dal 1851 al 1870, dopo il colpo di stato di Napoleone III, trascorrendo gli anni in Belgio e in Guernesey. Durante l’esilio, continuò a scrivere e a sostenere le cause democratiche, tornando in Francia con la Restaurazione della Repubblica.

Hugo fu anche un fervente difensore dei diritti civili e un sostenitore delle cause sociali. Si impegnò contro la pena di morte, la povertà e l’ingiustizia. La sua opera e il suo pensiero ebbero un ruolo importante nel sensibilizzare l’opinione pubblica e nel promuovere il cambiamento sociale.

Morì il 22 maggio 1885 a Parigi. Hugo lasciò un’eredità immensa. La sua morte fu commemorata con grandi funerali di stato. Ancora oggi è considerato uno dei più grandi geni della letteratura mondiale. La sua influenza si estende oltre la letteratura, abbracciando il teatro, la politica e il pensiero sociale, rendendolo una figura fondamentale della cultura francese e internazionale.

Articolo a cura di Massimiliano Vienna – Sportpress24.com – Foto da X e di Massimiliano Vienna

 

 

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