I Classici di Sportpress24 – Uno, nessuno e centomila

Per i Classici di Sportpress24 presentiamo Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello.  

Uno, nessuno e centomila è, insieme a Il Fu Mattia Pascal, il romanzo più famoso di Luigi Pirandello. Come vedremo, questo è uno dei libri più pirandelliani che Pirandello scrisse, la quintessenza del suo pensiero e della sua scrittura. E questo è, ancora, più importante se pensiamo che Uno, nessuno e centomila fu l’ultimo romanzo di Pirandello e per questo rappresenta anche l’immagine di sé che egli volle lasciare. 

Caratteristiche del romanzo

Pirandello scrive Uno, nessuno e centomila nell’arco di molti anni e più nello specifico in quegli anni in cui l’autore è preso dal teatro e viaggia per il mondo per assistere o mettere in scena lui stesso i suoi spettacoli. L’elaborazione del romanzo era iniziata già intorno al 1910, ma il grosso del lavoro di scrittura si concentra nei primi anni 20. 
Il romanzo Uno, nessuno e centomila viene pubblicato tra il 1925 e il 1926 sulla rivista “La Fiera Letteraria”.

Questo romanzo, l’ultimo dell’autore siciliano, è denso di enigmi, e secondo lo stesso autore esso è «sintesi completa di tutto ciò che ho fatto e la sorgente di quello che farò». In una lettera autobiografica, Pirandello lo definisce come il romanzo “più amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita“. 

La trama

La storia raccontata nel romanzo Uno, nessuno e centomila inizia con un evento fortuito e apparentemente insignificante.  Vitangelo Moscarda, il protagonista, scopre dalla moglie di avere il naso storto, un dettaglio di sé stesso che egli non aveva mai notato. Questa piccola coincidenza innesca un vortice di ragionamenti che lo portano, attraverso vari esperimenti, alla consapevolezza di non essere per gli altri come egli è per sé stesso. 

L’usuraio

I ragionamenti continuano ad affollarsi nella sua testa fino ad un altro momento di rottura. Vitangelo pensa al padre, un padre distante e arcigno che, secondo lui, di professione faceva il banchiere. Ma all’improvviso ecco l’illuminazione: il padre non era un banchiere, ma un usuraio! Questo intensifica la sua frustrazione. Dunque, per gli altri lui è il figlio dell’usuraio e, dal momento che ha ereditato la banca del padre, usuraio egli stesso, un ruolo nel quale non si era mai visto. Decide allora di iniziare a scompigliare le carte, distruggendo le immagini di lui che gli altri si erano fatti, gli altri “lui” che vivono negli occhi delle persone che lo conoscono.

Follie

Vitangelo comincia a compiere delle azioni che ai suoi occhi hanno un senso e uno scopo preciso, ma che agli occhi degli altri appaiono come segni di follia. Il primo esperimento è quello con Marco di Dio e sua moglie Diamante, due poveri sognatori, vecchi clienti del padre usuraio, che vivono in una catapecchia di Vitangelo. Il protagonista decide di inscenare lo sfratto dei due, salvo poi, a sorpresa, donargli una casa. Di fronte a questo gesto, col quale Vitangelo vorrebbe allontanare la fama di usuraio che egli ha in paese, la gente reagisce gridandogli: «Pazzo! Pazzo! Pazzo!».   

La seconda azione folle che Vitangelo compie, questa volta in preda alla rabbia, è di ritirare il proprio capitale dalla sua banca, mandandola fallita. Le reazioni degli altri questa volta sono più violente. La moglie va via di casa e lui litiga col suocero. Tutti, in primis gli amministratori della sua banca, ormai lo credono impazzito. 
Ma interviene qui un nuovo personaggio, Anna Rosa, amica della moglie, che lo fa chiamare e lo avverte che tutti stanno cospirando contro di lui per farlo dichiarare insano di mente. Per fare ciò lo fanno parlare con il vescovo, ma Vitangelo lo riesce a sviare motivando le sue scelte con la bontà e la carità. Con Anna Rosa Vitangelo si apre, cerca di spiegargli i suoi pensieri, lei li capisce e, sconvolta e con un gesto inaspettato, cerca di ucciderlo con una pistola.    

Il nulla

Dopo il tentato omicidio di Vitangelo, c’è il processo contro Anna Rosa. La versione che Vitangelo dà al giudice è che si sia trattato di un incidente, ma Anna Rosa ha già confessato. Nel finale, Vitangelo ci dice che ora vive in un ospizio e che ormai ha accettato la propria condizione attraverso l’accettazione del nulla, del fatto che la vita “non conclude”. Egli è ormai fuori dal mondo e lontano dalle persone e il libro si chiude con queste parole: «muoio ogni attimo, io, e rinasco nuovo e senza ricordi: vivo e intero, non più in me, ma in ogni cosa fuori».   

Le frasi

“Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere.” 

“Notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri.” 

“La vera solitudine è in un luogo che vive per sé e che per voi non ha traccia né voce, e dove dunque l’estraneo siete voi.” 

L’autore

Pirandello nasce il 28 giugno del 1867 vicino Agrigento – all’epoca Girgenti,  precisamente in una località chiamata Caos. Su questo lo scrittore amò sempre scherzare, definendosi un “figlio del caos”. Pirandello cresce in un clima di forte disillusione per le aspettative disattese del Risorgimento, di cui i genitori erano stati sostenitori. Questo, come altri eventi della sua vita, influenzerà le sue opere e la sua visione del mondo. Nel 1887 si iscrive alla Facoltà di Lettere a Roma, ma nel 1889 si trasferisce a Bonn, in Germania, dove si laurea nel 1891 con una tesi sul dialetto di Agrigento.

è stato un drammaturgo, scrittore e poeta italiano, insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1934.

Per la sua produzione, i temi affrontati e l’innovazione del racconto teatrale è considerato tra i più importanti drammaturghi del XX secolo. Tra i suoi lavori spiccano diverse novelle e racconti brevi (in italiano e in siciliano) e circa quaranta drammi, l’ultimo dei quali incompleto.

I romanzi di Pirandello ottengono grande diffusione in Italia, ma sarà il suo teatro a portarlo al successo internazionale. Nel 1921, dopo il fiasco della prima rappresentazione a Roma, viene riproposto a Milano “Sei personaggi in cerca d’autore” che questa volta ottiene un successo strepitoso: è l’inizio di un’ascesa che lo porterà al Premio Nobel del 1934. Nel frattempo aveva riunito le sue novelle nella raccolta Novelle per un anno e aveva dato alle stampe nel 1926 il suo ultimo romanzo:£Uno, nessuno e centomila”. Muore il 10 dicembre 1936 a Roma.   

Articolo a cura di Massimiliano Vienna – Sportpress24.com – (Foda da X ex Twitter e di Massimiliano Vienna)

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