Un viaggio nel 2148 per capire il presente
Roma, 20 novembre 2025 – È stato inaugurato oggi, dalle 18 alle 21, il MUPA – Museo del Patriarcato, ospitato nello spazio AlbumArte in via Flaminia 122 a Roma. L’installazione, ideata da ActionAid, immagina un mondo nel 2148, anno in cui – secondo il Global Gender Gap Report – si raggiungerà finalmente la parità di genere in Europa.
Il museo è una provocazione potente, ma anche un atto di speranza: come mi ha raccontato Isabella Orfano (che ho intervistato e che sarà protagonista di un prossimo articolo), l’obiettivo è mostrare quanto sia urgente un cambiamento culturale profondo.
Il senso del MUPA: prevenzione primaria della violenza
ActionAid, insieme all’Osservatorio di Pavia, ha trasformato i risultati di una ricerca sulla rappresentazione della donna in Italia in un percorso immersivo.
La loro missione è chiara: fare prevenzione primaria della violenza, ovvero agire sulle cause culturali e strutturali che generano discriminazione e violenza.
Non rispondere “dopo” la violenza, ma lavorare prima, cambiando linguaggi, ruoli, stereotipi, educazione e rappresentazione.
L’esperienza immersiva: un futuro che racconta il presente
Catcalling all’ingresso
Prima ancora di entrare, una voce maschile ripete frasi di catcalling (“Ehi bella!”, “Ciao splendore!”): un’esperienza disturbante proprio perché familiare a ogni donna.
Merchandising e ironia
L’ingresso presenta, tra altri articoli, dei tappetini “Calpesta il patriarcato”, un modo leggero e ironico per iniziare un percorso tutt’altro che leggero.
Reperti dal 2148: l’infanzia e gli stereotipi
La prima sala mostra giocattoli divisi per genere e pagine di libri scolastici attuali pieni di stereotipi:
la mamma che lava e stira, il papà che lavora e legge il giornale. La “super mamma” che cucina, si mette il rossetto lava e stira vs “il nostro paparone” tiratardi che beve le birre, ascolta le notizie al tg, legge le mail di lavoro e arriva in ritardo a consumare la cena calda appena sfornata dalla super mamma!
Il passato? No: il presente spacciato per futuro.
Media e politica: uomini che parlano del corpo femminile
Un’altra sezione evidenzia come temi come l’aborto o le politiche sul lavoro vengano trattati pubblicamente quasi sempre da uomini, in talk show e dibattiti.
Paura quotidiana
Manichini rappresentano l’accerchiamento sui mezzi pubblici, la paura di rincasare da sole, il senso costante di vulnerabilità che le donne vivono nella vita reale.
Infanzia e linguaggi: i pantaloni rosa
Un bambino con pantaloni rosa viene deriso dai coetanei: un riferimento al noto corto cinematografico che smonta gli stereotipi di genere.
Violenza psicologica e vittimizzazione
Una sottana con la scritta “Dove sei? Con chi sei? Colpa tua” restituisce la brutalità del victim-blaming.
La giustizia patriarcale
Un martelletto da giudice, in teca, descrive il sistema giuridico del XXI secolo come teoricamente equo, ma “depotenziato da gravi problemi strutturali”.
Troppo spesso, racconta l’installazione, la giustizia finisce per colpevolizzare la donna.
La piramide della violenza
Mattoncini che rappresentano tutte le forme di violenza di genere, dalle battute sessiste al femminicidio, mostrano come ogni livello sostenga l’altro: nulla è innocuo, tutto è connesso.
La stanza del femminicidio
Una proiezione su sfondo nero elenca i nomi delle donne uccise in Italia.
La parola femminicidio viene spiegata come fenomeno sistemico e ricorrente nel 2025.
“Sorella, io ti credo”
Un neon luminoso rinnova il patto di sorellanza: credere alle donne non è un gesto politico, ma umano.
Violenza domestica
Porte danneggiate da calci e pugni, e una scena familiare in cui la donna è schiava del carico domestico mentre l’uomo è comodamente sul divano.
Uno specchio autentico di tante case italiane.
Installazione interattiva
Un uomo in giacca e cravatta attende che i visitatori gli appiccichino addosso frasi stereotipate:
“È troppo emotiva”,
“Lascia, te lo spiego io”,
“Non è roba per te”.
Un museo che ti obbliga a partecipare, non solo a osservare.
Partecipazione e accoglienza
All’inaugurazione di oggi si è percepita una partecipazione altissima: donne e uomini di ogni età, tantissime persone curiose e coinvolte.
Lo staff si è dimostrato gentile, preparato e disponibile, accogliendo tutti con sorrisi e attenzione.
Isabella Orfano, in particolare, ha dedicato tempo e cura alle domande dei visitatori.
Come Papàtriarcato, sono rimasta profondamente colpita dalla qualità dell’allestimento, dalla potenza del messaggio e dal calore umano di chi ha costruito questo progetto.
Date, orari e chiusura per il corteo
Il MUPA sarà visitabile dal 20 al 25 novembre 2025.
📌 Sabato 22 novembre il museo rimarrà chiuso per permettere allo staff di partecipare al corteo nazionale contro la violenza di genere.
Un gesto di coerenza e grande sensibilità.
L’ingresso è gratuito, ma è richiesta la prenotazione tramite Eventbrite.
Eventi speciali
Durante la settimana, il museo ospiterà talk, laboratori e incontri dedicati ai temi della rappresentazione, dell’autodeterminazione e della cultura femminista.
Tra questi:
- 21 novembre – Immaginare un altro mondo: la cultura come atto politico di trasformazione.
- 23 novembre – Laboratori “shooting femminista” e talk su corpi, sguardi e libertà.
- 24 novembre – Laboratori con Goga Mason e Lucha y Siesta.
- 25 novembre – Speciale podcast e incontro “Normalizzare la violenza”.
Il messaggio finale di Papàtriarcato
Il MUPA ci invita a guardare il presente come fosse già passato.
Ci costringe a chiederci: vogliamo davvero aspettare il 2148 per la parità?
Io no.
E credo nemmeno voi
Articolo a cura di Valeria Civale — Sportpress24.com

