I Classici di Sportpress24 – Il rosso e il nero

Per i Classici di Sportpress24 presentiamo Il rosso e il nero” di Stendhal. 

Il rosso e il nero. Cronaca del 1830 (titolo originale, Le Rouge et le Noir, con due sottotitoli: Chronique du XIXe siècle e Chronique de 1830) è con La Certosa di Parma” il romanzo più popolare dello scrittore francese. 

Il titolo

Il titolo “Il rosso e il nero” ha subito molte interpretazioni. Due sono le versioni più accreditate: la prima vede il “Rosso” del sangue, del coraggio, dell’età napoleonica, il “Nero” delle tenebre della restaurazione, del potere ipocrita del clero, della morte. La seconda, invece, vede il Rosso come le uniformi dei soldati di Napoleone, rimandando, inevitabilmente, per i lettori dell’epoca al Rosso come le bandiere dell’imminente Rivoluzione di LuglioIl Nero come le vesti dei seminaristi, che Sorel, protagonista del romanzo, indossa non per fede ma per convenienza 

La genesi del libro

Bisogna partire da una citazione: “La verità, l’aspra verità”. Stendhal prende spunto da un fatto di cronaca realmente avvenuto nel 1927“L’affaire Berthet”. Il tribunale di Corte d’Assise dell’Isére condanno a morte il figlio di un maniscalco. Questi aveva assassinato la sua amante, moglie di un notaio del luogo.   

Caratteristiche del libro

Come scritto in precedenza, il libro è costellato di citazioni. Stendhal ne antepona una ad ogni capitolo del romanzo. Il rosso e il nero” è un romanzo psicologico. Stendhal descrive perfettamente la struttura sociale della Francia pre rivoluzione del 1830. In una calma apparente ci sono moltissime tensioni tra diverse fazioni. Come, ad esempio, tra Parigi e la sua provincia, tra borghesia e nobiltà, tra giansenisti e gesuiti. 

La trama

Julien Sorel, protagonista del romanzo, è molto ambizioso. Egli è il figlio del proprietario di una segheria. Julien, fervente ammiratore di Napoleone Bonaparte, e decisamente portato per le lettere e la teologia. Studia, infatti, sotto la tutela del curato di Verriéres 

Terminati gli studi, Julien, sempre molto ambizioso, entra nella casa di Monsieur dRenàl, già sindaco della ciitadina. Il suo ruolo è quello di precettore. La sua forte ambizione lo spinge a conquistare la moglie di dRenàl, sino ad innamorarsene.  

Come in tutti i piccoli paesi, la storia tra i due comincia a circolare al punto tale che il sindaco riceve una lettera anonima che l’informa dell’infedeltà della consorte. A questo punto, Julien decide di fuggire e rifugiarsi in un seminario di Besançon. 

In casa del marchese de la Mole 

In seminario, Julienne riesce a crearsi amicizie importantissime. Grazie all’intercessione del direttore, l’abate Pirard, riesca a diventare segretario del marchese La Mole e si trasferisce a ParigiIn quei salotti, la sua anima geniale e appassionata si innalza con facilità e suscita l’interesse di Mathilde, figlia del marchese, annoiata dalla falsità dei suoi pretendenti. 

Mathilde è innamorata di Julien, però, è fortemente indecisa. Non sa se seguire il suo nuovo amore o conservare la sua posizione sociale. Compresa la situazione, Julien, grazie ad uno stratagemma, fa capitolare l’innamorata.  

Mathilde è rimasta incintaElla, quindi, chiede al padre il permesso di sposare Julien. 

Il colpo di scena

Il Marchese La Mole, pur sospettando che julienne sia un cacciatore di dote, concede al futuro padre del bambino un titolo ed una rendita. Il sospetto del Marchese è sempre più forte. Egli, infatti, decide di scrivere una lettera per chiedere informazioni su Julien a Madame De Renàl. 

Il matrimonio tra Mathilde e Julien sta per essere celebrato. Arriva, però, la risposta epistolare di Madame de Rênal. Questa informa il marchese che Julien l’ha ingannata e che è in realtà un truffatore.  

La lettera di risposta di Madame de Renàl, è stata dettata del nuovo curato di Verriéres. Questo, però, il marchese non lo sa e, quindi,  per certa la veridicità della missiva. 

Tutti i sogni, gli intrighi ed i progetti di Julien sono andati in fumo. Ormai Julien non ha più una speranza. Nella sua testa, il protagonista del romanzo, ha solo la vendetta.

Epilogo

Tornato a Verriéres, Julien si presenta alla messa. Qui, colto da furore, spara a Madame de Renàl con l’intento di ucciderla. Anche questo progetto è fallito. Madame è stata ferita al braccio ed è viva. 

Julien, dopo il processo, viene condannato alla ghigliottinaIl tutto nonostante tutti gli intrighi architettati da Mathilde, per salvargli la testa e l’affetto di Madame de Rênal che, sopravvissuta, è colta dai rimorsi e lo perdona. 

La sentenza viene eseguita. Mathilde recupera la testa di julienne e, prima di seppellirla, la bacia. Con questo gesto Matilde ha emulato il suo antico avo Bonifazio de LMole. A tre giorni dalla decapitazione di Julien, muore, in preda alla disperazione, Madame de Rênal. 

La frase

“Ciò che caratterizza le grandi passioni è l’immensità degli ostacoli da superare e l’oscura incertezza dell’evento.” 

L’autore

Stendhal, pseudonimo di Marie-Henri Beylenasce a Grenoble il 23 gennaio 1783. Stendhal è stato uno scrittore e letterato francese. Le sue prime opere furono le biografie di Haydin, Mozart, Metastasio e Gioacchino Rossini. seguite nel 1817 da una Storia della pittura in Italia e dal libro di ricordi e d’impressioni su Roma, Napoli e Firenze, di stampo romantico. Quest’ultimo fu firmato per la prima volta con lo pseudonimo di Stendhal, nome forse ispirato alla città tedesca di Stendal, dove nacque l’ammirato storico e critico d’arte Johann Joachimm Winckelmann. 

Celebrato per i romanzi Il rosso e il nero (1830), “La Certosa di Parma (1839) e l’incompiuto “Lucien Leuwen”, capolavori scritti in una prosa essenziale ma vertiginosa, che ricerca la verità psicologica dei personaggi, ha lasciato una lunga teoria di testi e abbozzi inconclusi, testimonianza della quantità di progetti concepiti ma non realizzati[1]. Con BalzacDumasHugoFlaubertProustMoupassant e Zola, Stendhal è uno dei maggiori rappresentanti del romanzo francese del XIX secolo e anche uno dei primi e principali esponenti del realismo. 

Nel 1800, dopo aver lasciato agli studi di matematica, di cui era un grande appassionato, arrivò in Italia al seguito di Napoleone Bonaparte. L’Italia lo incantò ma l’esercito lo annoiava e dopo aver dato le sue dimissioni, tornò a Parigi, frequentò gli artisti, lesse molto e iniziò a scrivere. A 23 anni intraprese una carriera diplomatica e viaggiò in Germania, Austria e Russia, fino alla caduta dell’imperatore. A Milano, frequentò gli ambienti liberali italiani ma, sospettato di rapporti con la carboneria milanese dalla polizia austriaca, dovette tornare in Francia.  

Tornato a Parigi, fu nominato console di Trieste. Questo incarico trovò la forte opposizione del governo austriaco e stendhal dovette rifugiarsi a Civitavecchia.  

Ottenuto nel 1841 un congedo per ragioni di salute, tornò a Parigi e qui, un anno dopo morì improvvisamente a causa di un attacco apoplettico il 23 marzo 1842 a 58 anni  

Articolo a cura di Massimiliano Vienna – Sportpress24 – (Foto da X e di Massimiliano Vienna)

 

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