I Classici di Sportpress24 – Il processo

Per i Classici di Sportpress24, presentiamo Il processo di Franz Kafka. 

Il processo (nel titolo originario, Der Prozess) è un romanzo di Franz Kafka scritto tra il 1914 e il 1917 e pubblicato postumo nel 1925. Durante la sua vita, infatti, Kafka pubblica solamente qualche racconto. 

 Caratteristiche del romanzo

Il romanzo si compone di dieci capitoli, scritti principalmente fra l’agosto del 1914 e il gennaio del 1915, ma riveduti a più riprese da Kafka fino al 1017. Sebbene l’opera sia incompiuta, l’ordine dei capitoli rispecchia le indicazioni dell’autore, e sono presenti sia il capitolo iniziale sia quello finale. 

La trama

Josef K., giovane procuratore di banca, vive a Praga in una stanza presa in affitto presso la signora Grubach. Nel giorno del suo trentesimo compleanno, K. scopre al suo risveglio che la cuoca non gli ha ancora portato la colazione. Mentre sta per andare a lamentarsi quando alla sua porta bussano due uomini sconosciuti. Essi sono lì per informarlo che è stato emesso un mandato di arresto a suo carico, per il quale dovrà svolgersi un processo. L’incontro è confuso e K. non capisce quali siano le reali imputazioni nei suoi confronti, e quindi non può fare altro che protestare affermando la propria innocenza.  

K., che è un individuo pragmatico, vorrebbe sbrigare rapidamente la faccenda, ma i due emissari, pur spiegandogli che può regolarmente recarsi al lavoro, gli notificano che dovrà presentarsi a delle udienze per difendersi e discolparsi e gli comunicano l’indirizzo del “processo”. Il colloquio si svolge prima nella sala comune e poi nella camera della signorina Bürstner, una giovane e avvenente affittuaria. Oltre ai due uomini nella stanza ci sono anche tre sottoposti di K., portati lì – a quanto pare – per rendere più semplice il ritorno in ufficio una volta terminata la procedura. La presenza di questi tre uomini infastidisce molto K. 

 La sera stessa K. ha un colloquio con la signora Grubach, la quale ha una vera e propria adorazione nei suoi confronti e, dicendosi molto dispiaciuta per l’accaduto, si dichiara sicura che Josef sia innocente. Subito dopo K. decide di confidarsi anche con la bella signorina Bürstner, che inizialmente non vuole credere a Josef, anche perché la sua stanza non reca affatto i segni del passaggio dei due uomini. Il colloquio è lungo e senza scopo, a una cert’ora la signorina Bürstner fa in modo di congedare K.; quest’ultimo in mezzo al corridoio bacia improvvisamente la ragazza, sebbene questa abbia lasciato intendere di non essere interessata a lui. 

 Josef K., giovane procuratore di banca, vive a Praga in una stanza presa in affitto presso la signora Grubach. Nel giorno del suo trentesimo compleanno, K. scopre al suo risveglio che la cuoca non gli ha ancora portato la colazione; sta per andare a lamentarsi quando alla sua porta bussano due uomini sconosciuti. Essi sono lì per informarlo che è stato emesso un mandato di arresto a suo carico, per il quale dovrà svolgersi un processo. L’incontro è confuso e K. non capisce quali siano le reali imputazioni nei suoi confronti, e quindi non può fare altro che protestare affermando la propria innocenza.

K., che è un individuo pragmatico, vorrebbe sbrigare rapidamente la faccenda, ma i due emissari, pur spiegandogli che può regolarmente recarsi al lavoro, gli notificano che dovrà presentarsi a delle udienze per difendersi e discolparsi e gli comunicano l’indirizzo del “processo”. Il colloquio si svolge prima nella sala comune e poi nella camera della signorina Bürstner, una giovane e avvenente affittuaria. Oltre ai due uomini nella stanza ci sono anche tre sottoposti di K., portati lì – a quanto pare – per rendere più semplice il ritorno in ufficio una volta terminata la procedura. La presenza di questi tre uomini infastidisce molto K.

La sera stessa K. ha un colloquio con la signora Grubach. Questa ha una vera e propria adorazione nei suoi confronti e, dicendosi molto dispiaciuta per l’accaduto, si dichiara sicura che Josef sia innocente. Subito dopo K. decide di confidarsi anche con la bella signorina Bürstner. Ella, inizialmente, non vuole credere a Josef, anche perché la sua stanza non reca affatto i segni del passaggio dei due uomini. Il colloquio è lungo e senza scopo, a una cert’ora la signorina Bürstner fa in modo di congedare K.; quest’ultimo in mezzo al corridoio bacia improvvisamente la ragazza, sebbene questa abbia lasciato intendere di non essere interessata a lui.

Primo Interrogatorio 

Josef K. riceve una chiamata che lo convoca per il giorno di Domenica ad un indirizzo di un quartiere popolare di Praga. Il luogo prescelto per il “processo” è il solaio di un vecchio e squallido condominio. Josef arriva in ritardo all’udienza perché perde un’ora bussando a tutte le porte del palazzo, che ha una struttura labirintica in cui è facilissimo perdersi. K. dice di essere in cerca di un falegname di nome Lanz, ma non ottiene aiuto da nessuno degli occupanti dello stabile.

Alla fine una donna intenta a fare il bucato che gli dice che lo stanno aspettando da tempo e lo porta così in un sottotetto piuttosto ampio, affollato di persone dall’aspetto più o meno autorevole. La seduta è grottesca: il giudice e la platea gli sono apertamente ostili, e quindi K. tiene un’arringa in cui denuncia l’illogicità della situazione e l’operato dei due uomini che si sono presentati nella sua stanza. Mentre parla, un uomo e una donna hanno un rapporto sessuale nella stessa stanza. La seduta, tra i rumori della folla, si chiude così in un nulla di fatto.

K. ancora non sa di cosa è accusato ma il giudice lo ammonisce in merito al suo atteggiamento. K. abbandona l’aula insultando la platea, che pare composta tutta da funzionari come quelli che si sono presentati in camera sua. 

La sala udienza e la cancelleria

La settimana dopo Josef K. torna al tribunale, con l’intenzione di visitare nuovamente la corte, anche se non ne è stato convocato.  Purtroppo, per lui,non vi è alcuna udienza. Vede pertanto un’aula spoglia e abbandonata, oltre che sporca. Parlando con la moglie dell’usciere (la stessa che si trovava in intimi rapporti con un uomo mentre K. parlava la domenica prima), Josef si mostra baldanzoso e sicuro di sé, asserendo di non prendere seriamente né il processo né la minaccia di un’eventuale condanna.
>La donna è molto affascinante e tenta di sedurlo mostrandogli le gambe ed un accenno di biancheria intima; in cambio della sua compagnia si offre d’aiutarlo dandogli informazioni e notizie fresche sulla propria causa al processo. Ma uno studente che ha appena fatto irruzione finisce per portarsela via con sé.

K. incontra poi l’usciere che comincia subito a lamentarsi di come tutti trattino la moglie. Invita K. a ribellarsi al suo posto. L’usciere lo porta a visitare la cancelleria distrettuale situata nel sottotetto senz’aria del grigio casamento. Qui il protagonista incontra un imputato il quale, non credendo sia anche lui un accusato, lo strattona fino a spingerlo via, pensando che Josef invece non voglia altro che rubargli il posto che è suo di diritto. Una ragazza, accompagnata ad un uomo che lei gli presenta come “Informatore”, lo aiuta infine a ritrovare l’uscita.

L’amica della signorina Bürstner

Tornato a casa, dopo un veloce scambio di convenevoli con la signorina Montag, giovane affittuaria che divide la stanza con la Bürstner, mentre sta parlando accoratamente con lei del proprio caso, sente attraverso le sottili pareti, qualcuno muoversi assieme alla vicina nella camera a fianco. Josef a questo punto sospetta che la Bürstner lo stia facendo apposta, per impedirgli di raccontar fino alla fine la propria storia. Poco dopo anche un altro inquilino, Lanz, s’intromette facendogli così perdere il filo del discorso. Sembrano davvero esser tutti in combutta contro di lui.

Il bastonatore

Qualche giorno dopo a Josef capita un altro episodio piuttosto inquietante: mentre si trova in ufficio sente dei rumori provenire da un magazzino, dove un uomo armato di bastone sta picchiando i due funzionari che gli hanno notificato l’arresto. K., sconvolto dalla scena, chiede quali siano le motivazioni della punizioni e scopre che i due sono puniti a causa delle dichiarazioni da lui rese al processo. Josef, che non voleva accusarli direttamente, inizia a nutrire un profondo seppur immotivabile senso di colpa. Un pomeriggio K. riceve la visita di suo zio Karl che lo informa di essere venuto a conoscenza del processo e di volergli dare una mano.

Lo zio e Leni

Lo zio, assai preoccupato dalla gravità del caso del nupote. Conduce così il protagonista dal amico avvocato Huld, molto vecchio e molto malato, che è accudito da una ragazza lasciva di nome Leni. Huld spiega a Josef che il suo caso è difficile, perché l’accusa nei suoi confronti non è nota e perché bisogna combattere contro al macchina della burocrazia. In maniera apparentemente assurda, Huld rivela a Josef che, in un angolo in ombra di quella stanza, si nasconde il capo cancelliere del tribunale presso cui il protagonista è sotto processo. I due lo chiamano a partecipare alla discussione, ma K. esce dalla stanza e viene raggiunto da Leni, che riesce a sedurlo. Lo zio si infuria con K. che, secondo lui, con il suo atteggiamento rischia di perdere l’assistenza dell’unica persona che può aiutarlo davvero.

L’avvocato, l’industriale ed il pittore

La situazione di K. peggiora di giorno in giorno. K si reca spesso dall’avvocato, che gli spiega che il suo caso è sempre più intricato e che sarà necessario produrre una memoria difensiva. Josef capisce che l’avvocato può fare davvero poco per il suo caso. Decide, quindi, di scriversi da solo l’istanza di difesa, pur sapendo che si tratta di un compito gravoso. La crescente preoccupazione influenza anche il suo lavoro in banca, la cui qualità scade giorno per giorno.

In ufficio K. conosce un industriale, suo cliente, che gli riferisce di aver saputo del suo processo e di poterlo aiutare. L’uomo infatti conosce un pittore di nome Titorelli che, pur essendo assai povero, lavora come ritrattista per il tribunale; Titorelli ha infatti ereditato questo importante titolo dal padre, e ciò gli permette di conoscere perfettamente tutti i meccanismi del tribunale e della Legge. Josef si reca così dal pittore, che vive in un angusto e asfittico sottotetto in un quartiere povero e malfamato.

Il pittore spiega che ci sono tre possibilità. L’assoluzione vera, l’assoluzione apparente e il rinvio a tempo indeterminato. L’assoluzione completa è una circostanza che non si è mai realizzata. E’ praticamente una leggenda che circola solo tra gli imputati. L’assoluzione apparente richiede molto lavoro e può essere in ogni momento revocata da un altro giudice o da un’altra Corte, condannando dunque l’imputato ad un’angoscia perenne. L’ipotesi del rinvio indeterminato è la migliore, poiché, a patto di un rapporto costante con la Corte, assicura che l’atto processuale rimanga bloccato nelle sue prime fasi. K., assai confuso, acquista alcuni quadri al pittore. Uscendo da una porta di servizio, si ritrova nei corridoi labirintici del tribunale e capisce che anche Titorelli ha ricevuto una stanza in usufrutto come l’usciere e sua moglie.

Il licenziamento dell’avvocato ed il commerciante Block

Josef torna da Huld per rinunciare ufficialmente al suo aiuto. Ha deciso di riprender il pieno controllo della sua pratica. Nello studio dell’avvocato incontra Block. Un cliente di Huld che si rivela essere un individuo remissivo ed oppresso. Il suo caso va avanti, oramai, da ben cinque anni. Da imprenditore di successo che era, è passato ad uno stato di quasi bancarotta.

L’uomo s’è così ridotto ad esser praticamente dipendente nei confronti di Huld e Leni. Block sembra pure esser coinvolto sessualmente. Josef si ritrova pure a fare una piccola scenata di gelosia alla ragazza per aver trovato l’uomo in maniche di camicia. Block gli descrive per filo e per segno la propria esperienza in fatto di processi. Afferma che gli imputati tendono a diventare superstiziosi e a isolarsi dal resto del mondo. La successiva discussione con l’avvocato, che si fa beffe di Block. Lo considera come “un cagnolino”. Ad un certo punto s’interrompe ed il capitolo è considerato incompiuto.

Nel duomo

La banca chiede a Josef di accompagnare un cliente italiano appena giunto, in giro per Praga. Joseph deve mostrare i maggiori siti d’interesse culturali e fargli insomma da cicerone. Il cliente però non pare aver molto tempo a disposizione. Chiede a Josef di condurlo solo alla cattedrale. Si danno appuntamento lì per una cert’ora. Josef arriva ma il cliente non si presenta.

Tanto per ingannar il tempo Josef entra nella grande chiesa. Questa risulta, in quel momento, esser completamente vuota. Presenti solo una vecchia e un officiante. K. nota che il sacerdote sembra si stia preparando a dare un sermone da uno dei piccoli pulpiti secondari a lato della navata. Josef comincia ad allontanarsi per timore che il prete inizi a parlare e che quindi lui si trovi costretto a rimanere fino al termine della celebrazione.

Il sacerdote dal pulpito, invece di fare la predica, lo chiama a gran voce per nome. Avvicinatosi, il religioso lo rimprovera di certi suoi atteggiamenti. Soprattutto riferiti alle donne. Josef gli chiede di scendere, ma in quel momento ecco che due uomini entrano in chiesa. In realtà il sacerdote lavora per la corte del tribunale come cappellano del carcere. Dice  a Josef di sapere tutto del suo processo.

Il prete conclude affermando che la parabola è un antico testo della corte e che molti funzionari nel corso dei secoli hanno provato ad interpretarla, ma ottenendo tutti dei risultati differenti.

Epilogo

Alla vigilia del suo trentunesimo compleanno, due uomini si presentano a casa di Josef K.: senza che sia stata mai emessa alcuna sentenza, i due prendono in custodia il protagonista, che oppone poca resistenza, consapevole della fine che lo attende. I due scortano K. attraverso la città, dove a Josef pare di scorgere per l’ultima volta la signorina Bürstner. K. stesso aiuta i due giustizieri a evitare un poliziotto che vuole fermarli, finché i tre raggiungono una cava abbandonata alle porte della città. Qui K. è fatto sedere in una buca, da cui può solo vedere, in lontananza, una figura misteriosa che si sporge da una finestra. Josef viene pugnalato due volte al cuore; il suo ultimo grido è: “Come un cane!”.

La frase

“La giusta comprensione di una cosa e la incomprensione della stessa cosa non si escludono.”

L’autore

Franz Kafka nasce a Praga il 3 luglio 1883. da una famiglia ebraica aschenazita. Ritenuto una delle maggiori figure della letteratura del XX secolo, fu tra i maggiori esponenti del modernismo, nonché anticipatore del surrealismo e del realismo magico. 

Le sue opere più famose includono i racconti “La metamorfosi”,Un digiunatore” e i romanzi Il ProcessoAmerica, e Il Castello.

Quasi tutte rimasero incompiute e alcune vennero pubblicate postume grazie all’interessamento ed all’abnegazione dell’amico Brod, che non tenne conto delle disposizioni testamentarie dell’amico, secondo le quali avrebbe dovuto distruggere tutti gli scritti da lui lasciati.

Franz Kafka muore il 3 giugno del 1924, poco più che quarantenne, in una clinica nei pressi di Vienna, per tubercolosi, da cui è affetto dal 1917.
Le sue opere sono spesso arricchite da tracce della sua vita privata, come il difficile rapporto col padre, la malattia che fino da giovane lo mette di fronte alla morte l’amore infelice per una giovane intellettuale, Milena Jesenka, testimoniato da uno splendido carteggio, sono tutte esperienze personali di infelicità che lo scrittore oggettiva e universalizza nel contesto della crisi della civiltà europea e, più in generale, in una denuncia dell’incubo assurdo a cui si è ridotta la condizione umana.

Articolo a cura di Massimiliano Vienna – Sportpress24.com – (Foto da X ex Twitter e di Massimiliano Vienna)

 

 

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