Consultando documenti riservati, archivi ed intervistando. ex lavoratori e dirigenti delle due aziende, Barbara Smit ha deciso di raccontare questa incredibile storia. È una storia di aziende, brand, fratelli, odio reciproco ed affari. Un libro da leggere tutto d’un fiato!
“Sapevo più o meno, qualcosa della storia dei fratelli Dassler. Mi recai in diverse librerie della regione natia dei due fratelli. Non esistevano libri. Decisi così di scriverlo io.”
La storia dei fratelli Dassler
“Siamo all’incirca nel 1920. Adi e Rudi, fratelli, lavorano nella calzoleria del padre. Sono diversissimi ma complementari. Sono nati a Herzougenaurach, nei pressi di Noromberga, Baviera settentrionale. Alla morte del padre, i due fratelli ereditano l’azienda di famiglia. Producono tutti i tipi di scarpe. Adi, sportivo per eccellenza,preferiva e si dedicava alle calzature sportive. Contrariamente ad Adi, silenzioso e lavoratore, Rudy era un tipo chiassoso, il tipico Commerciale d’azienda. Erano esattamente complementari.”
Adi, diminutivo di Adolf, testava tutti i tipi di materiali per rendere le scarpe sempre più leggere. “La svolta arrivò alle Olimpiadi del 1936 a Berlino. Olimpiadi che erano solo ed esclusivamente propaganda di regime. Adi Dassler era interessato agli atleti, voleva realizzare le migliori scarpe da atletica. Riuscì ad avere un incontro con Jesse Owens e lo convinse ad indossare le sue scarpe. Fu l’eroe di Berlino 1930. Il regime non fu contento di questo.”
La divisione dei fratelli
Barbara Smit prosegue il suo racconto: “Il calzaturificio sportivo dei Dassler andava benissimo. La tensione tra i fratelli nacque durante la Seconda guerra mondiale. Entrambi avevano la tessera del partito nazista. Adi andò al fronte, Rudy no. Adi fu fatto prigioniero dagli americani, Rudy no. Adi si Convinse che la colpa era del fratello che lo aveva denunciato.”
I fratelli Dassler, naturalmente, si dividono. Adi fonda, Adidas. Rudy fonda Puma. La cittadina dei fratelli Dashner viene chiamata la città dei colli pendenti. Questo perché i cittadini non si guardavano in faccia, ma si guardavano le scarpe per capire quale persona era con Adi e quale con Rudy.
La svolta di Adidas
“Nel 1954, per i mondiali di calcio, Adidas diventa fornitore della nazionale tedesca. La Germania non era considerata tra le favorite, ma arrivò in finale. Con i fortissimi ungheresi di Puskas. Adi, il giorno della finale, era in panchina. Nel frattempo, comincia a scendere la pioggia. Adi nell’intervallo fa cambiare a tutti i calciatori i tacchetti degli scarpini. In questo modo gli ungheresi scivolavano sul campo, mentre i tedeschi no. Clamorosa fu la lite tra i due fratelli, in quanto entrambi rivendicavano la nascita del tacchetto dello scarpino di calcio intercambiabile. Sempre nel 1954 compaiano le tre strisce tipiche dell’Adidas. In principio erano nere, a protezione dello scarpino, ma la moglie di Adi decise che dovevano essere visibili e quindi bianche.”
Tra il 1956 ed il 1968, tra Olimpiadi e Mondiali di calcio, i fratelli Dassler arrivarono a scontrarsi per rivaleggiare sulla supremazia dell’abbigliamento sportivo, arrivando anche a commettere illeciti penali.
Il patto Pelè
La rivalità tre fratelli era sempre più forte. I Dassler erano sempre in competizione, c’erano solo loro sul mercato. Gareggiavano per accaparrarsi gli atleti migliori. A quei tempi gli atleti ricevevano denaro sottobanco. Così facendo, gli atleti impararono a mercanteggiare. Ari e Rudi capirono che era inutile alzare la posta e decisero di creare il patto Pelè. Nessun contratto sottobanco.
“Nel 1970, per la Coppa del mondo di calcio in Messico, Pelè, il calciatore più forte della storia, si ritrovò senza un accordo commerciale. Si rivolse al proprio agente. Che andò dalla Puma. Questi decisero che Pelè era decisamente più importante di un accordo tra fratelli. La Puma chiese a Pelé di allacciarsi le scarpe solo al centro del campo e prima del calcio d’inizio. Tutte le televisioni e i giornali sarebbero stati pronti a fotografarlo od immortalarlo con le scarpe Puma ai piedi.” Barbara Smit continua il racconto: “Nel 1974 la Germania, squadra padrona di casa del Mondiale di calcio decide se di ammutinarsi. Beckenbauer, Netzer, e soci, volevano più soldi e guadagnare il più possibile.”
Anche la nazionale olandese, sponsorizzata Adidas, voleva guadagnare di più. Joan Cruijff, sponsorizzato Puma, per protesta tolse una riga delle 3 sulla sua maglia di gioco.
La globalizzazione
Con la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80 inizia l’era della globalizzazione commerciale. La Coca Cola riesce ad entrare in Unione Sovietica con le Olimpiadi di Mosca 1980. Adi Dassler capisce che è il momento di diventare lobbista e si comincia ad influenzare con la FIFA.
Tra i due litiganti, che non si parlano più da anni, spuntano nuovi competitors. L’errore più grande dei fratelli Dassler, sia con Adidas che con Puma, è quello di aver sottovalutato sia Nike che Reabook. Queste ultime due aziende americane, con le loro suole soffici, rivoluzionarono il mondo dello Jogging.
L’ultima grande sfida
Nel 2006 Adidas e Puma sono una di fronte l’altra. Italia e Francia sono le finaliste della Coppa del mondo che disputa in Germania.
Per Adidas era fondamentale vincere. Erano nella loro nazione, avevano investito in Beckenbauer che aveva un ruolo importante nella Federazione tedesca. Avevano investito nella nazionale francese ed in Zinedine Zidane, che era il calciatore più pagato da Adidas. Imballo, c’erano molti soldi delle sponsorizzazioni. Puma, al contrario di Adidas, aveva deciso di sponsorizzare l’Italia. Costava meno di Francia e Germania. Sappiamo tutti come è andata.
Adi e Rudy sono entrambi seppelliti a Herzougenaurach. Naturalmente sulle due sponde diverse del fiume che divide la città.
Articolo a cura di Massimiliano Vienna – sportpress24.com – (Foto da X ex Twitter e di Massimiliano Vienna)