Da quando Nasser Al-Khelaifi è diventato presidente del Paris Saint-Germain nel 2011, il club parigino ha trasformato la propria identità: da realtà nazionale a potenza globale.
L’obiettivo è sempre stato chiaro: vincere la Champions League. Ma a distanza di 14 anni, nonostante investimenti faraonici, il trofeo continua a sfuggire.
Un progetto ambizioso a suon di milioni
Sotto la guida del fondo qatariota QSI, Al-Khelaifi ha messo sul piatto oltre 2 miliardi di euro tra cartellini e ingaggi.
Ha portato a Parigi top player come:
• Zlatan Ibrahimović, primo simbolo del nuovo corso;
• Neymar, pagato 222 milioni nel 2017, ancora oggi il trasferimento più costoso della storia;
• Kylian Mbappé, acquistato per 180 milioni;
• Lionel Messi, arrivato nel 2021 a parametro zero ma con un ingaggio record.
Grandi allenatori, stessa delusione
Il PSG ha affidato la panchina a tecnici di fama mondiale: Ancelotti, Blanc, Tuchel, Pochettino, Galtier, fino a Luis Enrique.
L’unico a sfiorare il sogno è stato Tuchel, con la finale persa nel 2020 contro il Bayern Monaco.
I Blackout europei di Nasser Al-Khelaifi
Nonostante i campioni, la squadra è spesso crollata nei momenti decisivi: la storica rimonta del Barça nel 2017, l’eliminazione col Real nel 2022, i blackout contro il Bayern e il City. Una fragilità mentale mai risolta.
Una finale che vale tutto
Adesso il PSG è tornato in finale con un gruppo rinnovato, meno “galáctico” e più equilibrato.
Luis Enrique ha puntato su gioco collettivo, giovani e ordine tattico. Questa potrebbe essere la vera eredità degli investimenti di Al-Khelaifi: non solo comprare stelle, ma costruire finalmente una squadra vincente.
Dopo anni di tentativi, il verdetto ora spetta al campo. Ma una cosa è certa: nessun presidente ha speso quanto Al-Khelaifi per un solo obiettivo: la Champions League.
Foto da X – Articolo a cura di Stefano Ghezzi – SportPress24.com