Una vicenda che, dopo esser passata per un momento in sordina, sta riprendendo mano a mano sempre più quota. Stiamo parlando della Superlega, lo avrete capito.
DI COSA SI TRATTA?
Per chi non fosse ancora a sua conoscenza, si tratterebbe – nel caso in cui fosse istituita – di una competizione parallela ai tornei europei ad oggi presenti. Al suo interno, svariati tra i club con maggior blasone nel mondo.
Inizialmente e prima dell’interruzione del progetto, il loro numero si aggirava verso la cifra dei 20 club, con 12 dei quali che in qualità di potenziali fondatori potevano accedervi con accesso diretto perenne.
ARIA DI CAMBIAMENTO
Questo, infatti, almeno sino a qualche giorno fa perché dentro la Superlega – se dovesse andare a conclusione – con ogni probabilità le compagini dalle 60 alle 80 con più divisioni. Di fatto, permettendo una distribuzione sostenibile dei ricavi e rendendola soprattutto, ampia e meritocratica come non mai.
Insomma, per prenderne parte, alla base ci sarebbero soltanto meriti sportivi e chi coinvolto sarà soggetto a promozioni e retrocessioni annuali. Nessun membro permanente. La qualificazione sarebbe basata sui risultati nazionali, favorendo la competitività a livello nazionale.
A dimostrazione di ciò, in attesa del pronunciamento della corte UE nella lotta contro la Uefa, ha preso parola Bernd Richardt rilasciando le seguenti dichiarazioni: “Sono emerse conclusioni chiare sulla necessità di un cambiamento – ha ribadito l’amministratore delegato, appartenente alla principale impresa promotrice ossia l’A22 – parlando con i club la maggior parte di loro condivide la preoccupazione per la situazione del calcio, ma non si esprimono pubblicamente in un sistema in cui la minaccia di sanzioni viene usata per reprimere l’opposizione”.
Articolo a cura di Alessio Giordano – SportPress24.com
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