Al Khelaifi, nel mirino delle accuse a un mese e mezzo da Qatar

Da quanto segnalato da un’inchiesta del quotidiano francese Libération, il presidente del Paris Saint Germain sarebbe accusato di estorsione nei confronti di un impresario franco-algerino, tale Tayeb B., che secondo l’indagine sarebbe stato in possesso di una serie di prove che avrebbero inchiodato lo stesso Al-Khelaïfi in merito a un presunto caso di corruzione che riguarderebbe l’assegnazione dei Mondiali in Qatar, avvenuta nel lontano 2010. Il capo di accusa, secondo Libération, è di “prove potenziali di azioni di corruzione nella controversa attribuzione del campionato del mondo 2022. L’inchiesta si sofferma principalmente sul possesso di una chiavetta usb nella quale la persona in questione avrebbe immagazzinato le prove schiaccianti di corruzione da parte degli emiri del Qatar per l’assegnazione dell’evento calcistico per eccellenza. Nel pomeriggio di ieri è arrivata la risposta degli avvocati di Al-Khelaifi, Francis Szpiner e Renaud Semerdjian, i quali hanno voluto subito raffreddare gli animi e invocare l’innocenza assoluta del loro assistito. Il comunicato lanciato dai due legali del presidente del Paris Saint Germain recita testualmente: “In risposta ai reportage dei media francesi che riguardano delle inchieste in corso contro tre individui per delle attività potenzialmente illegali, confermiamo categoricamente e nel modo più assoluto che queste indagini non hanno nulla a che vedere con Nasser Al-Khelaïfi“. Manca, infatti, un mese e mezzo all’inizio della competizione planetaria che a Doha attendono da dodici anni, e la diffusione di questa indagine così spinosa rischia di destabilizzare non poco l’ambiente della società parigina. Già negli ultimi anni erano stati evidenziati una serie di accordi sotto banco tra alti rappresentanti dell’emirato e politici francesi. Tra tutti l’ex presidente Nicolas Sarkozy, il quale aveva influito sull’allora presidente della Uefa, Michel Platini, affinché appoggiasse la candidatura del Qatar e non quella degli Stati Uniti, come confermato nel 2015 da Sepp Blatter. Adesso si parla di sequestro ed estorsione, un’altra macchia disonorevole per il Mondiale che verrà.

Foto da Twitter – Articolo a curati Guglielmi Dario – Sportpress24.com

 

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