ESCLUSIVA – Mattia Faraoni: “Titolo mondiale? Match difficile. E su Joyner..”

In esclusiva per i lettori di SportPress24, abbiamo intervistato Mattia Faraoni, kickboxer e pugile professionista italiano di origini romane. L’atleta, classe ’91, ad oggi nel suo palmares nella kickboxing vanta in 30 incontri (26 vittorie, 4 sconfitte, ndr): 2 medaglie di bronzo, ottenute rispettivamente ai mondiali e agli europei di WAKO, 3 campionati italiani ed 1 Titolo Italiano Cruiser nella categoria dei pesi massimi leggeri, seguito dalla società Raini Clan. Parlando invece di pugilato, 9 sono i match in cui ha gareggiato, trionfando 7 volte, uscendo 1 volta perdente ed 1 con un pareggio. Attualmente allenato dal Team Boxe Roma XI/BBT, ha conquistato 1 Guanto d’Oro, 1 campionato italiano assoluto ed 1 universitario.

Svariati gli argomenti trattati, da com’è nata la passione per tutto ciò, sino ad ascoltare i suoi umori in vista del combattimento del prossimo 17 giugno. Quest’ultimo, si svolgerà presso il Palapellicone di Ostia, stabilendo il nuovo campione mondiale.

Da quanto e com’è nata la passione per quello che fai ora?

“La passione per il fighting nacque all’età di 7 anni. Mentre la maggior parte dei miei coetanei iniziavano a praticare calcio, pallavolo o basket per citare qualche sport, io iniziai invece con il karate. Fui spinto ad intraprendere questa disciplina, soprattutto perché avevo due persone a me care che lo praticavano e precisamente, un mio compagno di classe e mio fratello. Insomma, trovai un po’ per fortuna quello che faceva al mio caso, sviluppando in me un tipo di interesse viscerale così forte da farmi appassionare giorno in giorno di quello che stavo facendo. Dopo questa parentesi, intrapresi un diverso percorso sportivo, avvicinandomi dunque alla kickboxing e al pugilato. E da lì non ho mai più mollato”.

Qual è il consiglio che daresti ai ragazzi che vogliono intraprendere il tuo stesso percorso?

“Il consiglio che darei è quello di avere tanta perseveranza, forza di volontà e capacità mentale nel saper gestire le pressioni. Sapendo però che per esperienza, quest’ultimo, sarà il fattore principale. Nel senso che saranno naturali e faranno parte del percorso di vita, fallimenti e sconfitte. Cose che magari oggi sbagli, domani le eseguirai correttamente. Dunque, queste sono le armi vincenti per arrivare in vetta, più in alto possibile”.

La pandemia ha influito sugli sport che pratichi? E se si, in che modo?

“Ha influito un po’ a livello globale, dappertutto perché c’è stato un rallentamento oggettivo a 360°, in tutti gli ambiti. Personalmente, ho avuto la fortuna – vivendo il dualismo fra kickboxing e pugilato – nella fase di pandemia, di rallentare con il primo sport, “ripiegando” invece sul secondo. Tutto questo per tenermi in continuo allenamento, se pur con attività diverse e più moderate. Tra l’altro vinsi anche il titolo italiano. La prima annata fu deludente, la successiva mi portò almeno una gioia, quella appunto del tricolore”.

Qual è stato il momento più bello della recente gara dell’Atlantico? Cosa ti sei portato con te di quella serata, oltre che la vittoria contro Vadim Feger?

“Indubbiamente l’affetto del pubblico, delle persone, avere come scenario Dazn e quindi la prima volta per la kickboxing di avere un palcoscenico simile. Un grande successo ed una risonanza mediatica importante, sia nel palazzetto che fuori, a casa con gli ascolti. Ricordo che il match fu sold out a distanza di 2 settimane dalla gara, per dire”. 

Che tipo di combattimento affronterai per il titolo mondiale e come lo andrai a preparare? Quali sono le tue aspettative?

“Innanzitutto, ci stiamo preparando veramente tanto, forse una delle preparazioni più dure che abbia mai vissuto. Un match ovviamente difficile, perché anche il più profano sa che il titolo del mondo ha come presupposto un livello alto di gara, di avversario. Andrò a combattere contro l’australiano Charles Joyner, che ormai da 2 anni vive in Inghilterra che vuole raggiungere massimi livelli in questo sport. E’ alto 2 metri e 2 centimetri, 14 in più di me, è mancino quindi ha una guardia opposta e non ordinaria. Il tipo di interpretazione di ring è abbastanza atipica, oltre alla struttura c’è uno stile peculiare perché è molto mobile, a differenza della maggior parte dei pesi massimi che vi si trovano nella kickboxing, che sono statici e cercano la “scazzottata”. Inoltre, è uno anche tecnico, che ti sposta sul fattore delle gambe”.

Articolo a cura di Alessio Giordano – SportPress24.com

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