Nazionale Crazy for Football, rischia di chiudere la loro “Coverciano”

Sport: “Attività intesa a sviluppare le capacità fisiche e insieme psichiche, e il complesso degli esercizi e delle manifestazioni, soprattutto agonistiche, in cui tale attività si realizza, praticati nel rispetto di regole codificate da appositi enti, sia per spirito competitivo (accompagnandosi o differenziandosi, così, dal gioco in senso proprio), sia, fin dalle origini, per divertimento, senza quindi il carattere di necessità, di obbligo, proprio di ogni attività lavorativa.” (Enciclopedia Treccani)

Questa la definizione di sport ed è proprio di un Centro sportivo che ci occupiamo oggi, il Circolo Sportivo Il Faro, sito a Roma in zona Monteverde vicino a viale dei Colli Portuensi che rischia la chiusura.

Abbiamo ricevuto un comunicato da parte del circolo stesso, gestito dai ragazzi dell’ASD CCCP 1987, nel quale si apprende che l’area dove sorge l’impianto, di proprietà della Croce Rossa Italiana, deve essere restituita al possessore.

Da questo circolo, come si legge anche dalla nota, sono passati in tanti anni di attività, più di mille fra bambini e ragazzi, contando attualmente 230 tesserati, 13 squadre, tra le quali partecipanti la C1 e tutte le categorie agonistiche che gareggiano nei campionati Élite.

Per Il Faro l’impegno più qualificante è quello in aiuto dei tanti soggetti che lavorano in ambito sociale e medico sanitario riabilitativo: Villa Maraini, il Centro di Educazione Motoria della Croce Rossa, il Centro per la giustizia minorile, il Centro Astalli, Save the Children, e tanti altri.

Una cosa e di certo non ultima per importanza, anzi, è che questa struttura è stata scelta e eletta a la nostra “Coverciano” dalla Nazionale “Crazy For Football”, Nazionale Italiana di Futsal per persone affette da problematiche di salute mentale.

Si allenano infatti in questo Centro Sportivo i ragazzi, Campioni del Mondo in carica, guidati magistralmente da Enrico Zanchini, dal suo vice Riccardo Budoni, dallo staff atletico e sanitario.

Ci siamo già occupati, in un altro articolo, dell’iniziativa nata da un ‘intuizione dello psichiatra, dottor Santo Rullo che ha creato la Nazionale italiana calcio a 5 per persone affette da problemi di salute mentale, la “Crazy For Football”.

Per sensibilizzare, Opinione Pubblica, Enti preposti, media e quant’altro, i ragazzi che gestiscono il Circolo Sportivo Il Faro, organizzano per sabato 14/05/2022 alle ore 11,00 un’assemblea pubblica per lanciare il loro grido d’allarme: #nonspegneteIlFaro. Di seguito il comunicato:

Si chiama #nonspegneteIlFaro! la campagna lanciata dal Circolo Sportivo Il Faro, gestito dai ragazzi dell’ASD CCCP 1987, che dopo più diciassette anni di straordinario lavoro sul campo rischia di perdere la sua tradizionale “casa” a Monteverde, a due passi da viale dei Colli Portuensi.

Hanno organizzato per sabato 14 maggio alle ore 11 presso il Circolo sportivo IL FARO (via Arcangelo Il vento snc) un’assemblea pubblica per lanciare il loro grido d’allarme e rivendicare non solo l’eccellente valore sportivo della scuola calcio a 5 che in quasi due decenni ha visto passare nel circolo più di mille tra bambini/e e ragazzi/e, e che ha attualmente 230 tesserati, 13 squadre tra cui la C1 e tutte le categorie agonistiche che partecipano ai campionati Élite, ma anche l’importante impegno sociale e extra sportivo che ha portato negli anni il Circolo, con varie iniziative, a divenire un punto di riferimento per il territorio: dai centri estivi comunali alle feste di quartiere, dai tornei delle scuole alla riqualificazione della strada che ospita il Circolo ( prima del loro arrivo non aveva né l’illuminazione pubblica né la raccolta dei rifiuti), tantissime sono state le iniziative realizzate dall’associazione.

Ma forse l’impegno più qualificante è quello in aiuto dei tanti soggetti che lavorano in ambito sociale e medico sanitario riabilitativo: Villa Maraini, il Centro di Educazione Motoria della Croce Rossa, il Centro per la giustizia minorile, il Centro Astalli, Save the Children, e tanti altri.

Ma tra le tante iniziative portate avanti dal Faro è almeno doveroso citare la collaborazione con la Nazionale italiana delle persone con problemi di salute mentale Crazy For Football che non solo ha eletto nei campi a Monteverde la sua “Coverciano” ma è seguita per tutti gli aspetti tecnici dai ragazzi del Faro, capitanati dal mister Enrico Zanchini che, oltre ad essere il vicepresidente dell’associazione, è certamente la presenza più carismatica di tutto il circolo sportivo. In pochi anni la Nazionale, oltre ad essere magistralmente raccontata in un documentario che nel 2017 ha vinto il David di Donatello e recentemente in una fiction RAI, e vincere il Campionato del Mondo nel 2018, è diventata uno splendido esempio di sport inteso come riscatto per chi ha una disabilità psicosociale.

“Dal gennaio 2020 la Croce Rossa Italiana ha ripreso possesso dell’area in cui si trova il nostro Circolo, contestando il nostro diritto di restare negli impianti”, spiega Riccardo Canevacci, storico presidente della Associazione sportiva. “Pensavamo che la nostra vocazione sociale fosse un naturale terreno di incontro e che non sarebbe stato difficile trovare forme di collaborazione in grado di tenere assieme le rispettive sensibilità e competenze ma purtroppo abbiamo dovuto constatare che il nostro interlocutore non la pensa allo stesso modo”.

Nonostante non abbia fino ad oggi immaginato nessun progetto concreto per l’utilizzo dell’area del circolo, la CRI ha manifestato una ferma opposizione a qualsiasi ipotesi di accordo, anche temporaneo, ed ha anche avviato una causa contro il Faro presso il Tribunale Civile di Roma contestando la validità del contratto di locazione sottoscritto nei primi anni duemila. “Il nostro futuro è in pericolo e al momento non siamo in grado di garantire di poter riprendere le nostre attività dopo l’estate”, aggiunge Enrico Zanchini, “Restiamo fiduciosi che nei prossimi mesi, anche con l’ausilio del municipio e del Comune sarà possibile trovare una soluzione per il futuro, ma adesso è determinante far sentire forte la voce insieme a tutte le persone che conoscono il nostro lavoro, a cominciare dalle “nostre” famiglie che sanno bene quanto sia necessario non perdere una risorsa così importante per il territorio. Purtroppo non sono così tante le realtà che nell’ambito del calcio giovanile propongano ed organizzino un’attività sportiva di qualità, sana, serena, divertente ed inclusiva e che, in questi tempi così complicati, costituiscano un punto di aggregazione con risvolti non secondari anche sul piano educativo e sociale.”

Articolo a cura di Massimo Moriggi – Sportpress24.com

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