Verso Lazio-Inter, Sarri : “Mi aspetto una reazione da uomini più che giocatori”

Riparte il Campionato dopo la sosta ed è giornata di Match importanti e fondamentale, come Lazio-Inter e lo scontro con l’ex Inzaghi. Maurizio Sarri presenta cosi in conferenza stampa la sfida per i biancocelesti :

Che reazione si aspetta dalla squadra? Quali risposte ha avuto?

“Ci siamo allenati fino a ieri a ranghi ridotti, difficile capire le reazioni quando i calciatori sono in giro per il mondo. Il calcio attuale è questo, purtroppo non mi appartiene, sono un tecnico da campo. Si allenano più con le nazionali che con noi i giocatori. Non siamo più di fronte al calcio e a uno sport, ma a uno show, tutti i partecipanti cercano di spremere gli appassionati. Sono vecchio per questo calcio, sono innamorato di un altro calcio. Mi aspetto una risposta da uomini più giocatori, abbiamo fatto una gara superficiale, i 3 gol subiti sono nati da situazioni imbarazzanti. Una palla restituita, un fallo laterale sulla nostra trequarti, situazione su cui abbiamo fatto 10-12 allenamenti. Non mi attendo la reazione dei professionisti, ma degli uomini. “

Non ci sarà Acerbi, Radu finora non ha mai giocato. Che periodo è per lui? 

“Abbastanza casuale che non abbia giocato, Stefan fino a poco tempo fa non mi ha dato la sensazione di essere in grandissima condizione, ora lo vedo in netta crescita. Lui mi ha detto che dopo il covid ha avuto difficoltà nei recuperi, non riusciva più a recuperare come prima del covid. Può essere che sia vero, quello che ti lascia questa malattia è ancora poco conosciuto avendo 1 anno e mezzo di vita. Negli ultimi 10 giorni l’ho visto crescere, in questo ciclo avrà spazio anche lui”.

Precisazione dell’allenatore : “Il calciatore non ha contratto il COVID-19 ed è stato sottoposto regolarmente, come tutto il resto della squadra, questa estate, alla doppia dose di vaccino che nel suo caso ha dato, per alcuni giorni, una lieve e persistente reazione.”

Che peso ha questa partita?

“Ci sono 3 punti, non è una partita che può essere uno spartiacque per una società che ha fatto una scelta di rottura come la nostra, è un anno di costruzione e transizione. L’importante è gettare le basi, non possono esserci partite solo per giocare un calcio spettacolare, ma trovare un minimo di solidità. Poi cercheremo di soddisfare la gente, ora ci serve solidità.” 

Immobile?

“Ciro da un paio di giorni si allena con noi, sembra stare bene, stare fermo qualche giorno gli ha fatto anche bene. I nazionali vediamo, ieri per la prima volta si sono allenati col gruppo, dentro c’erano però ragazzi che avevano giocato 36 ore prima, abbiamo chiesto di non spendere tanto, oggi può essere il primo allenamento attendibile.”

Che gara si aspetta?

“Io dopo le nazionali ho sempre un certo tipo di timore, arrivano giocatori che si sono allenati e hanno giocato in 8-9 modi diversi. Staccare la spina e pensare in modo diverso,  riattaccarla non è così scontato. C’è sempre un indice di rischio, soprattutto mentale. Meglio giocare con una blasonata.”

Dove può arrivare la Lazio?

“Non lo possiamo capire ora, dobbiamo capire quanto tempo ci servirà per crescere a livello individuale e collettivo.”

Cosa chiede ai centrocampisti per migliorare il livello della squadra?

“Noi abbiamo un modo di difendere che presuppone ci sia la partecipazione totale degli undici, se volgiamo avere i piedi sulla linea di metà campo nessuno deve saltare il movimento. Quello che c’è mancato nell’ultima partita. Siamo una squadra che ha come obiettivo condurre la partita, poi è inutile farlo se si sbaglia a livello difensivo. Stiamo facendo errori collettivi e individuali. In questo momento prima di pensare ad altre cose dobbiamo essere una squadra che può attraversare 10 minuti di difficoltà senza prendere gol.”

Condizioni Olimpico?

“Si sono lamentati in tante, l’unica a cui hanno risposto sono stato io. Forse con me sono particolarmente gentili. Si è lamentato Mourinho e non ho sentito risposte, la federazione ha pensato anche di cambiare. Il terreno dell’Olimpico non è di alto livello, ma scadente. Inutile fare giri di parole. Ci hanno assicurato che migliorerà.”

Ha pensato alla soluzione per evitare la deconcentrazione?

“Trovare una risposta univoca a una problematica mentale che coinvolge 30 persone e un ambiente intero è difficile. Cambiano allenatore, giocatori, forse comprende tutto l’ambiente e non solo lo spogliatoio. Dobbiamo andare avanti senza concedere niente a nessuno. Fare apparire il lavoro come soluzione senza concessioni a nessuno, al di là dell’importanza che può avere uno nella squadra. Pensare solo che il lavoro possa aiutarci a cambiare la mentalità. Sennò rimaniamo in discorsi generici, quando si fanno confronti negli spogliatoi parlano sempre gli stessi 2, è difficile capire quello che veramente c’è nella testa di tutti gli altri. Un gruppo che a volte va in superficialità, nel momento in cui sembrano andare nella direzioni giusta. La grande partita per me s’è fatta con la Lokomotiv, quella poteva segnare l’inizio del percorso, in quella squadra lì io mi sono riconosciuto più di quella del derby. Abbiamo preso in mano la partita, palleggio pulito, attaccavamo lo spazio, quello è il percorso come obiettivo finale.”

Cosa pensa di Inzaghi?

“Io alla storia degli scontri diretti ci credo zero, dipende dalla forza della squadra che si allena in quel momento. Inzaghi ha fatto bene, in questo momento è su una panchina importante, potrebbe essere la favorita per il campionato. Ha fatto acquisti funzionali, ha perso pochissimo della poca forza rispetto all’anno scorso.”

La mentalità si allena o può essere aumentata inserendo calciatori di carisma?

“Bisognerebbe essere sicuri se hanno capacità di trascinamento. Se ha mentalità, ma all’interno del gruppo fa soltanto il suo, io allora avrò uno di mentalità ma non ho risolto il problema degli altri. Dall’esterno è sempre difficile, uno vede da fuori in campo un calciatore che sembra avere una personalità straripante, ti trovi ad allenarlo e invece non è così.”

Quale duello domani potrebbe essere decisivo?

“Non so nemmeno chi farò giocare io, figuriamoci le scelte dell’Inter. Non mi interessano i duelli. Mi interessa che gli uomini che compongono questo gruppo abbiano la giusta reazione, ci saranno momenti di grande difficoltà, fa parte della partita e della forza dell’avversario.”

Quanto si aspetta da Luiz Felipe?

“Quanto dagli altri, questa è una linea in cui nessuno ho preso il controllo, c’è poca comunicazione, non abbiamo in questo momento chi guida con decisione la linea. Luiz Felipe è uno di questi. Sta facendo il suo compito abbastanza bene, potrebbe elevarsi un po’ a conducente di questa linea, non è semplice, i difensori ora non hanno certezze assolutamente di quello che chiedo io. Senza queste certezze diventa più difficile, aumentando la conoscenza è più facile tirare fuori la personalità.” 

Articolo a cura di Stefano Ghezzi – Sportpress24.com

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